Tag Archives: ricordi

Scaramanzia portami via

13 Nov

Ieri la Grande ed io abbiamo cucinato una torta al cocco, io ho preparato gli ingredienti e lei li ha miscelati insieme.

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(Ok la foto potevo farla ieri sera a torta intatta, ma non ci ho pensato!)

Che c’è di strano?!
Beh è una ricetta presa dal libro “Le ricette dei Magnifici 20” di Marco Bianchi, è un dolce che fa bene alla salute (va beh, dai, diciamo che non fa male), ma ciò che rende questa torta degna di un post è che la prima e ultima volta che seguii una ricetta di un dolce di questo ricettario era stato il 19 maggio.
Da allora non mi sono più azzardata un po’ perché il risultato allora fu pietoso non mi venne molto bene, ma soprattutto perchè, motivo che può sembrare sciocco, quel Plumcake al Grano Saraceno cucinato allora mi ricorda il terremoto.
Quel plumcake che non piacque a nessuno tranne a me lo mangiammo il 20 maggio mattina alle 7 circa nella corte dopo aver passato le ultime tre ore in macchina a domandarci quando e se tutto sarebbe finito; quel plumcake portato fuori durante una missione veloce in casa per recuperare il necessario (ora perché a suo tempo reputai assolutamente necessario portarlo fuori non lo so, forse fare colazione con un dolce casalingo, seppur di dubbio gusto, mi faceva stare più tranquilla) sapeva di incertezze, di domande, di Paura.
E io ieri sera, mentre guardavo la torta al cocco la cui ricetta era presa da quello stesso libro cuocere in forno ho pensato:
“Speriamo non ci porti sfiga!”

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Baby blues

30 Ott

Sabato ha partorito una ragazza che conosco e come ogni volta mi è ripartito il filmino mentale di quei momenti in cui in sala parto c’eravamo noi (con tanto di occhi lucidi per la commozione eh, roba seria).
Il luuuungo parto indotto della Grande con una fase espulsiva di 3 ore abbondanti (che maaaale il parto indotto) con il Padre attivissimo che aveva rubato il lavoro all’ostetrica (“Vai ora spingi, vai!” “Ehm Amore, ma tu che ne sai?!”).
Il parto non datemi niente questa volta voglio tutto naturale della Media (“No non è ora, sei solo 7 cm!” “Io DEVO spingere!” e 12 minuti dopo era nata! O_O Mai contraddire una partoriente!) con il Marito sbiancato e quasi svenuto perché non pronto a una tale velocità (“Eccola! è nata, 13:22. Vuole un bicchiere d’acqua?” “Sì, grazie” “Veramente parlavamo col Papà, è un po’ pallidino…”).
Il tanto sognato parto in acqua con luce soffusa della Piccola gestito da vera veterana con il Padre foto reporter “Tanto ormai sei esperta, io faccio un filmino!” “Non provarci nemmeno! Fai le foto al massimo” (ora come ora la differenza tra il filmino e le foto in mio possesso non la colgo, ma al momento mi sembrava un’idea migliore e come ho detto prima: mai contraddire una partoriente!).
Di ogni Loro nascita ho un bellissimo ricordo inciso nella mente, ma ricordo anche quel momento tra il secondo e il terzo giorno dopo il parto, quel momento in cui piangeresti anche per la temperatura della minestra, il momento del baby blues!
Ero preparata, lo avevo studiato all’università, sapevo che il crollo degli ormoni dava quella particolare malinconia, sapevo che sarebbe durato poco, ma non immaginavo che fosse così rapida la sua venuta.
Un attimo primo sei beata con la tua cucciola nuova di zecca in braccio e l’attimo dopo, basta un unghia rotta e, complice anche l’impossibilità di una bella dormita, gli occhi si riempiono di lacrime, si aprono i rubinetti e non riesci a fermarli e ti vergogni anche un po’, diciamolo pure, quindi ti affretti a ricomporti mentre senti la vicina di letto che si sta risvegliando o i passi delle infermiere in corridoio.
Con la Grande il fattore scatenante è stata l’analisi per controllare l’ittero, era un po’ giallina, e mi avevano semplicemente informato che se il valore risultava positivo ci avrebbero tenute ricoverate un giorno in più per metterla sotto la lampada, niente di preoccupante eh, ma TAC, quella notizia inaspettata aveva fatto scattare la levetta: malinconia mode ON.
Ho aspettato con ansia che finalmente la Grande potesse fare quel test, ho sudato mentre quell’apparecchio che assomigliava tanto allo spettrometro di massa di CSI analizzava il campione di sangue e quando mi hanno detto “Ok, potete andare a casa oggi, è tutto nella norma” ho capito che anche la risposta inversa non sarebbe stata la fine del mondo come mi era sembrato: malinconia mode OFF!
L’ho razionalizzato ed è passato.
Con la Media ero pronta! Quando ho sentito le lacrime, non ricordo nemmeno più per cosa, le ho lasciate uscire ed è finita lì.
Ma con la Piccola ci sono ricascata! Sono tornata a casa a 22 ore dal parto, di sera, per aiutare il marito con le maggiori.
Prima di dimettermi mi avevano detto che saremmo dovute tornare l’indomani all’alba per lo screening, a casa mi aspettava l’inferno: cena da preparare, caos da “Mamma non c’è approfittiamone”, 3 figlie da ascoltare, coccolare, e io stanca, sanguinante e con solo due braccia.
Sono andata a salutare mia Mamma e le sono scoppiata a piangere in faccia, mi sentivo sopraffatta, mi sentivo in minoranza, ero felice di essere già a casa e al tempo spesso non lo ero, avrei voluto un giorno in più.
Insomma mi sono fatta la mia bella piangiutina, nel frattempo il Marito ha fatto la Cena e riordinato un po’ e il mattino dopo ero carica e pronta ad andare con 2°C (cosaaaaa?!? Pora creatura, ma la congelo!!”) a fare lo screening!
Insomma tutto questo per dire che il baby blues c’è, ti colpisce all’improvviso, a volte si aggrappa a motivi validi, altre a cavolate, ma se lo sappiamo, se lo razionalizziamo, se lo conosciamo sarà più facile affrontarlo e batterlo!

La Piccola

24 Ott

piccola
Ebbene sì, oggi parlerò della Piccola.
Occhi indefiniti nonostante abbia ormai 11 mesi: grigi per lo più, ma con delle leggere sfumature marroni all’interno; sfumature che abbiamo potuto notare solo attraverso una fotografia (questo rende bene l’idea di quanto stia ferma…).
La gravidanza della Piccola è stata perfetta, sono ingrassata 9 chili solamente e anche il giorno prima del parto caricavo entrambe le sorelle in braccio facendo tranquillamente le scale senza lasciarci un polmone.
É nata in acqua, un bellissimo parto; ricordo ancora che appena me l’hanno mostrata aveva gli occhi chiusi e le sue ciglia erano così lunghe che bagnate le vedevi chiaramente appiccicate alla guancia diafana.
Quando me l’hanno portata in camera asciutta aveva tanti capelli scuri, lunghi per essere una neo-neonata e drittissimi in piedi sul capo e come i capelli anche le sopracciglia sembravano elettrizzate.
Ad oggi può vantare già due tagli di capelli dopo i quali è diventata castana chiara.
Subito torturata amata dalle sorelle che con lei volevano giocare alle mammine; ammalata dopo 11 giorni di vita.
Tutto sommato brava, ma non una bambola è diventata sempre più decisa, sempre sorridente, anche quando i sibili dell’asma non le davano pace riusciva a ridere durante le visite con la pediatra.
Mai stata ferma, mai amato la sdraietta e capace di andare in apnea durante il pianto, tanto da arrivare ad un episodio di spasmo affettivo (quelli che simpaticamente ti bloccano il respiro e ti fanno sembrare stecchito per intenderci).
Il suo divezzamento è avvenuto una settimana dopo il terremoto, ma questo non le ha guastato l’appetito, in compenso l’esilio che ne è conseguito l’ha portata ad essere la più mammona tra le figlie.
Sorride agli altri, ma piange appena provano a prenderla in braccio.
Vuole camminare, ma non sa farlo da sola.
Chiama le sorelle “Ata” e “Tzi” da un po’ di tempo, saluta dicendo “Tàtà” o quando è in buona “Tàtao”, quando vede la pappa inizia a dire “am am am” e “pappapa”, imita il verso di Scarli e lunedì per la prima volta quando si è svegliata e si è alzata in piedi nel suo lettino ha usato le sillabe “Mamma” e “Papà” non per sentire la sua voce, ma per chiamarci.

Ciao Ciao Scuola

14 Ott

Stamattina hanno demolito la mia Scuola Elementare (eh sì, perché quando ci andavo io si chiamava così).
Sono stati costretti, il terremoto aveva fatto troppi danni e non si poteva sistemare.
I miei genitori mi hanno raccontato che un tempo era la vecchia dogana di confine tra stato pontificio e lombardo-veneto; successivamente i nonni del paese narrano che divenne caserma e infine, da più di 100 anni fino al 20 maggio, scuola elementare.
Sono convinta che sia giusto così, era un pericolo per le case vicine in caso di altra scossa; sistemarla sarebbe costato troppo, troppi soldi in un paese di 1200 anime e con una quarantina di bambini.
Sono convinta che per i bambini sia più sicura la “scuola” (3 aule!) prefabbricata antisismica che il comune ha deciso di costruire (si spera) anche se per ora questi studenti sono costretti a fare i pendolari mentre aspettano.
Sono anche consapevole del fatto che non sarebbe stata la scuola delle mie figlie: il prossimo anno ci trasferiremo e la Grande inizierà la scuola primaria nel nuovo paese.
So tutte queste cose e non volevo vedere la demolizione, non lo ritenevo importante per me, ma quando da casa nostra, che dista dalla scuola 100 metri circa, ho sentito il rumore di calcinacci che cadono a terra ho provato qualcosa.
Dovevo vedere.
La Grande e la Media erano già andate con il loro Papà, li ho raggiunti con la Piccola e una volta arrivata là, una volta che ho visto la mia scuola, la scuola di mio padre e di mio nonno, squarciata a metà, nuda, sono arrivate le lacrime.
Non credevo, non volevo vedere, faceva male, perché quello era un pezzo della mia infanzia.
Là ho imparato a leggere e scrivere.
Ricordo ancora i mal di pancia scolastici che mi venivano in prima elementare, quelli per cui la maestra, anche se dubbiosa, chiamava la mamma.
Ricordo la prima interrogazione di storia in terza elementare con la maestra Sonia, non avevo studiato a casa, non avevo ancora capito come funzionasse, ma avevo preso “Brava” perché in classe ero stata attenta.
Ricordo che la maestra Giuliana invece di farci fare educazione motoria ci faceva fare sempre temi, tanti temi, su ogni cosa!
Ricordo l’odore del das usato per fare un porta oggetti per la festa del Papà durante i primi pomeriggi.
Ricordo che il giovedì era diventato il giorno del tempo prolungato e oggi se mi si chiede qual è il giorno che mi sta più antipatico così, di getto, rispondo “Il giovedì”.
Ricordo il gusto del passato di verdure della mensa, lo mangiavo solo là e mi piaceva anche molto.
Ricordo che la maestra Rosanna era davvero bassa, talmente bassa che dalla quarta elementare Chiara, la più alta della classe, era più alta di lei.
Oggi davanti alla scuola in demolizione c’era anche la maestra Rosanna, ci siamo guardate. Cinque anni della mia vita stavano crollando, molti di più della sua; entrambe con gli occhi velati di tristezza.
Dentro le aule si vedevano ancora i disegni dei bambini appesi ai muri che svolazzavano…
Anche la Grande si è un po’ commossa quando mi ha vista triste però non capiva, le ho spiegato che là c’era un pezzo della mia vita e anche se sapevo che la demolizione probabilmente era la cosa giusta il mio cuorino era triste lo stesso.
Cara Grande, quante volte succederà anche a te che la testa e il cuore non vadano dalla stessa parte…
Sono dovuta tornare a casa.
L’ho salutata, la scuola, e me ne sono tornata a casa con il rumore di calcinacci nelle orecchie e un po’ di malinconia nel cuore.
Ciao Scuola…

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Oggi so

9 Ott

Ecco, lo confesso, io sono una di quelle che Mamma lo è sempre voluta diventare, mi sono sempre sentita tale, con gli amici, con i fidanzati…
Sono una che adorava “Una Mamma per Amica” e diciamocelo pure, una parte di me sognava di essere lei.
Non ho mai avuto paura della maternità, l’ho sempre immaginata come naturale per me.
E in effetti così è stato, quando il test fu positivo quella prima volta le mie paure erano molte (ma come farò con l’università?? e la psicologa! farò mai la psicologa?! e dove vivremo adesso?? e i soldi?), ma nessuna c’entrava con quell’esserino che cresceva dentro di me, anzi da quel punto di vista sentivo che tutto era perfetto.
Le mie paure erano razionali, oggettive, un po’ imposte dalla società, ma io ero su un altro pianeta ed ero Felice.
Terribilmente, innegabilmente, Felice.
Ho letto tantissime cose durante l’attesa sulla gravidanza e sui bambini, ma non per insicurezza nelle mie capacità, mi fidavo ciecamente del mio istinto, ma perché volevo essere Mamma, con la maiuscola, volevo dare il meglio alle mie figlie (e ormai posso usare il femminile, che tanto si sa, i pistolini non fanno per noi!).
Quando è nata la Grande io ero totalmente a mio agio con lei, mi sentivo al posto giusto al momento giusto; quando le madri a fianco a me storcevano in naso quando rispondevo alla fatidica domanda “Quanti anni hai?” (ne avevo 23 e mezzo se lo volete sapere) o quando in giro sentivo dire “‘Arda, ‘na putina co’ la so putina” (trad. “Guarda una bambina con la sua bambina”) io mi offendevo. Sì, mi offendevo!
Mi sentivo capace e non capivo perché l’età doveva valere di più delle mie azioni!
Ricordo che mia suocera vedendomi dopo il parto con la mia bambina tra le braccia disse stupita della mia tranquillità “Sembra che sia sempre stata mamma” ed è vero, io mi sentivo proprio così.
Per me crescere la Grande è stato facile, facevamo tutto insieme, la portavo ovunque.
Non ricordo nessun dubbio, ho sempre saputo cosa fare, ero davvero sintonizzata con lei.
Non mi sono mai sentita in gabbia e sinceramente non capivo affatto le madri che dicevano il contrario.

Poi è arrivata la Media, la malattia perenne e con essa la segregazione!
E lì ho iniziato a capire quelle mamme. 😉
Con la Piccola non parliamone, apoteosi dell’esilio, e con esso la voglia di una valvola di sfogo.

Oggi non mi sento sicura come allora, i bisogni della Grande sono cambiati, tra di noi c’è una sorta di competizione (ma si può parlare di competizione con una 4enne?!?) e le mie paure ora sono legate alla loro educazione, a ciò che stiamo dando loro, ai modelli che rappresentiamo.
Oggi ogni tanto per essere felice sento il bisogno di essere ME, non solo Noi, non solo Mamma, ma solo ME e mi accorgo che quando sono Me, la Grande mi guarda con occhi diversi, occhi di ammirazione, e questo mi piace.
Oggi so che quella sensazione di onnipotenza che provavo purtroppo non è perenne, che ogni tanto la voglia di scappare anche solo a fare la spesa viene anche a chi Mamma lo è sempre stata nel cuore.
Oggi so che puoi essere Mamma da quando sei nata, ma la pazienza non è mai abbastanza!

Una vita fa

3 Ott

E dopo 1 anno e mezzo (wow…come vola il tempo…!) eccomi qui a scrivere…
Il terzo si è rivelato unA terzA e tra 2 mesi compirà un anno; rileggere quel primo post mi fa sorridere, la voglia di vedere finalmente la nostra Famiglia al completo, ma la paura di essere annientata, assorbita, annullata da questo nuovo piccolo esserino e dalle sue sorelle, dal mio senso del dovere nei loro confronti che si legge fra le righe…
Abbiamo passato ricoveri in ospedale, il terremoto con conseguente isolamento al mare nella casa dei nonni per 4 mesi, malattie anche il 15 agosto ed eccoci tornate a casa.
Ora posso chiedermi: siamo felici? Sì.
Siamo stanchi? Tantissimo!
Ci sono momenti in cui invidio gli amici con un figlio solo: lo danno ai nonni e sono liberi, liberi di essere loro stessi, liberi di dedicarsi alle loro passioni o semplicemente all’ozio puro (Ah, che miraggio!).
Ma poi le guardo giocare insieme, le guardo abbracciarsi, coccolarsi e sì, anche litigare, le sento che mi abbracciano e penso che siamo davvero fortunati ad averle qui con noi, che la nostra, stanca, famiglia è bellissima e che è vero, io non ho tempo nemmeno per farmi la ceretta o andare a fare quella visita dal dermatologo che ho in mente da mesi e mesi, ma il tempo lo avrò prima o poi (l’ottimismo è il sale della vita, no?!).
Stanno (stiamo?) crescendo insieme, hanno un rapporto bellissimo e questo vale tutte le fatiche…
Un anno fa avevo anche paura che la voglia di maternità non mi passasse mai, che avrei sempre avuto nostalgia del pancione, ecco questo posso senza dubbio sfatarlo: siamo al completo! Chiusi i cantieri! Altolà utero inagibile! Vade retro! 😉
Non sento più la voglia di un pancione tutto mio quando vedo una donna incinta, voglio godermi le mie Donnine così, voglio che possano saltarmi sulla pancia, voglio poter fare le capriole con loro, tenerle in braccio tutte e tre e voglio… poter dormire a pancia in giù :-P.
Se penso a quando avevamo solo una bimba mi sembra di guardare un film, è un’altra vita, una vita fa…20121003-113216.jpg

Nascere a Mirandola, una scelta naturale

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