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Un anno fa

20 Mag

Probabilmente i post celebrativi vi avranno stancato.
Forse non capite il nostro volerne scriverne ancora è ancora.
Ci serve per andare avanti.
Ci serve per esorcizzare.
Ci serve per non avere più paura.
Portate pazienza, sopportateci e al limite… Saltate questo post! 😉

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Venerdì 18 maggio, 21:40.
Il Marito è fuori a cena con gli amici.
La Grande è partita per la prima volta con la NonnaSvizzera.
Hai portato la Media a letto al secondo piano, nella Loro cameretta.
La Piccola dorme nel suo lettino al primo piano. È sistemato ai piedi del tuo letto dove tu coricata guardi qualcosa in tv.
Senti un boato, non forte, non duraturo, ma lo senti.
Scrivi un messaggio al Marito, ma non ti preoccupi.
Qui non vengono terremoti forti.

Domenica 20 maggio, 01:13.
Sei rientrata da poco, eri fuori a festeggiare il compleanno di una tua Amica, una di quelle con la A maiuscola, una di quelle che conosci da quando sei nata.
Una Fics, è così che chiamate il vostro quintetto.
Ti sei struccata e pigiamata e ti siedi a Whozzappare con Loro, con le Fics, a ridere ancora un po’.
Inevitabilmente il tuo sghignazzare sveglia il Marito e vi mettete a parlare quando…
bbbrrrmmmm!
“Ancora?! C’è stato anche l’altro ieri…”
“Era fortino questa volta…”
“Che facciamo?”
“Senti andiamo a prendere la Media e portiamola qui a letto con noi, non si sa mai…”
Non lo avevate mai fatto.
Mai.
La Media odia dormire nel lettone, vuole muoversi liberamente e infatti come previsto non è contenta e chiede di tornare nel suo letto al piano superiore.
La convincete.
Non sapete nemmeno voi il perché, ma lo fate.
Per fortuna lo fate.

Domenica 20 maggio, 04:03.
BBBBBBRRRRRRRRMMMMMMMMM!!!
“IL TERREMOTO! FUORI, FUORI FUORIIII!”
Le grida del Marito vi riecheggiano ancora per la testa.
Con un balzo scendete dal letto, tu hai in braccio la Media e tieni una mano sul corpo della Piccola ancora dormiente per proteggerla.
Lui spinge il lettino contro la parete (portante).
Lui ti dice “Dammela dai!” e ti tira un braccio scambiandolo per quello della Media.
“La Piccola!” gridi.
Allora Lui capisce, prende la Media, tu afferri la Piccola e insieme correte giù per le scale verso quel buio di tomba.
Non inciampate, aprite la porta e siete fuori, lontano dalle pareti.
Scalzi, impauriti.
E trema, trema, trema.
“Finirà mai?!” ti chiedi.
Intanto arrivano anche i Nonni, il Marito ti affida anche la Media e corre a prendere le chiavi dell’auto per avere un riparo, una coperta e i cellulari.
“Perché i cellulari?” domandi al suo ritorno, mentre il battito del tuo cuore è chiaramente percettibile a un metro di distanza.
“Perché abbiamo anche un’altra figlia” risponde il Marito.
La Grande, quella che poteva rimanere maggiormente traumatizzata, è là al sicuro in Svizzera.
La Piccola ha quasi 6 mesi e la Media ha 2 anni e 4 mesi.
Andate in macchina, per proteggervi da quell’umidità che si insinua tra le ossa e che vi fa tremare (O forse non tremate per il freddo…) allatti la Piccola, la Media capisce che qualcosa non va.
Cercate di spiegarle.

Lei ricorda ancora.
A volte riproduce il rumore, quel rumore assordante, raccapricciante che sa di profondità e simula col corpo lo sballottamento del terremoto.
“Il tellemoto” dice.

La terra trema ancora e ancora, fai pipì lì fuori accucciata, ma non ti importa: fa così buio che nessuno ti vedrà.
Contattate gli Amici e i parenti, le linee sono un po’ intasate ma stanno tutti bene.
Arriva la mattina.
L’alba è bella,promette bene, vi fa sentire meglio, ma il meteo non prevede nulla di buono.
Il Marito e il Nonno riescono a trasportare nella corte, con l’aiuto di un muletto, un container abbandonato.
Era di un vecchio inquilino. Forzano la serratura.
La Nonna lo lava, sì, lo lava!
È incredibile come la normalità cerchi di insinuarsi in ogni gesto.
Fate colazione lì fuori con quello che arraffate in casa; è anche un bel momento.
Contattate la Grande, tutto bene, non hanno sentito nulla, stanno per prendere il treno per il rientro, saranno a casa per le 15.
Ogni tanto sentite quel boato e subito dopo arriva una scossa.
È micidiale perché non sai mai se sarà una scossa lieve o forte e in quei microsecondi di distacco tra l’inizio del boato e l’arrivo della scossa l’ansia monta e il cuore batte fortissimo.
Arriva la Grande, le spiegate la situazione e poco dopo, alle 15:18, arriva un’altra bella scossa.
Lei stava andando in monopattino in quel momento.
È pietrificata, non sa cosa fare.
“No, non ce la faccio qui!” sbotti.
Non ce la fai davvero, loro sono 3 e tu hai solo due braccia.
L’ansia ti divora.
“Dobbiamo portarle via!”
Così, con una valigia di fortuna, partite per il SolitoMare dove fortunatamente i Nonni hanno una casa.
Il terremoto continuate a immaginarlo.
Per una settimana ogni notte vi svegliate di continuo credendo di sentirlo.
Nel dormiveglia vi pare di ondeggiare.
I passi della Media sulle scale di legno rimbombano in tutta la casa facendovi sobbalzare.
Così come i camioncini che passano lungo la via.
Siete provati, agitati, tesi.
Rivedrai la vostra camera da letto, quella da cui siete fuggiti, solo 2 mesi e mezzo dopo; le bimbe dopo 4.

Poi passano i mesi, 12, un anno, e succede che un tuono ti fa ancora battere il cuore facendoti pensare “il terremoto!”.
Ma le vibrazioni dei camion non ti fregano più.
Succede che la paura non ti limita più totalmente la vita, ma il ricordo c’è ancora.
Sali persino tranquillamente al secondo piano, in quella stanza che era la Loro cameretta, ma che ora funge da deposito.
Sali, ma mentre lo fai controlli che la scala sia sgombra in caso di fuga e porti solo una figlia per volta con te “Non si sa mai…”.

Un anno.
È passato un anno, ma 3 sabati fa, quando il Marito alle 7 inoltrate del mattino, mentre tutti e 5 vi coccolavate nel lettone, ha detto “C’è stato il terremoto!” la Grande è scattata sotto lo stipite della porta.
Non spaventata, non agitata.
Direi piuttosto diligente e organizzata.
Noi ricordiamo, Loro ricordano.

Un anno.
Un anno e un giorno fa reputavo la caratteristica “antisismica” di una casa inutile, un accessorio, una cosa in più.
Ora è il requisito primario.
Un mese fa ridevo leggendo “trombe d’aria” nella polizza dell’auto tra caratteristiche dell’opzione “Eventi atmosferici”.
Ora il tuono non ti ricorda più solo quel terribile boato, ma può voler dire anche qualcos’altro…
Inizi a temere anche il cielo grigio composto da nuvole strane.
Quel cielo che prima ammiravi e immortalavi con uno scatto del tuo telefonino ora ti spaventa.

Ok, Madre Natura, hai vinto tu, lo abbiamo capito: non siamo invincibili.
Abbiamo imparato che le cose di cui sentivamo parlare esistono davvero.
Lo abbiamo provato sulla nostra pelle e ora sappiamo come agire.
Siamo più attenti, preparati, ora però lascia stare.
Perdonaci e fai in modo che ciò che abbiamo imparato non occorra.
Fai in modo che resti solamente un ricordo per favore, non abbiamo bisogno di ulteriori promemoria, grazie!

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Maggio

30 Apr

Sto per andare a dormire,
leggo l’ora: mezzanotte in punto…
Maggio, temuto maggio, sei arrivato.
Stupidamente ti temo, riporti alla mente ricordi sopiti.
La paura, razionalizzata, analizzata, in parte superata, torna a bussare.
E se tornasse…?

Passando davanti alla porta noto lo zainetto della fuga; fingo di non guardarlo.
Fingo che non abbia importanza, che non occorra più, ma so che un bluff: sto già pensando a cosa cambiare al suo interno, a cosa aggiungere, a cosa togliere…
Cerco di pensare alle cose belle che porterai: battesimi, saggi, feste, il primo mare!
Ma in un angolino della mia testa una sola parola, cupa, nera,troneggia.
Fingo di non sentirla, ma lei diventa sempre più grande ricoprendo con la sua oscurità tutti gli altri pensieri: TERREMOTO!.

Ammetterlo, scriverne mi consente di razionalizzare gli eventi.
Parlarne qui fa si che io possa dare sfogo alle mie irrazionali paure permettendomi di osservarle dall’alto, di smascherarle e finalmente, ancora una volta, sconfiggerle.

La felpa in fuga

23 Gen

Erano settimane, anzi mesi, che cercavo quella felpa.
Una delle preferite della Grande, nera con ricamato un grosso orsetto sulla schiena e uno piccolo davanti. Abbinabile ai jeans, ma anche ad una gonnellina (che, inutile sottolinearlo, va per la maggiore).
Ho guardato ovunque.
Nel loro armadio tirando fuori i vestiti: magari era stata piegata male o in mezzo ad un’altra maglia.
Nell’armadio nella loro ex camera usato per i vestiti fuori stagione e per quelli in transito tra una sorella e l’altra.
Nella sacca dei cambi a scuola.
Nel mio armadio e anche in quello del Marito (non si sa mai!).
Nella sacca del passeggino della Piccola.
Nel baule della macchina.
Niente. Nothing. Rien.
La felpa sembrava sparita.
Poi stamattina scendendo le scale ho notato vicino alla porta questo

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Lo zainetto della fuga.
Posizionato lì pronto per essere afferrato durante un’eventuale nuova evacuazione notturna; contiene lo stretto indispensabile per non far sentire freddo, fame o sete, per non sentirsi del tutto persi. Perché la Paura non si può annientare, ma organizzarsi aiuta.
È lì da così tanto tempo che ormai non lo noto più, fa parte dell’arredo.
“Ma vuoi vedere che…”
E infatti la felpa era lì insieme a quelle delle Sorelle, calzini, una coperta, delle salviette, alcuni pannolini, una mini torcia, una bottiglia d’acqua e dei biscotti secchi.
Beh se non altro questa mia totale dimenticanza sta a significare che il terremoto non mi preoccupa più come prima…
O si tratta di rimozione?! O_o

Scaramanzia portami via

13 Nov

Ieri la Grande ed io abbiamo cucinato una torta al cocco, io ho preparato gli ingredienti e lei li ha miscelati insieme.

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(Ok la foto potevo farla ieri sera a torta intatta, ma non ci ho pensato!)

Che c’è di strano?!
Beh è una ricetta presa dal libro “Le ricette dei Magnifici 20” di Marco Bianchi, è un dolce che fa bene alla salute (va beh, dai, diciamo che non fa male), ma ciò che rende questa torta degna di un post è che la prima e ultima volta che seguii una ricetta di un dolce di questo ricettario era stato il 19 maggio.
Da allora non mi sono più azzardata un po’ perché il risultato allora fu pietoso non mi venne molto bene, ma soprattutto perchè, motivo che può sembrare sciocco, quel Plumcake al Grano Saraceno cucinato allora mi ricorda il terremoto.
Quel plumcake che non piacque a nessuno tranne a me lo mangiammo il 20 maggio mattina alle 7 circa nella corte dopo aver passato le ultime tre ore in macchina a domandarci quando e se tutto sarebbe finito; quel plumcake portato fuori durante una missione veloce in casa per recuperare il necessario (ora perché a suo tempo reputai assolutamente necessario portarlo fuori non lo so, forse fare colazione con un dolce casalingo, seppur di dubbio gusto, mi faceva stare più tranquilla) sapeva di incertezze, di domande, di Paura.
E io ieri sera, mentre guardavo la torta al cocco la cui ricetta era presa da quello stesso libro cuocere in forno ho pensato:
“Speriamo non ci porti sfiga!”

Ciao Ciao Scuola

14 Ott

Stamattina hanno demolito la mia Scuola Elementare (eh sì, perché quando ci andavo io si chiamava così).
Sono stati costretti, il terremoto aveva fatto troppi danni e non si poteva sistemare.
I miei genitori mi hanno raccontato che un tempo era la vecchia dogana di confine tra stato pontificio e lombardo-veneto; successivamente i nonni del paese narrano che divenne caserma e infine, da più di 100 anni fino al 20 maggio, scuola elementare.
Sono convinta che sia giusto così, era un pericolo per le case vicine in caso di altra scossa; sistemarla sarebbe costato troppo, troppi soldi in un paese di 1200 anime e con una quarantina di bambini.
Sono convinta che per i bambini sia più sicura la “scuola” (3 aule!) prefabbricata antisismica che il comune ha deciso di costruire (si spera) anche se per ora questi studenti sono costretti a fare i pendolari mentre aspettano.
Sono anche consapevole del fatto che non sarebbe stata la scuola delle mie figlie: il prossimo anno ci trasferiremo e la Grande inizierà la scuola primaria nel nuovo paese.
So tutte queste cose e non volevo vedere la demolizione, non lo ritenevo importante per me, ma quando da casa nostra, che dista dalla scuola 100 metri circa, ho sentito il rumore di calcinacci che cadono a terra ho provato qualcosa.
Dovevo vedere.
La Grande e la Media erano già andate con il loro Papà, li ho raggiunti con la Piccola e una volta arrivata là, una volta che ho visto la mia scuola, la scuola di mio padre e di mio nonno, squarciata a metà, nuda, sono arrivate le lacrime.
Non credevo, non volevo vedere, faceva male, perché quello era un pezzo della mia infanzia.
Là ho imparato a leggere e scrivere.
Ricordo ancora i mal di pancia scolastici che mi venivano in prima elementare, quelli per cui la maestra, anche se dubbiosa, chiamava la mamma.
Ricordo la prima interrogazione di storia in terza elementare con la maestra Sonia, non avevo studiato a casa, non avevo ancora capito come funzionasse, ma avevo preso “Brava” perché in classe ero stata attenta.
Ricordo che la maestra Giuliana invece di farci fare educazione motoria ci faceva fare sempre temi, tanti temi, su ogni cosa!
Ricordo l’odore del das usato per fare un porta oggetti per la festa del Papà durante i primi pomeriggi.
Ricordo che il giovedì era diventato il giorno del tempo prolungato e oggi se mi si chiede qual è il giorno che mi sta più antipatico così, di getto, rispondo “Il giovedì”.
Ricordo il gusto del passato di verdure della mensa, lo mangiavo solo là e mi piaceva anche molto.
Ricordo che la maestra Rosanna era davvero bassa, talmente bassa che dalla quarta elementare Chiara, la più alta della classe, era più alta di lei.
Oggi davanti alla scuola in demolizione c’era anche la maestra Rosanna, ci siamo guardate. Cinque anni della mia vita stavano crollando, molti di più della sua; entrambe con gli occhi velati di tristezza.
Dentro le aule si vedevano ancora i disegni dei bambini appesi ai muri che svolazzavano…
Anche la Grande si è un po’ commossa quando mi ha vista triste però non capiva, le ho spiegato che là c’era un pezzo della mia vita e anche se sapevo che la demolizione probabilmente era la cosa giusta il mio cuorino era triste lo stesso.
Cara Grande, quante volte succederà anche a te che la testa e il cuore non vadano dalla stessa parte…
Sono dovuta tornare a casa.
L’ho salutata, la scuola, e me ne sono tornata a casa con il rumore di calcinacci nelle orecchie e un po’ di malinconia nel cuore.
Ciao Scuola…

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