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La fine di un’Avventura

25 Lug

Ogni cosa ha un inizio ed una fine.
Ogni viaggio una partenza ed un arrivo.
E così anche ogni avventura.

La speranza è sempre quella che l’avventura, una volta terminata non lasci solamente l’amaro in bocca per la sua fine, ma che questo gusto sia mescolato alla freschezza delle cose nuove che porterà e alla dolcezza dei bei momenti vissuti.

In tutta onestà non so ancora dirvi quale sia il gusto prevalente, ma da domani su Star TV non troverete più lo spazio dedicato alle nostre rubriche.
Rubriche che abbiamo amato, che ci facevano sentire, nel nostro piccolo utili a qualcuno (nello specifico qualcuno maggiore di 5 anni di età).
In questi mesi ho giocato alla giornalista e mi piaceva.
Grazie a una vera Amica, RobyBerta che si è fidata di me e mi ha invitato a salire a bordo aiutandomi prontamente nel momento del bisogno.
Grazie ad Elena e Sara per aver risposto alle domande di questa novellina alle prime armi.
Grazie a quelli di Voi che mi hanno rivolto i loro complimenti e i loro consigli.

Editoria in crisi, cambio gestione, personale incapacità O.O 😉 …
Chiamatela come volete.
Star Tv continuerà ad uscire in edicola e noi continueremo a vederci qui e non temete: troverò altri modi per fare la… maestrina!! ;-P

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Potevo essere io…

5 Giu

Parlarne non è facile.
Il piccolo Luca non è c’è più e dare la colpa al Padre non lo farà tornare indietro.
Immaginare cosa stanno vivendo quei genitori di Piacenza mi è quasi impossibile.
Non per scarsa empatia ma perché è un dolore talmente grande che la mia mente si rifiuta.
In genere quando sento notizie sconvolgenti su bambini ascolto veloce e non indago oltre: immagazzino e chiudo in un comparto stagno.
Fa troppo male.
Fa male pensare a quel Papà.
Fa male pensare agli attimi in cui si è reso conto che no, dall’asilo non era passato quella mattina, e Luca doveva essere ancora in auto.
Attimi in cui il panico cresce insieme alla speranza.
Una parte di te che spera “Dai non sarà successo nulla…”.
L’altra che si dispera “Oddio e se…”

Fa male pensare “E se fosse successo a me?”.

Un po’ di anni fa lessi un libro di Valentina Furlanetto intitolato “Si fa presto a dire Madre”.

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Narra 13 episodi, reali, riguardanti la vita di alcune Madri.
Alcuni danno speranza, parlano di vita.
Altri purtroppo di morte.
Tra questi ce n’è uno che tratta di Anna una madre che che scorda la sua piccola di 2 anni in auto.
Ricordo che più volte durante la lettura di quella particolare storia ho dovuto singhiozzante riporre il libro con gli occhi colmi di lacrime.
Non potevo leggere oltre, dovevo smettere.
Faceva troppo male.
Piangevo per Anna, piangevo come se io fossi Anna.
Le parole dell’autrice mi avevano fatto vivere per un istante con gli occhi di quella Mamma.
Per la prima volta mi sono resa conto dell’importanza di un istante.
Ho condiviso il racconto col Marito, faticosamente, lottando contro l’istinto di chiudere il libro e dimenticare.
Finito il libro l’ho riposto lontano dagli occhi: troppe emozioni.
Fino a ieri.
Fino alla notizia del piccolo Luca Albanese di Piacenza.

Ho letto molti commenti su Facebook.
Commenti crudi, duri, accusatori verso quel Padre vittima della vita frenetica di tutti i giorni, vittima di se stesso.
Certo è stato lui a dimenticare Luca in auto, ma credo che più che di cori che gridano “Assassimo!” avrebbe bisogno di persone accanto.
Credo che non occorrano le voci degli altri a ricordargli cosa è accaduto.
Lui lo ricorderà per sempre e chissà se riuscirà a perdonarsi.

Forse prima di leggere quel libro avrei giudicato anche io quel genitore ascoltando la notizia.
Avrei liquidato la faccenda con un “A me non potrebbe succedere mai!”.
È più semplice negare, voltare la faccia altrove, dimenticare che mettersi nei panni di quel genitore.
Valentina Furlanetto mi ha fatto capire che non è così semplice.
Tutte potremmo essere Anna, basta un istante.
Tutti potremmo essere Andrea.

Un abbraccio speciale a Luca e ai suoi genitori.
Nella speranza che un giorno possano convivere serenamente con questo atroce ricordo alle spalle.

Baby blues

30 Ott

Sabato ha partorito una ragazza che conosco e come ogni volta mi è ripartito il filmino mentale di quei momenti in cui in sala parto c’eravamo noi (con tanto di occhi lucidi per la commozione eh, roba seria).
Il luuuungo parto indotto della Grande con una fase espulsiva di 3 ore abbondanti (che maaaale il parto indotto) con il Padre attivissimo che aveva rubato il lavoro all’ostetrica (“Vai ora spingi, vai!” “Ehm Amore, ma tu che ne sai?!”).
Il parto non datemi niente questa volta voglio tutto naturale della Media (“No non è ora, sei solo 7 cm!” “Io DEVO spingere!” e 12 minuti dopo era nata! O_O Mai contraddire una partoriente!) con il Marito sbiancato e quasi svenuto perché non pronto a una tale velocità (“Eccola! è nata, 13:22. Vuole un bicchiere d’acqua?” “Sì, grazie” “Veramente parlavamo col Papà, è un po’ pallidino…”).
Il tanto sognato parto in acqua con luce soffusa della Piccola gestito da vera veterana con il Padre foto reporter “Tanto ormai sei esperta, io faccio un filmino!” “Non provarci nemmeno! Fai le foto al massimo” (ora come ora la differenza tra il filmino e le foto in mio possesso non la colgo, ma al momento mi sembrava un’idea migliore e come ho detto prima: mai contraddire una partoriente!).
Di ogni Loro nascita ho un bellissimo ricordo inciso nella mente, ma ricordo anche quel momento tra il secondo e il terzo giorno dopo il parto, quel momento in cui piangeresti anche per la temperatura della minestra, il momento del baby blues!
Ero preparata, lo avevo studiato all’università, sapevo che il crollo degli ormoni dava quella particolare malinconia, sapevo che sarebbe durato poco, ma non immaginavo che fosse così rapida la sua venuta.
Un attimo primo sei beata con la tua cucciola nuova di zecca in braccio e l’attimo dopo, basta un unghia rotta e, complice anche l’impossibilità di una bella dormita, gli occhi si riempiono di lacrime, si aprono i rubinetti e non riesci a fermarli e ti vergogni anche un po’, diciamolo pure, quindi ti affretti a ricomporti mentre senti la vicina di letto che si sta risvegliando o i passi delle infermiere in corridoio.
Con la Grande il fattore scatenante è stata l’analisi per controllare l’ittero, era un po’ giallina, e mi avevano semplicemente informato che se il valore risultava positivo ci avrebbero tenute ricoverate un giorno in più per metterla sotto la lampada, niente di preoccupante eh, ma TAC, quella notizia inaspettata aveva fatto scattare la levetta: malinconia mode ON.
Ho aspettato con ansia che finalmente la Grande potesse fare quel test, ho sudato mentre quell’apparecchio che assomigliava tanto allo spettrometro di massa di CSI analizzava il campione di sangue e quando mi hanno detto “Ok, potete andare a casa oggi, è tutto nella norma” ho capito che anche la risposta inversa non sarebbe stata la fine del mondo come mi era sembrato: malinconia mode OFF!
L’ho razionalizzato ed è passato.
Con la Media ero pronta! Quando ho sentito le lacrime, non ricordo nemmeno più per cosa, le ho lasciate uscire ed è finita lì.
Ma con la Piccola ci sono ricascata! Sono tornata a casa a 22 ore dal parto, di sera, per aiutare il marito con le maggiori.
Prima di dimettermi mi avevano detto che saremmo dovute tornare l’indomani all’alba per lo screening, a casa mi aspettava l’inferno: cena da preparare, caos da “Mamma non c’è approfittiamone”, 3 figlie da ascoltare, coccolare, e io stanca, sanguinante e con solo due braccia.
Sono andata a salutare mia Mamma e le sono scoppiata a piangere in faccia, mi sentivo sopraffatta, mi sentivo in minoranza, ero felice di essere già a casa e al tempo spesso non lo ero, avrei voluto un giorno in più.
Insomma mi sono fatta la mia bella piangiutina, nel frattempo il Marito ha fatto la Cena e riordinato un po’ e il mattino dopo ero carica e pronta ad andare con 2°C (cosaaaaa?!? Pora creatura, ma la congelo!!”) a fare lo screening!
Insomma tutto questo per dire che il baby blues c’è, ti colpisce all’improvviso, a volte si aggrappa a motivi validi, altre a cavolate, ma se lo sappiamo, se lo razionalizziamo, se lo conosciamo sarà più facile affrontarlo e batterlo!

Onda di luce

15 Ott

Io non sono solo Mamma delle mie 3 Donnine.
Io Mamma lo sono anche di 2 Angeli.
Due Angeli che in momenti e modi diversi mi hanno abbandonata spezzandomi il cuore, lasciando un vuoto.
Lo chiamano aborto spontaneo ed è quando il tuo futuro bimbo, ancora gamberetto se ne va trascinato via da un fiume di sangue e tu non puoi far nulla per fermarlo.
Lo chiamano aborto interno, quando tu nemmeno te ne accorgi, perché non c’è il sangue ad avvisarti, semplicemente il cuoricino smette di battere e tu lo saprai solo durante un’ecografia, un’ecografia che ti gelerà il cuore.
Oggi, 15 Ottobre, è la giornata internazionale della consapevolezza della perdita dei bambini e alle 19 ci sarà l’Onda di Luce Globale e anche noi parteciperemo con 2 candeline per ricordare il nostro primo Angelo senza nome e Filippo, il nostro maschietto.
Se la nostra famiglia è quella che è oggi è anche grazie alla loro perdita.
Grazie Angioletti, nel mio cuore c’è un posticino anche per voi.

Ciao Ciao Scuola

14 Ott

Stamattina hanno demolito la mia Scuola Elementare (eh sì, perché quando ci andavo io si chiamava così).
Sono stati costretti, il terremoto aveva fatto troppi danni e non si poteva sistemare.
I miei genitori mi hanno raccontato che un tempo era la vecchia dogana di confine tra stato pontificio e lombardo-veneto; successivamente i nonni del paese narrano che divenne caserma e infine, da più di 100 anni fino al 20 maggio, scuola elementare.
Sono convinta che sia giusto così, era un pericolo per le case vicine in caso di altra scossa; sistemarla sarebbe costato troppo, troppi soldi in un paese di 1200 anime e con una quarantina di bambini.
Sono convinta che per i bambini sia più sicura la “scuola” (3 aule!) prefabbricata antisismica che il comune ha deciso di costruire (si spera) anche se per ora questi studenti sono costretti a fare i pendolari mentre aspettano.
Sono anche consapevole del fatto che non sarebbe stata la scuola delle mie figlie: il prossimo anno ci trasferiremo e la Grande inizierà la scuola primaria nel nuovo paese.
So tutte queste cose e non volevo vedere la demolizione, non lo ritenevo importante per me, ma quando da casa nostra, che dista dalla scuola 100 metri circa, ho sentito il rumore di calcinacci che cadono a terra ho provato qualcosa.
Dovevo vedere.
La Grande e la Media erano già andate con il loro Papà, li ho raggiunti con la Piccola e una volta arrivata là, una volta che ho visto la mia scuola, la scuola di mio padre e di mio nonno, squarciata a metà, nuda, sono arrivate le lacrime.
Non credevo, non volevo vedere, faceva male, perché quello era un pezzo della mia infanzia.
Là ho imparato a leggere e scrivere.
Ricordo ancora i mal di pancia scolastici che mi venivano in prima elementare, quelli per cui la maestra, anche se dubbiosa, chiamava la mamma.
Ricordo la prima interrogazione di storia in terza elementare con la maestra Sonia, non avevo studiato a casa, non avevo ancora capito come funzionasse, ma avevo preso “Brava” perché in classe ero stata attenta.
Ricordo che la maestra Giuliana invece di farci fare educazione motoria ci faceva fare sempre temi, tanti temi, su ogni cosa!
Ricordo l’odore del das usato per fare un porta oggetti per la festa del Papà durante i primi pomeriggi.
Ricordo che il giovedì era diventato il giorno del tempo prolungato e oggi se mi si chiede qual è il giorno che mi sta più antipatico così, di getto, rispondo “Il giovedì”.
Ricordo il gusto del passato di verdure della mensa, lo mangiavo solo là e mi piaceva anche molto.
Ricordo che la maestra Rosanna era davvero bassa, talmente bassa che dalla quarta elementare Chiara, la più alta della classe, era più alta di lei.
Oggi davanti alla scuola in demolizione c’era anche la maestra Rosanna, ci siamo guardate. Cinque anni della mia vita stavano crollando, molti di più della sua; entrambe con gli occhi velati di tristezza.
Dentro le aule si vedevano ancora i disegni dei bambini appesi ai muri che svolazzavano…
Anche la Grande si è un po’ commossa quando mi ha vista triste però non capiva, le ho spiegato che là c’era un pezzo della mia vita e anche se sapevo che la demolizione probabilmente era la cosa giusta il mio cuorino era triste lo stesso.
Cara Grande, quante volte succederà anche a te che la testa e il cuore non vadano dalla stessa parte…
Sono dovuta tornare a casa.
L’ho salutata, la scuola, e me ne sono tornata a casa con il rumore di calcinacci nelle orecchie e un po’ di malinconia nel cuore.
Ciao Scuola…

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Nascere a Mirandola, una scelta naturale

Nascere a Mirandola: una scelta naturale

E se mamma…

Mamme si diventa, ma in fondo al nostro cuore lo siamo sempre state!

Diario di una trimamma

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Mamma 360

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Mamme si diventa, ma in fondo al nostro cuore lo siamo sempre state!

Non chiamarla solitudine, la voce del silenzio

Liriche, incipit di romanzi, perle di (im)probabile saggezza

Robyberta SmileMaker

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L'angolino di Ale

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E voi? Figli niente?

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Ricomincio da quattro

il blog di Adriana

50 sfumature di mamma

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Goligoli.it

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La Terremo-mamma, una mamma terremotata

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io imparo con la felicità

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Marco Bianchi

I Magnifici 20 in Cucina

Ma Che Davvero?

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Blog di cucina di Aria

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Bendix – Il blog di Lia Celi

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1000 Awesome Things

A time-ticking countdown of 1000 awesome things by Neil Pasricha

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