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Nuovi inizi

20 Set

Lunedì 16 settembre. Ore 6:50.
La sveglia suonerebbe alle 7:00, ma io mi alzo.
Sono talmente eccitata che non riesco nemmeno a pelandreggiare come mio solito!
Oggi la Media inizierà nella nuova scuola d’infanzia e la Grande…. beh, per la Grande sarà il Primo Giorno di Scuola Primaria.
Mi vesto e corro a svegliare le Bimbe.
La Grande scatta seduta sul letto in un lampo, non aspettava altro, e grida con gioia “Sìììììììììì!!!” seguita a ruota dalla Sorella.
Si vestono in un lampo, sono carichissime e corrono giù per la colazione.
La Media è talmente carica (e sbadata come suo solito) che si sporca la maglia accuratamente selezionata per la giornata (prontamente lavata e asciugata col phon!).
La Grande tenta di mettersi il grAmbiulino (“Ma Grande, si dice grEmbiulino!!”) tre volte: prima, durante e subito dopo la colazione.
“No Grande aspetta, devi mangiare/finire/fare pipì prima di mettere il grembiulino!”

Alle 8:00 accompagno la Piccola al nido, torno a casa carico la Media in bici per accompagnarla alla sua scuola.
La Grande inizierà alle 9:00, spero di fare in tempo…
Alle 8:20 siamo dentro e la Media sembra entusiasta della sua nuova scuola e fortunatamente in sezione c’è già la sua amichetta N., conosciuta il giorno prima al parco.
Ci sediamo vicino a N. e la Media vuole che leggo loro un libro: sceglie “Clotilde generosa”, lo abbiamo anche Noi a casa ed è lo stesso che ho letto a Lei e alle sue Sorelle ieri sera prima di dormire.
La maestra sa che voglio partecipare all’ingresso della Grande così alle 8:50 mi fa salutare la Media.

È brava la mia Donnina, Lei sa.
Ci abbracciamo e intanto Lei sorridendo fa uno dei suoi suoni della vergogna, quelli che fa quando è in imbarazzo “Gnè”.

Quanti cuori ruberai? Quanti occhi si perderanno nel profondo dei tuoi caldi occhi marroni?
Ogni volta sei una sorpresa.
Timida, ma forte. Così coccolona e allo stesso tempo riservata.

Ci salutiamo e il suo buchino è ancora là, sulla guancia, così profondo che vien voglia di toccarlo.

Fortunatamente le scuole sono praticamente attaccate e in un battibaleno sono davanti alla scuola Primaria.

E la vedo.

La Grande.

Là vicina al suo Papà, emozionata.
Fa ciao con la mano alle bimbe che ha conosciuto in piscina e che fortunatamente saranno in classe con Lei, ma non va da loro.
È tesa, ma felice.
Vuole stare tra me ed il Marito, al sicuro.
Ultimi attimi nel Nido prima di spiccare il volo.
La convinco a fare una foto con le Amichette, poi arriva Lui, L., anche lui suo compagno di classe e pian piano Lei si sta lasciando andare.
Finalmente si apre il cancello, un sorriso le inonda il viso, si può entrare.
Battibecchi tra genitori sconosciuti accompagnano il nostro ingresso (parolacce e polemiche davanti ai bimbi?! ma per favore!), ma Lei per fortuna non sente, la sua testolina è altrove.
Varcando la soglia la osservo: è grande accidenti.
Le lacrime iniziano a sgorgare e fatico a trattenere i singhiozzi, ma Lei non mi vede, perché il Marito mi fulmina con lo sguardo indicandola.
Ha ragione, le renderei il tutto più difficile, ma quanto è faticoso lasciarle andare.
Cerchiamo la classe arancione e lì conosce finalmente le sue Maestre.
Con quella di matematica c’è feeling, la cosa promette bene.
Sceglie il banco: prima fila, vuole imparare in fretta!
Arriva in classe anche L. e si siede nel banco vicino al suo.
Ci guarda contenta.
Ascolta attenta ciò che le dice la maestra.

Sei così bella lì composta, col tuo grembiulino.
Ieri sera hai chiesto se tua Sorella poteva venire a scuola con te, se potevamo domandare alle maestre.
Così indipendente, ma così bisognosa…

Ci guarda e dice “Dai, andate via!”
Fosse facile!
Scambiamo due parole con la Maestra e usciamo.

Ti lasciamo lì, in quel mondo di cui noi non faremo parte.
Avrai i tuoi amici, scherzerai, giocherai, imparerai.
Sarai in ansia, avrai paura e dovrai affrontarlo da sola, senza di Noi.
Saremo pronti ad abbracciarti al tuo rientro, ascolteremo i tuoi dubbi, ma dovrai cavartela da sola.
La corda che ci lega si sta allungando sempre di più e che fatica accettarlo.

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Simpatico Burlone

10 Set

Ore 8:05.
Salotto della Casetta Verde.
Colazione.
Guest Star: la ZiaTeen che ormai vive con Noi per fare appunto la Zia mentre la Madre è impegnata nell’inserimento al Nido della Piccola.
“Ciao a TuttE (perché si sa: nella nostra famiglia il Marito può permettersi di usare sempre il femminile!), io vado a lavorare.”
Baci a te, baci a me, baci a Loro.
“Mi raccomando, ricordati, alle 12:10 vieni davanti all’asilo della Piccola che andiamo a prenderla insieme”
“Ricordamelo!”

Ore 11:40.
Bagno al Primo Piano della Casetta Verde.
Madre con capelli arruffati, scalza, grondante di sudore è dentro la vasca/doccia.
Vestita.
Potrebbe sembrare pazza, ma in realtà sta approfittando dell’assenza della Piccola kamikaze e della presenza della televisiva ZiaTeen che intrattiene le Maggiori a suon di film Disney e/o Classici e/o HarryPotteriani “Che è tutta cultura cinematografica!” per immergersi in uno dei suoi raptus puliscituttopuliscituttopuliscitutto.
“Che ore sonooooooooo?” urla la pazza Madre dal piano superiore.
I guanti da razdora le coprono l’orologio.
“Mezzogiorno meno ventiiiiiii!” risponde la ZiaTeen
“Manda un messaggio al Marito e scrivi 12:10 asilo!”
“Cheeeee?”
“”Manda un messaggio al Marito e scrivi 12:10 asiloooooooo!”
“Ah, okkeiiiiiiii”

Ore 11:57
Tanananana Tanananana Tanananana suona il telefono della Madre, è il Marito.
“Ma senti sono davanti alla scuola marrone, quella della Media, perché il Nido è qui dietro vero? Ma non c’è nessuno!”
La Madre conosce i suoi polli, il Marito la sta prendendo per il culo sta scherzando “Dai, piantala di fare l’asino! Sei in anticipo! Aspettami, arrivo anche io, entriamo insieme.”
La Madre cerca di ricomporsi e si fionda in macchina quando Tanananana Tanananana Tanananana.
È sempre il Marito.
“Cosa c’è?”
“Ma dov’è l’entrata, non vedo nessuno!”
“Dai, piantala!”
“No davvero, dov’è?”
“Ma dove sei??”
“Dalla scuola gialla di via G., il Nido mica è qui dietro?!”

Certo, il Nido è là dietro, ma la Moglie aveva già spiegato al Marito passando davanti alla struttura due settimane or sono che nonostante la Scuola della Piccola si potesse scorgere da via G. l’entrata del Nido era sul retro, mentre quella che dava su via G. era della scuola d’Infanzia.
Aveva anche costretto il Marito a passare nella via giusta e richiamando la sua attenzione aveva detto “Stai attento ora che se la devi andare a prendere tu… Ecco, la scuola è là, visto?” ottenendo anche un “sì sì” come risposta.

“Sì, la scuola è lì, ma devi fare il giro! Si entra dall’altra via, ricordi?? Te l’ho mostrato…ci siamo passati davanti…”
“Ahhhhhhhh! Ora ricordo…Volevo scherzare e alla fine ho sbagliato davvero!”
-_-

Festeggiando

7 Giu

Ieri c’è stata la festa di fine anno alla scuola dell’infanzia delle Maggiori.
La prima per la Media che frequenta il primo anno, ma anche la prima per la Grande!
Durante il suo primo anno infatti eravamo in vacanza, e nel secondo… beh, l’anno scorso c’è stato il terremoto.
I Bambini hanno recitato Il Mago di Oz.
La Grande, carica come una mina, era Dorothy Gale (dal Kansas eh!).

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La Media faceva parte del popolo dei Ghiottoni.
Si deve essere immedesimata davvero molto nel ruolo perché durante il buffet finale continuava ad attingere dal vassoio delle pizzette O.o!

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A seguire i Bambini si sono cimentati in un percorso atletico a coppie con tanto di telecronaca degna di Bruno Pizzul.
Ma roba seria: slalom veloce tra gli ostacoli, saltelli nei cerchi, rotolate a terra, passaggi a terra di palla, tentativi di passaggi aerei e i temutissimi, raso terra altissimi ostacoli da saltare!

Poi per ultimo il momento tanto atteso. Quello per cui il Marito ed io ci emozionavamo al sol pensiero.
Quello che ogni genitore sogna per il proprio figlio: la consegna del diploma!

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Ho pianto ragionevolmente poco tutto sommato anche perché avevo già dato a casa.

È grande davvero!
Ricordo il primo giorno, quando la fotografai con i leggins a righe e la giacca a vento viola.
Tre anni di scuola dell’infanzia.
E ora è una signorina e il prossimo anno ci aspetta la Scuola Primaria.

A incrementare il momento lacrimoso tanti pensieri.
Questo è stato l’unico anno in cui sono state nella stessa sezione.

L’unico anno insieme.

Ed il prossimo tutto sarà diverso: il paese, le scuole, gli amichetti, la casa…

Crescono ogni giorno di più, le cose cambiano e con esse i Loro bisogni.
Noi Le osserviamo a volte stremati, a volte affascinati.

È strano essere Genitore.
Vi sono attimi in cui vorresti vederle grandi, sapere cosa diventeranno, chi ameranno.
Altri in cui vorresti congelare il tempo, averle sempre così, bambine.

“Prima Primaria!” “Ammesso! Il prossimo”

1 Feb

Dopo averne parlato tanto fra di Noi (e con chiunque mi capitasse a tiro) stamattina l’ho fatto!
Ho iscritto la Grande in Prima Primaria come anticipataria.
Lo so, non si può proprio sentire Prima Primaria (d’ora in avanti PP)! Sembra uno scioglilingua.
Il Marito ed io siamo sempre stati favorevoli all’idea di mandarla a scuola l’anno prima se il suo livello di attenzione lo avesse consentito e iniziando già la scuola dell’infanzia come anticipataria poi il percorso ci è sembrato naturale.
Il problema è che a differenza dell’attuale paesino dove ti supplicano di iscriverli prima per non far chiudere la scuola nella nostra nuova città gli anticipatari non sono ben visti.
La Direttrice alla riunione informativa lo ha fatto capire cazziando ribadendo ai genitori l’importanza dell’opinione delle maestre della scuola dell’infanzia in questa scelta che non va presa alla leggera (dove la parola genitori sta per MammAlessia visto che ero l’unica madre di anticipatari presente!).
In realtà lo posso capire, là le scuole dell’infanzia sono divise per classi omogenee (grandi, mezzani e piccoli), non miste, e hanno una luuuuunga lista d’attesa, quindi gli anticipatari, inutile sottolinearlo, non entrano di sicuro.
Iscriverli l’anno prima in PP significa dunque far loro saltare l’anno da grandi, iscriverli da mezzani, senza che abbiano seguito tutte le attività di prescrittura previste nell’ultimo anno.
Alle Primarie d’altro canto sono obbligati ad accettarli, non ci sono liste d’attesa, se il genitore li iscrive sono tenuti a trovare un posto per quei bambini essendo scuola dell’obbligo, quindi il rischio è di trovarsi alunni assolutamente impreparati alla mole di lavoro, di impegno e costanza che la PP richiede e che necessitano dunque di più attenzioni (per le quali non c’è né tempo né personale).
Ecco, notare questa avversione mi ha un po’ destabilizzato.
L’opinione delle maestre della scuola dell’infanzia l’avevamo già chiesta e si sono mostrate favorevoli: anche per loro avendo la Grande frequentato 3 anni pieni di scuola dell’infanzia con quest’anno concluderebbe il suo ciclo.
Nonostante quindi la mia coscienza sia a posto quel detto non detto alla riunione che lasciava trasparire la loro opposizione mi dà da fare perché non vorrei si ripercuotesse sulla Grande.
Insomma se sei additato come anticipatario e la parola viene associata a qualcosa di negativo non la vivi molto bene, no?
Ecco, lo sapevo! Prima Primaria non è un comune nome e nemmeno un semplice scioglilingua!
È la prova d’ingresso per gli anticipatari, per vedere se potranno avere accesso al mondo della PP o dovranno rimanere relegati all’infanzia un altro anno.
Già mi immagino la scena.
Primo giorno di scuola, tutti i bambini sono nell’atrio.
La Direttrice:
“Tu, bimbo biondo lentigginoso, vieni qui!”
“Si…”
“Prova a dire: Prima Primaria!”
“Prima PrimaLia”
“Ah, sbagliato! Lo sapevo, non sei pronto! Tornatene alla materna!”
So già che quest’incubo mi accompagnerà fino a settembre inoltrato…

Ciao Ciao Scuola

14 Ott

Stamattina hanno demolito la mia Scuola Elementare (eh sì, perché quando ci andavo io si chiamava così).
Sono stati costretti, il terremoto aveva fatto troppi danni e non si poteva sistemare.
I miei genitori mi hanno raccontato che un tempo era la vecchia dogana di confine tra stato pontificio e lombardo-veneto; successivamente i nonni del paese narrano che divenne caserma e infine, da più di 100 anni fino al 20 maggio, scuola elementare.
Sono convinta che sia giusto così, era un pericolo per le case vicine in caso di altra scossa; sistemarla sarebbe costato troppo, troppi soldi in un paese di 1200 anime e con una quarantina di bambini.
Sono convinta che per i bambini sia più sicura la “scuola” (3 aule!) prefabbricata antisismica che il comune ha deciso di costruire (si spera) anche se per ora questi studenti sono costretti a fare i pendolari mentre aspettano.
Sono anche consapevole del fatto che non sarebbe stata la scuola delle mie figlie: il prossimo anno ci trasferiremo e la Grande inizierà la scuola primaria nel nuovo paese.
So tutte queste cose e non volevo vedere la demolizione, non lo ritenevo importante per me, ma quando da casa nostra, che dista dalla scuola 100 metri circa, ho sentito il rumore di calcinacci che cadono a terra ho provato qualcosa.
Dovevo vedere.
La Grande e la Media erano già andate con il loro Papà, li ho raggiunti con la Piccola e una volta arrivata là, una volta che ho visto la mia scuola, la scuola di mio padre e di mio nonno, squarciata a metà, nuda, sono arrivate le lacrime.
Non credevo, non volevo vedere, faceva male, perché quello era un pezzo della mia infanzia.
Là ho imparato a leggere e scrivere.
Ricordo ancora i mal di pancia scolastici che mi venivano in prima elementare, quelli per cui la maestra, anche se dubbiosa, chiamava la mamma.
Ricordo la prima interrogazione di storia in terza elementare con la maestra Sonia, non avevo studiato a casa, non avevo ancora capito come funzionasse, ma avevo preso “Brava” perché in classe ero stata attenta.
Ricordo che la maestra Giuliana invece di farci fare educazione motoria ci faceva fare sempre temi, tanti temi, su ogni cosa!
Ricordo l’odore del das usato per fare un porta oggetti per la festa del Papà durante i primi pomeriggi.
Ricordo che il giovedì era diventato il giorno del tempo prolungato e oggi se mi si chiede qual è il giorno che mi sta più antipatico così, di getto, rispondo “Il giovedì”.
Ricordo il gusto del passato di verdure della mensa, lo mangiavo solo là e mi piaceva anche molto.
Ricordo che la maestra Rosanna era davvero bassa, talmente bassa che dalla quarta elementare Chiara, la più alta della classe, era più alta di lei.
Oggi davanti alla scuola in demolizione c’era anche la maestra Rosanna, ci siamo guardate. Cinque anni della mia vita stavano crollando, molti di più della sua; entrambe con gli occhi velati di tristezza.
Dentro le aule si vedevano ancora i disegni dei bambini appesi ai muri che svolazzavano…
Anche la Grande si è un po’ commossa quando mi ha vista triste però non capiva, le ho spiegato che là c’era un pezzo della mia vita e anche se sapevo che la demolizione probabilmente era la cosa giusta il mio cuorino era triste lo stesso.
Cara Grande, quante volte succederà anche a te che la testa e il cuore non vadano dalla stessa parte…
Sono dovuta tornare a casa.
L’ho salutata, la scuola, e me ne sono tornata a casa con il rumore di calcinacci nelle orecchie e un po’ di malinconia nel cuore.
Ciao Scuola…

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Scuola: le sorprese non finiscono mai

4 Ott

Ecco il 24 inizio scuola materna, pardon, dell’infanzia, con una settimana di ritardo causa adeguamenti strutturali dopo il terremoto (perché si sa, dal 20 maggio ad oggi mica ci sono stati 4 mesi per fare i lavori…facciamoli all’ultimo e lasciamo l’ebrezza ai genitori di non sapere fino a 2 giorni prima quando inizierà la scuola!); quest’anno inizia anche la Media, ma come anticipataria (è di gennaio), nessun problema mi dissero a febbraio al momento dell’iscrizione (nota bene, loro mi mandarono a casa una lettera informativa che diceva che essendo nata prima del 30 aprile potevo già iscriverla, allora perché no, è pure con la sorella!).
Ma, perché in ogni storia che si rispetti c’è un “ma”, 2 giorni prima dell’inizio dell’anno alla riunione di inizio la maestra con nonchalance mi dice “Ah, probabilmente la Media dovrà iniziare a gennaio al compimento dei 3 anni” COSA?!?
E me lo dici 2 giorni prima?? NO, NO, NO!
Io ho bisogno della scuola, sono 4 mesi che le ho a casa con me, ed è vero che “me le sono fatta e me le tengo”, ma mica credevo che le estati sarebbero state così lunghe e solitarie! Nessuno mi aveva informato che un terremoto mi avrebbe guastato i programmi! Come dite? “Se leggevo l’asterisco in fondo al contratto di genitore, quello scritto in microscopico avrei scoperto che gli imprevisti con un figlio, figurati con 3, sono all’ordine del giorno, astenersi maniaci del controllo?? Ah!”
Chiamo inviperita la segreteria di sabato mattina (che queste notizie mica possono dartele ad orari lavorativi normali, se no hai diritto di replica e non vale) dopo aver cercato in internet le leggi di riferimento, cito date, anni, modifiche e precedenti (tra cui la Grande che è di febbraio!) e ricordo loro che all’atto dell’iscrizione mi risposero “Certo signora, nessun problema, inizierà a settembre” (promemoria: ricordarsi di portare un registratore audio alle prossime iscrizioni scolastiche).
La segretaria ascolta e subisce la mia sfuriata stile soap opera senza fiatare (che classe, davvero) e risponde calma e gentilissima (ecco, ora mi sento uno schifo per averli insultati!) che la preside non c’è, quindi il lunedì la Media non avrebbe potuto iniziare, ma mi avrebbe richiamato il prima possibile per darmi notizie.
Lunedì accompagno la Grande a scuola e al ritorno mi dicono che il giorno dopo la Media può iniziare (ola per me ragazzi!). Inserimento durato…2 minuti? Con la Grande si sente al sicuro e già dopo 2 giorni me la tengono per pranzo!
A casa un bel pranzetto a 3 “Amore, ma ti ricordi quando eravamo solo così? Solo noi 2 e una nana?” “Ma chi?? Noi?? Ma va, mai successo, guarda che ti sbagli!”, le andiamo a prendere nella stessa scuola, loro cariche e io più rilassata..Ah! Che pacchia!
ALT! ERRORE! ABBASSAMENTO LIVELLI DI ATTENZIONE! CATACLISMA DIETRO L’ANGOLO!
Notte da incubo, la Piccola si ammala e fa una nottata in bianco (io con lei ovviamente) causa mega raffreddore e febbriciattola seguiti a ruota da asma come solito: e via con gli aerosol!
Le altre 2 la seguono a ruota e io pure e fu così che da lunedì loro sono a casa malate e io ho la goccia perenne al naso…
Ma questo è tutto un altro post…

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A time-ticking countdown of 1000 awesome things by Neil Pasricha

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