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Ricette che fanno casa: i Sugoli

29 Ott

Ci sono odori che sanno di buono, di calore, di nido, di casa.
Ti avvolgono riscaldandoti il cuore e richiamano alla mente vecchi ricordi, stralci di memoria senza un ordine preciso: una luce giallognola che illumina la cucina di legno, il marmo scuro, la tua Nonna col grembiule, la tua Mamma che mescola…

Non avevo intenzione di partecipare all’iniziativa delle Instamamme “Ricette che fanno casa”, non sapevo cosa scrivere, poi la mia Mamma è passata a trovarci e ci ha portato il Mosto.
Ogni autunno nella mia casa natale si preparano i Sugoli, li ho sempre adorati e ogni anno la Mia Mamma me li faceva trovare pronti, ma quest’anno invece delle solite ciotoline già preparate ho ricevuto l’ingrediente principale (complice il fatto che fosse più comodo trasportare una bottiglia contenente il liquido piuttosto che una decina di ciotoline) il Mosto appunto.

Domenica mattina mentre mescolavo l’intruglio magico la nostra casa si è riempita dell’odore dei sugoli e in un attimo…eccomi nella mia vecchia casa!
“Ecco, questa è una ricetta che fa casa!” mi sono detta e così eccomi qua!
testo

I Sugoli

Per prima cosa occorre preparare il Mosto (che fortunatamente io ho ricevuto già pronto).
Per farlo occorre dell’uva da vino nera, “Ua dora” l’ha definita la mia Mamma (Uva d’oro).
Stacchiamo dal grappolo e laviamo molto bene gli acini e mettiamoli in una grossa pentola sul fuoco per farli bollire; non occorre aggiungere acqua, infatti col calore le bucce scoppiano liberando il liquido all’interno.
Una volta che ogni acino è scoppiato lasciamo bollire per 3-5 minuti (si sa, le ricette delle Nonne sono sempre a spanne, o meglio, “a occhio”).
Scoliamo il tutto e conserviamo il liquido ottenuto, il Mosto appunto, in bottiglie di vetro (si possono anche congelare in questo modo).
E con i resti avanzati nel colino?
La mia Mamma li utilizza solo se ha intenzione di fare subito i Sugoli passandoli nel passaverdura e unendoli al Mosto, se invece prepara il Mosto per conservarlo butta i resti poichè si depositano sul fondo e…non le piace!

E ora prepariamo i Sugoli.
Collochiamo il Mosto in una pentola capiente; per ogni mestolo di mosto (mestoli da circa 200 ml) prepariamo a parte un cucchiaio di farina e la metà o poco più di cucchiai di zucchero (dipende dal grado di dolcezza preferito).

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Lo zucchero lo aggiungiamo subito al mosto e accendiamo a fuoco medio-basso, mentre la farina la addizioniamo piano piano, mescolando e aiutandoci con un setaccio (o un colino per chi come me non è dotata di accessori da vera cuoca!) per evitare la formazione di grumi.
Ecco, sentite anche voi l’aroma dolciastro dell’uva diffondersi nella vostra cucina?

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Mescoliamo fino a bollore, togliamo la pentola dal fuoco e disponiamo il preparato in ciotoline di vetro.
Facciamo raffreddare a temperatura ambiente e una volta che hanno smesso “di fumare” ricopriamo i contenitori con la pellicola trasparente e li sistemiamo in frigorifero.
Aspettiamo che siano belli sodi e…voilà gustatevi i Sugoli!

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Grazie Angeli…

15 Ott

Oggi è il giorno in cui ricordare è davvero inevitabile.
I pensieri ti inondano e la malinconia avvolge tutto.
Come sarebbe stato se? Come sarebbe se fosse cresciuto?
Pensieri irrazionali, probabilmente inutili, ma che ogni tanto affiorano.

Il 15 ottobre è il giorno dedicato al Lutto Perinatale, la Giornata Mondiale della Commemorazione e questa sera dalle 19 alle 20 anche noi parteciperemo all’Onda di Luce accendendo le nostre candele per celebrare, ricordare e ringraziare i Nostri Angeli.
Già, ringraziare, perché non mi stancherò mai di ripetere (e ripetermi) che la Nostra Famiglia, non sarebbe quella che è ora senza la perdita del nostro Primo Angioletto e di Filippo.

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Per scacciare i pensieri tristi voglio condividere un gioco che ci ha proposto ieri la Grande.
Mi ha dato carta e penna e mi ha chiesto di scrivere ciò che mi piaceva, non riguardante le mie Donnine, ma tutta la mia vita.
Terminato io l’ho riproposto a Lei e insieme lo abbiamo domandato anche alla Media e al Marito (per la Piccola dobbiamo attendere un incremento del volcabolario, la sua lista ora sarebbe “PeppaPip, Bibba, Pappa”- Peppa Pig, Bimba la sua bambola del cuore da una settimana a questa parte e la pappa!-).

Ecco il risultato.

MammAlessia
Mi piace quando parlo con le mie Bimbe, quando facciamo cose insieme.
Mi piace leggere e fare delle cose con le mie mani.
Mi piace cucinare dolci con la musica.
Mi piace quando Papà mi guarda e sorride.
Mi piace quando la mia famiglia mi fa le coccoline.
Sono felice.

La Grande
Mi piace andare in montagna poi pattinare sul ghiaccio (“Ma non lo hai mai fatto!” “Eh, però mi piace!”).
Poi mi piace sciare (“Non lo hai mai fattooo” “Eh va beh!”).
Mi piace fare i disegni poi abitare in nuove case.
Poi mi piace giocare con le mie Sorelle, mi piace dormire, mi piace scrivere, mi piace giocare.
Mi piace giocare con nuovi Amici.

La Media
Mi piace fare (inteso come disegnare) le antenne, fare le bimbe che pattinano.
Mi piace giocare, dormire fare i regalini, andare fuori, quando c’è la pioggia che invitiamo i bimbi.
E poi quando hanno finito di preparare la mia casa invitare l’A.
Andare dalla Nonna a giocare col pongo.
fare i quadretti della felicità.
Fare i compiti e tagliare e fare i disegni.
Mettermi le collane, fare le collane con le perline da grande, mangiare tutto così divento grande.
Andare a dormire e vestire le mie bimbe.

Il Marito
Bimbe Famiglia
Casa
Giardino
Mare bello
Montagna
Sciare
Mangiare bene (ehm…urge corso di cucina!)
Inventare cose
Macchine Moto
Regali Mamma e Bimbe

E a voi cosa piace?
Combattete la tristezza insieme a Noi ricordando cosa c’è di bello nella vostra Vita.

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Un anno fa

20 Mag

Probabilmente i post celebrativi vi avranno stancato.
Forse non capite il nostro volerne scriverne ancora è ancora.
Ci serve per andare avanti.
Ci serve per esorcizzare.
Ci serve per non avere più paura.
Portate pazienza, sopportateci e al limite… Saltate questo post! 😉

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Venerdì 18 maggio, 21:40.
Il Marito è fuori a cena con gli amici.
La Grande è partita per la prima volta con la NonnaSvizzera.
Hai portato la Media a letto al secondo piano, nella Loro cameretta.
La Piccola dorme nel suo lettino al primo piano. È sistemato ai piedi del tuo letto dove tu coricata guardi qualcosa in tv.
Senti un boato, non forte, non duraturo, ma lo senti.
Scrivi un messaggio al Marito, ma non ti preoccupi.
Qui non vengono terremoti forti.

Domenica 20 maggio, 01:13.
Sei rientrata da poco, eri fuori a festeggiare il compleanno di una tua Amica, una di quelle con la A maiuscola, una di quelle che conosci da quando sei nata.
Una Fics, è così che chiamate il vostro quintetto.
Ti sei struccata e pigiamata e ti siedi a Whozzappare con Loro, con le Fics, a ridere ancora un po’.
Inevitabilmente il tuo sghignazzare sveglia il Marito e vi mettete a parlare quando…
bbbrrrmmmm!
“Ancora?! C’è stato anche l’altro ieri…”
“Era fortino questa volta…”
“Che facciamo?”
“Senti andiamo a prendere la Media e portiamola qui a letto con noi, non si sa mai…”
Non lo avevate mai fatto.
Mai.
La Media odia dormire nel lettone, vuole muoversi liberamente e infatti come previsto non è contenta e chiede di tornare nel suo letto al piano superiore.
La convincete.
Non sapete nemmeno voi il perché, ma lo fate.
Per fortuna lo fate.

Domenica 20 maggio, 04:03.
BBBBBBRRRRRRRRMMMMMMMMM!!!
“IL TERREMOTO! FUORI, FUORI FUORIIII!”
Le grida del Marito vi riecheggiano ancora per la testa.
Con un balzo scendete dal letto, tu hai in braccio la Media e tieni una mano sul corpo della Piccola ancora dormiente per proteggerla.
Lui spinge il lettino contro la parete (portante).
Lui ti dice “Dammela dai!” e ti tira un braccio scambiandolo per quello della Media.
“La Piccola!” gridi.
Allora Lui capisce, prende la Media, tu afferri la Piccola e insieme correte giù per le scale verso quel buio di tomba.
Non inciampate, aprite la porta e siete fuori, lontano dalle pareti.
Scalzi, impauriti.
E trema, trema, trema.
“Finirà mai?!” ti chiedi.
Intanto arrivano anche i Nonni, il Marito ti affida anche la Media e corre a prendere le chiavi dell’auto per avere un riparo, una coperta e i cellulari.
“Perché i cellulari?” domandi al suo ritorno, mentre il battito del tuo cuore è chiaramente percettibile a un metro di distanza.
“Perché abbiamo anche un’altra figlia” risponde il Marito.
La Grande, quella che poteva rimanere maggiormente traumatizzata, è là al sicuro in Svizzera.
La Piccola ha quasi 6 mesi e la Media ha 2 anni e 4 mesi.
Andate in macchina, per proteggervi da quell’umidità che si insinua tra le ossa e che vi fa tremare (O forse non tremate per il freddo…) allatti la Piccola, la Media capisce che qualcosa non va.
Cercate di spiegarle.

Lei ricorda ancora.
A volte riproduce il rumore, quel rumore assordante, raccapricciante che sa di profondità e simula col corpo lo sballottamento del terremoto.
“Il tellemoto” dice.

La terra trema ancora e ancora, fai pipì lì fuori accucciata, ma non ti importa: fa così buio che nessuno ti vedrà.
Contattate gli Amici e i parenti, le linee sono un po’ intasate ma stanno tutti bene.
Arriva la mattina.
L’alba è bella,promette bene, vi fa sentire meglio, ma il meteo non prevede nulla di buono.
Il Marito e il Nonno riescono a trasportare nella corte, con l’aiuto di un muletto, un container abbandonato.
Era di un vecchio inquilino. Forzano la serratura.
La Nonna lo lava, sì, lo lava!
È incredibile come la normalità cerchi di insinuarsi in ogni gesto.
Fate colazione lì fuori con quello che arraffate in casa; è anche un bel momento.
Contattate la Grande, tutto bene, non hanno sentito nulla, stanno per prendere il treno per il rientro, saranno a casa per le 15.
Ogni tanto sentite quel boato e subito dopo arriva una scossa.
È micidiale perché non sai mai se sarà una scossa lieve o forte e in quei microsecondi di distacco tra l’inizio del boato e l’arrivo della scossa l’ansia monta e il cuore batte fortissimo.
Arriva la Grande, le spiegate la situazione e poco dopo, alle 15:18, arriva un’altra bella scossa.
Lei stava andando in monopattino in quel momento.
È pietrificata, non sa cosa fare.
“No, non ce la faccio qui!” sbotti.
Non ce la fai davvero, loro sono 3 e tu hai solo due braccia.
L’ansia ti divora.
“Dobbiamo portarle via!”
Così, con una valigia di fortuna, partite per il SolitoMare dove fortunatamente i Nonni hanno una casa.
Il terremoto continuate a immaginarlo.
Per una settimana ogni notte vi svegliate di continuo credendo di sentirlo.
Nel dormiveglia vi pare di ondeggiare.
I passi della Media sulle scale di legno rimbombano in tutta la casa facendovi sobbalzare.
Così come i camioncini che passano lungo la via.
Siete provati, agitati, tesi.
Rivedrai la vostra camera da letto, quella da cui siete fuggiti, solo 2 mesi e mezzo dopo; le bimbe dopo 4.

Poi passano i mesi, 12, un anno, e succede che un tuono ti fa ancora battere il cuore facendoti pensare “il terremoto!”.
Ma le vibrazioni dei camion non ti fregano più.
Succede che la paura non ti limita più totalmente la vita, ma il ricordo c’è ancora.
Sali persino tranquillamente al secondo piano, in quella stanza che era la Loro cameretta, ma che ora funge da deposito.
Sali, ma mentre lo fai controlli che la scala sia sgombra in caso di fuga e porti solo una figlia per volta con te “Non si sa mai…”.

Un anno.
È passato un anno, ma 3 sabati fa, quando il Marito alle 7 inoltrate del mattino, mentre tutti e 5 vi coccolavate nel lettone, ha detto “C’è stato il terremoto!” la Grande è scattata sotto lo stipite della porta.
Non spaventata, non agitata.
Direi piuttosto diligente e organizzata.
Noi ricordiamo, Loro ricordano.

Un anno.
Un anno e un giorno fa reputavo la caratteristica “antisismica” di una casa inutile, un accessorio, una cosa in più.
Ora è il requisito primario.
Un mese fa ridevo leggendo “trombe d’aria” nella polizza dell’auto tra caratteristiche dell’opzione “Eventi atmosferici”.
Ora il tuono non ti ricorda più solo quel terribile boato, ma può voler dire anche qualcos’altro…
Inizi a temere anche il cielo grigio composto da nuvole strane.
Quel cielo che prima ammiravi e immortalavi con uno scatto del tuo telefonino ora ti spaventa.

Ok, Madre Natura, hai vinto tu, lo abbiamo capito: non siamo invincibili.
Abbiamo imparato che le cose di cui sentivamo parlare esistono davvero.
Lo abbiamo provato sulla nostra pelle e ora sappiamo come agire.
Siamo più attenti, preparati, ora però lascia stare.
Perdonaci e fai in modo che ciò che abbiamo imparato non occorra.
Fai in modo che resti solamente un ricordo per favore, non abbiamo bisogno di ulteriori promemoria, grazie!

PiZZa

11 Mag

Ci sono momenti in cui ti accorgi che la tua Bimba sta crescendo.
Sono momenti magari sciocchi e banali, ma in quegli attimi viaggiare con la mente è inevitabile.
Così ti fermi a ricordare.
La ricordi un anno fa, ancora piccola, ancora bambina…

Per dormire indossavi ancora il pannolino e ti rannicchiavi nel lettino.
Sì, il lettino, quello con le sbarre!
Avevamo appena tolto quella laterale e tu ti sentivi così grande…
Ti coricavi sorridente, felice di ritrovare lì ad aspettarti il tuo Orsetto ed il tuo ciuccio.
Abbracciando Orsetto col ciuccio in bocca, in quegli istanti tra la veglia e il sonno, producevi un suono ritmico, di gola “MMc”, “MMc”.
Sentirti della radiolina era buffissimo.

Eri già una testona, ma non avevi ancora abbastanza forza per impuntarti come fai ora.
Timida lo sei sempre stata.
“Vergognina” ti chiamiamo noi.
Ancora oggi quando una situazione ti imbarazza ti nascondi fra le gambe e vocalizzi suoni da bimba piccola: “Gnegnegne”
Come se il fingerti piccola ti aiuti, ti faccia sentire più protetta.

A volte sembri davvero tu la piccola del gruppo.
Poi arriva l’ora di dormire, vuoi le coccole, ma dopo due minuti reclami il tuo letto.
Sai essere così dipendente, così bisognosa di contatto, e allo stesso tempo indipendente.
A volte mi spiazzi.
Mi fai impazzire con la tua cocciutaggine.
Poi mi guardi con i tuoi occhioni, sorridi, vedo quella fossetta…

E cresci.
Siamo al mare, ti togli il pannolino in 2 giorni e abbandoni il ciuccio.
Per convincerti ti ho mentito (Scusa) dicendoti che non lo trovavo, ma che potevi ugualmente fare il tuo suono.
Non hai fatto storie, sei stata bravissima.
Un mese fa ti ho confessato la verità. Mi hai guardata e mi hai chiesto di darti il ciuccio!

Passa l’inverno arriva la primavera, ti diamo la bici di tua sorella.
Trascorro un pomeriggio intero a spiegarti che movimento devi fare con le gambe.
Tu ti arrabbi sostenendo “Non lietzcooooo”.
Mi arrendo.
Torniamo fuori il giorno successivo e tu salì in sella col tuo zainetto porta bebè in spalla e dal nulla inizi a pedalare.
Una parte di me ti osserva orgogliosa (l’altra ti darebbe una testata, sappilo).

E stasera…
Stasera è stato uno di quei momenti in cui ho pensato “È grande”.
Stasera quando vi abbiamo chiesto “Cosa dite Bimbe, mangiamo la pizza o il pollo?”
tu non hai risposto il tuo solito “Pitzza”.
Con nonchalance, senza nemmeno rendertene conto, tu mia cara Media hai detto “Pizza”.

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5 anni

27 Feb

Ricordo, ricordo…
Ricordo una coccinella.
Coccinella, sai era così che il Papà mi chiamava, era il mio nomignolo, il nostro simbolo e per riconquistarmi me ne regalò anche una piccolina luccicante di Swarovski.
5 anni fa, mentre aspettavo che l’induzione facesse il suo dovere facendo partire il travaglio, una piccola coccinella era là con Noi in quella stanza di ospedale e lo trovai di ottimo auspicio.
Farti nascere non è stato facile, è stato lungo, doloroso (l’induzione è davvero una brutta roba!), ma non abbiamo mai perso la carica: presto saresti stata tra le nostre braccia.
Ricordo che ero sveglia da 24 ore, le contrazioni erano forti, ogni 10 minuti, e tra l’una e l’altra mi addormentavo, vaneggiavo con l’ostetrica, sognavo.
Poi finalmente verso le 9:30 era arrivato il momento di spingere; il Papà mi incitava tantissimo, mi sosteneva, faceva il tifo stupito dalla mia forza.
E poi sei nata, erano le 12:56, ti vedevo la più bella bambina del mondo, ma riguardando le foto ora…beh…bella bella non lo eri con quella testa a punta!
Nel momento in cui ti ho stretto sapevo esattamente cosa fare, tu eri mia, ma soprattutto io ero tua. È stato come ritrovarsi, ci conoscevamo già da qualche parte, ci stavamo solo aspettando.

Ricordo quando avevi 1 anno e mezzo, il tuo caratterino, la tua vocina, la tua indipendenza.
Avevi un modo bellissimo di riferirti a noi genitori: dicevi sempre “PapàMamma” così, tutto attaccato, pronunciato velocemente, come fossimo un’unica entità impossibile da scindere.
Ricordo la prima volta che mi hai detto ti voglio bene: eri nel lettone a fare il pisolino con me perché io ero incinta della Media e avevo deciso di riposare con te. Di solito non eri molto coccolona, preferivi il tuo letto, ma quel giorno mi abbracciasti e con la tua vocina dicesti “Io bene Mamma”.

E ora guardati, 5 anni!
Mi dici “Mamma, no, no e NO! Ho detto no!”
Balli come una signorina, ma senza malizia.
Ti piace truccarti (leggi scarabocchiarti) e travestirti.
Il prossimo anno andrai a scuola e dici che hai voglia di imparare a leggere così racconterai tu le storie alle tue sorelle, ma so che questa cosa ti piace perché vorrà dire che tu lo saprai fare e loro no.
Vuoi bene ai tuoi amici, ti affezioni, ma non hai ancora Amiche vere, un po’ perché tanto a casa ci sono le tue sorelle un po’ perché se una bimba ti fa un torto non dimentichi in fretta.
Fai la dura, ma hai tanto bisogno di conferme, di sentirti unica e speciale.
Dici che ti piace avere due sorelle, addirittura a volte ne chiedi un’altra, ma non ti piace quando la Media ti copia.
Sei la nostra Grande, sei colei che ci ha fatto scoprire quanto è bello essere genitori e quanto grande può essere l’Amore.
Buon Compleanno A.

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Evoluzioni

15 Feb

La Piccola mi sorprende sempre.
So bene che ha quasi 15 mesi e che quindi buona parte delle cose che scriverò sono del tutto adeguate al suo sviluppo intellettuale, ma che ci volete fare, non sono più abituata, non me lo aspetto.
Aggiungete che il ricordo più recente di bimba 15mesenne è della Media e Lei era principalmente una gran osservatrice, non ci teneva a testare le cose sulla sua pelle nell’immediato, si faceva andar bene qualsiasi cosa senza protestare (poi sono arrivati i terrible two anche per Lei eh), di fronte a Lei potevi mangiare qualsiasi cosa senza che lo pretendesse.
Ecco la Piccola non è così, ricorda più la Grande: vuole testare, sperimentare, arrampicarsi ovunque, non accetta un no, quindi se vuoi che Lei non faccia quella determinata cosa devi far sparire gli strumenti per eseguirla (con le scale risulta difficile farle sparire effettivamente, ma basta chiudere le porte ;-P).
Come la Grande non puoi mangiare niente che Lei non possa assaggiare, perché se ti vede masticare lo vorrà, anzi pretenderà indicandosi la bocca col suo ditino a suon di “Pappa, am, am, pappa, pappa” pronunciati con tono di voce in crescere.
Quando poi apprezza sempre col dito indice si tocca la guancia e ruotandolo, con quel sorriso da birichina, dice “Mmmm”.
Come la Media è molto affettuosa e le piace essere coccolata da noi, cerca gli abbracci, si adagia sulla spalla quando la prendi in braccio, ma mentre la Media era titubante per via della sua timidezza la Piccola osa, si lancia: se ti trova seduta per terra corre ad abbracciarti pronunciando un “Ahhhh” rilassato e distensivo, spesso rincorre le sorelle per baciarle e stringerle, ma soprattutto ci bacia già di sua spontanea iniziativa.
Ti guarda dritto negli occhi in un modo inconfondibile, lo sguardo da bacio, e poi SMACK! ti schiocca il suo bacio seguito da abbraccio!
Intendiamoci anche le Maggiori ci baciano eh, ma a 15 mesi eravamo sempre noi a chiedere i baci, o erano in concomitanza di riconciliazioni, più rituali che spontanei.

Prima mi stavo spalmando il burrocacao e lei mi ha chiamata indicandosi le sue labbra “Piccola, lo vuoi anche tu?” ha annuito in quel suo modo lento, ben scandito che sembra un po’ significare “Te lo faccio piano così tu, stordita, capisci che sto parlando proprio con te e con questo cenno voglio affermare la mia risposta positiva”, si è messa con la bocca in una buffissima posa scimmiottandomi e se lo è fatto spalmare, dopo di che ha indicato la guancia perché lo voleva anche là.
Ora può sembrare che la Piccola non abbia capito una mazza della reale funzione del burrocacao, ma in realtà l’astuta infante lo pretendeva anche in quella zona perché proprio ieri mi aveva visto spalmarlo anche su di una macchia di allergia che ho proprio sulla guancia!

La Grande ha una passione per Peter Pan e a forza di imporlo suggerirlo anche alla Media e riuscita nell’intento di farglielo piacere, quindi durante gli aerosol quale sarà la scelta del film trasmesso è scontata.
La settimana scorsa erano tutte malate, tre aerosol almeno a testa al giorno per tre figlie fanno 9, aggiungiamo che la Piccola non ha ancora potere decisionale sulla scelta avremo 2 pazze figlie che optano a ripetizione per lo stesso.Identico.Film.
Stamane la Piccola ha trovato il libro di Peter Pan per terra lo ha portato dalle fissate sorelle indicando insistentemente il disegno rappresentante il loro eroe dicendo “Ata ata ata” che, visto il caratterino che sta dimostrando, mi piace credere significasse “Guarda, qui c’è il vostro idolo, quello che mi tocca sorbirmi tutte le volte che si attiva l’aerosol, quello che sinceramente ha pure fracassato un po’ le balle! Toh, beccatevelo pure su ‘sto libro e cambiate programma la prossima volta, rompipalle!”.

Lei non sarà Ginevra

13 Feb

Nostra figlia doveva chiamarsi Ginevra.
Da adolescenti fantasticavamo sui nomi dei nostri figli e Ginevra era il nostro preferito, quello che volevamo, ne eravamo sicuri.
Poi il destino ci ha separati.
Vite diverse, in città diverse con amici diversi.
Ma ci siamo ritrovati, siamo tornati insieme e dopo una gravidanza andata male stavamo diventando 3 finalmente.
Quel bambino, anzi bambina, stava arrivando.
“Allora se femmina sarà Ginevra?”
“Bellissimo, ma….”
“Già, ma…”
Non era il suo nome.
Non lo sentivamo suo, troppo serio, suonava troppo duro, perfettino.
Lei non sarebbe stata così, Lei sarebbe stata un po’ pazza, un po’ fuori dalle righe a volte, ma non Ginevra.
Ginevra non è solo brava a scuola, è la più brava. Ginevra non urla, parla sempre con il giusto tono di voce. Ginevra non pranza con solo mezza chiappa appoggiata alla sedia, sta composta.
Lei, la nostra Lei, non sarebbe stata così, quindi non era il suo nome.
Con la nostra bambina in grembo sentivamo la necessità di un nome che si avvicinasse di più alla nostra idea di ciò che sarebbe diventata, più dolce, che evocasse sentimenti positivi, che portasse con sé un sorriso.
Inizialmente pensavamo a Zoe, dopo l’aborto un nome che significa “vita” ci sembrava perfetto, ma anche Zoe non era il suo: troppo corto e anche questo duro.
E allora abbiamo scelto.
Un nome allegro.
Un nome semplice che fa rima con emozioni positive.
Un nome corto ma non troppo.
Un nome con la stessa iniziale della Mamma, ma con lo stesso numero di lettere di quello del Papà.
Un nome simpatico, un nome che non si prende troppo sul serio.
Un nome che era perfetto per Lei, il Suo nome.

Meno 3, 2, 1… BUON ANNO!!

31 Dic

Ok, ci siamo.
Il 2012 sta per finire.
Com’è stato per noi?
Molto diverso da come me l’ero aspettato.
Avevo una visione idilliaca: finalmente la nostra famiglia al completo, veder crescere le nostre 3 Donnine e invece….
Asma, broncospasmo, malattia perenne della Piccola seguita a ruota da, in odine di frequenza, la Media e la Grande. Terremoto, fuga e isolamento al mare.
Conseguente perdita della pazienza materna (con sgridate apocalittiche eh, mica roba da poco!) e, cosa che sembrava impossibile, anche Paterna (dove andremo a finire?!?).
Avere 3 figli piccoli ravvicinati non è facile, soprattutto se non hai modo di ricaricare le pile.
Ci sono stati bei momenti, ma la stanchezza (e non per il poco sonno) ha avvolto tutto rendendolo meno brillante.
Non fraintendiamo però eh, in realtà se ripenso ai giorni trascorsi sorrido è che a volte voglio troppo e lo voglio a modo mio!

Comunque ho già in mente pochi, ma importanti propositi per il 2013:
– imparare a delegare
– imparare smollare le figlie ai Nonni con prepotenza
– uscire Mamma&Papà Noi soli soletti
– prendere le cose con più relax

Riuscirò a metterli in pratica?!?

Nel frattempo: BUON 2013 TUTTI!!!

PS: scusate la latitanza, vi racconterò (e ci sarà da ridere, per non piangere of course ;-))

Come la Neve

14 Dic

Svegliarsi, sollevare le tapparelle e vedere tutto innevato è fantastico (specie se a scuola le bimbe le porta Lui con le gomme da neve!).
Tutto bianco, tutto ovattato, tutto silenzioso…
Da piccola adoravo la neve e, inutile precisarlo, non veniva mai.
Ora mi piace, ma ci sono momenti in cui la detesto! Perché?
Perché mi blocca in casa, perché cade nel momento sbagliato (e adesso i corrieri mi consegneranno in tempo i regali di Natale?!?), quando magari le figlie sono malate e quindi sono costretta ad ammirarla dalla finestra senza poter correre fuori ad annusarla, assaggiarla, senza sentire i fiocchi cadere sulla pelle.
Nonostante questi pensieri negativi ho scoperto che la neve mantiene ugualmente il suo potere su di me, mi rasserena, mi tranquillizza, basta saperla sfruttare nel modo giusto.
Appena le bimbe sono a letto io scappo davanti a casa, in silenzio vado a calpestare la neve non calpestata, annuso, ascolto quel rumore meraviglioso, un po’ ovattato, inconfondibile, dato dal calpestio, CROCK CROCK, mi tocco i capelli, freddi, li passo tra le dita, come facevo con quelli della mia Mamma quando mi prendeva in braccio, e respiro.
La assaggio, mi guardo intorno e penso, penso, penso.
Penso a come deve essere bello per Loro poter davvero associare il Natale alla neve.
Penso alla Loro faccia quando tiro fuori “le calpe della neie”, alla loro impazienza di indossarle, anche se sarà per poco.
Penso a quanto sarà bello poter condividere pienamente questa cosa con Loro senza paura di broncospasmi o raffreddori.
Penso a che cosa pensano Loro di me, di Noi. Chissà che ricordi conserveranno e cosa andrà perso quando saranno grandi.
Spero dimentichino le urla e le sgridate conservando gli insegnamenti; che magari rimanga loro in mente il mio odore annusato mentre le abbraccio, o perché no, la sensazione dei capelli tra le mani.
Penso che vederle crescere è davvero bello, ma a volte le vorrei già più grandi mentre altre vorrei poter congelare in tempo.
Penso che essere Mamma è davvero imprevedibile, ma davvero davvero bello, proprio come la Neve.

PS delle 14:30: andando a prendere le Maggiori a scuola sono rovinosamente scivolata a terra… ecco in quel momento la neve era un po’ come il “C’ho agione io!” della Media!

Un senso di te

16 Nov

Ho trovato una lettera oggi tra le foto da sistemare.
É datata 19 aprile 2007 e non parla delle nostre tre Donnine, ma parla del nostro primo Angioletto, il nostro Gamberetto, quello che il 21 dello stesso mese, due giorni dopo quella lettera, ci ha lasciati.
È una lettera che trasuda felicità, ma anche paura di non essere all’altezza.
Ricordo che ascoltavo una canzone Eppure Sentire (un senso di te) di Elisa.

A un passo dal possibile
a un passo da te
paura di decidere
paura di me
di tutto quello che non so
di tutto quello che non ho
eppure sentire nei fiori tra l’asfalto
nei cieli di cobalto c’è
eppure sentire i sogni in fondo a un pianto
nei giorni di silezio c’è
un senso di te
c’è un senso di te

La ascoltavo pensando che quel te della canzone si riferisse al nostro Gamberetto, la paura di me, di volere una cosa che non conoscevo fino in fondo, di non potergli dare quello di cui aveva bisogno al di là del mio desiderio. Il senso di te era la voglia che avevamo di averlo con noi, di conoscerlo, era quel senso che giustificava tutto, che annullava le paure.
Dissipata infatti quella nebbia di paure ci sembrava che finalmente ogni cosa fosse andata al suo posto, che tutto fosse perfetto.

Non ce lo aspettavamo, avevo qualche perdita marrone e la sera prima, 7 settimane esatte, a causa di quelle perdite avevamo fatto un controllo: la ginecologa di allora mi aveva detto che potevano capitare, potevano essere normali quelle perdite, anche se… che dovevamo controllare che si fosse attaccato bene perché per l’epoca gestazionale era molto piccolo, il battito c’era ma… “Ma sì poi siete giovani…”
Un turbinio di frasi non terminate, di cose non dette.
Non mi aveva messo a riposo, non mi aveva mostrato le cose come stavano, con chiarezza: il nostro Gamberetto non si era attaccato bene e per questo probabilmente lo avrei perso.
Io non lo sapevo, non lo immaginavo, sapevo che i primi tre mesi di gravidanza sono delicati, ma continuavo a ripetermi che ero giovane, 22 anni, “Figurati se succede qualcosa!”
Ce lo ha detto dopo, quando l’ho chiamata per disdire l’appuntamento successivo “Lo immaginavo sai che non sarebbe andata avanti la gravidanza, si capiva che qualcosa non andava”, ma non prima.

E poi le perdite sono diventate rosse. Tante.
Non mi aveva preparata. Non ero pronta.
Eravamo al mare, siamo corsi al pronto soccorso. Mi hanno fatto un’ecografia e di quel cerchio con all’interno quella lineetta pulsante non c’era più traccia. La ginecologa di turno triste ha detto “Mi dispiace non c’è più nulla” e per me è stato come uno schiaffo, ha parlato di aborto spontaneo, di raschiamento; io annuivo e intanto piangevo.
Ricordo la sensazione dopo, mi sentivo vuota, inutile, rotta, non capivo perché era successo a me.
Tutto era insulso, niente aveva più senso, la mia via com’era prima di aspettare il nostro Gamberetto mi sembrava insignificante.
Volevamo la Nostra famiglia, la volevamo anche se eravamo giovani con un futuro incerto perché era la cosa che più ci aveva reso felici in tutta la nostra vita.
Quell’embrioncino ci aveva fatto capire quale strada volevamo percorrere, ci aveva fatto trovare la via della felicità, ora toccava a noi percorrerla.
Due mesi dopo il test di gravidanza era ancora positivo, stava arrivando la Grande.

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