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Esausti, ma insieme: routine di una Mamma ed un Papà

25 Ott

Stamane ho letto un bellissimo post sul ruolo del padre e della madre, su come la società imponga sempre il ruolo di casalinga alla madre e quello di lavoratore al padre.
Ciò che rende ancor più bello quell’articolo è che è stato scritto da un Padre.
Non si tratta del solito, seppur giusto, elogio delle donne e dell’importanza del loro ruolo nel mercato del lavoro, ma di un Papà che si è reso conto che questa veste che gli è stata imposta, che lo vuole sempre disponibile sul lavoro toglie tempo prezioso ai suoi figli.
Ovviamente ciò mi ha portato a riflettere sulla nostra situazione, noi un bravo Papà lo abbiamo, molte volte me ne lamento perché non c’è un vero 50 e 50, ma lui è un giovane imprenditore e io sono a casa ad occuparmi delle bimbe, quindi se vogliamo è normale che sia così, per ora.
La nostra giornta tipo è così: sveglia alle 7:10, va in bagno lui si lava e se intanto qualche figlia capita in bagno lava pure lei mentre io preparo la Piccola dopodiché lui scende a preparare la colazione e io seguo il momento vestizione.
Si scende, colazione tutti insieme, poi lui va a lavoro e io porto le grandi a scuola (l’anno scorso lui portava la Grande ed io la Media al nido, ma ora sono insieme).
12:30 torna a casa, mangiamo con la Piccola, se occorre la imbocca lui, sempre è lui a dargli la frutta; terminato io sparecchio e loro un po’ mi aiutano e un po’ si coccolano sul divano.
Se le maggiori escono dopo pranzo va lui a prenderle, se no va direttamente a lavoro e al pomeriggio vado io a recuperarle a scuola dopo che la Piccola si è svegliata dal pisolino e ha fatto merenda.
La sera torna tra le 18:15 e le 19:15 a seconda della mole di lavoro (quando uno è in proprio non si può pretendere troppo) e i casi sono due cucino io e lui gioca con le Donnine o più frequente cucina lui con qualche Figlia che si intrufola in cucina e lo aiuta mangiando ciò che sta preparando!
A lui piace cucinare, ha più fantasia culinaria di quanta ne abbia io, unica pecca: lo stato della cucina. Inizialmente pretendevo che lui agisse come me: mentre cucino appena finisco di usare un utensile lo metto in lavastoviglie e ne uso il minimo indispensabile, lui invece abbandona tutto sul piano di lavoro utilizzando una quantità di ciotole da far invidia alla cucina della Clerici!
Ora io mi sono ammorbidita e concedo di più e lui ha ridotto il numero degli strumenti utilizzati (il matrimonio in fondo è basato sul compromesso no?).
Si cena e devo dire che se le nostre figlie mangiano tutto è merito suo, io ero una di quelle bimbe magrissime a cui non piaceva nulla, men che meno la verdura (poi crescendo son cambiata eh), lui uno di quelli che mangiava senza fiatare le verdure a vapore anche se non gli piacevano; ecco le nostre figlie mangiano tutto e la Grande in particolare (la Media è nel suo periodo ribellione) anche se la pietanza non le garba dicendo “L’ho mangiato perché so che fa bene al mio corpicino”.
Dopo cena sparecchiamo e mentre lui gioca un po’ con le Donnine io carico la lavastoviglie e poi tutti su.
Lui fa la doccia alle bambine o con loro e io le accolgo fuori pigiamandole e preparando spazzolini.
Favola, coccoline, nanna e finalmente un po’ di tv noi due soli soletti!
Il telegiornale non lo vediamo quasi mai, la televisione durante i pasti è spenta e le nostre porte sul mondo sono il pc, lo smartphone, il tablet e la radio.
A volte il venerdì esce, a volte esco io ed in genere lo facciamo dopo che le pupe sono andate a dormire, per salutarle entrambi, per aiutarci, per sostenerci.
Capita che le uscite siano per cena e si occupa della messa nanna il genitore che rimane.
Mi lamento perché lui non sa quali medicine omeopatiche dar loro per prevenire l’influenza o perché dalla pediatra vado quasi sempre io, ma so che se avesse più tempo lo farebbe anche lui (come è successo in passato); ho imparato a tollerare (ancora non rispettare, mi ci vuole tempo) che non carichi la lavastoviglie come me o che metta a lavare i calzini appallottolati.
A volte penso che sono fortunata altre semplicemente che è giusto così, perché al giorno d’oggi per essere un bravo Papà, con la maiuscola, non basta portare a casa la pagnotta e giocare con i propri figli un’oretta di sabato, questo andava bene forse negli anni 80, ma ora no.
Mio Marito questo lo sa, lo sente, ha bisogno anche lui di stare con le sue figlie, sa di essere indispensabile per la loro educazione come lo sono io, ma ciò che gli pesa è che molte volte non è capito, non da persone che incontra per lavoro che vorrebbero un appuntamento il sabato, non dagli amici quando dice “Non esco a cena anche questa sera”.
Certo, non significa che non abbia mai voglia di uscire o di rilassarsi senza figlie, ce l’ha eccome, come me del resto, semplicemente sa che se non mi aiuta lui io ce la faccio, ma a che prezzo?
Al suo ritorno a casa troverebbe ancora la donna che ama ed ha sposato o solo la sua ombra?
Siamo stanchi ed esausti, ma lo siamo insieme e credo che questo sia il più bel lieto fine.

Chi? Niculo?

8 Ott

La Grande, come molte figlie femmine, ha un’adorazione smisurata nei confronti del Padre.
Questo loro del tutto personale idillio è iniziato piano piano al compimento del suo primo anno, quando Mamma non era più sinonimo di tetta, ed è giunto al culmine verso i 2.
Già allora se le chiedevi “Chi sposerai da grande?” Lei ovviamente rispondeva “Il Papà” con tanto di occhi a forma di cuoricino.
Il Padre si era illuso che questo loro Amore fosse più forte di qualsiasi cottarella infantile… che illuso!
Al Nido la Grande lo vedeva ancora come unico partner possibile, ma il confronto era con nani dal naso colante che le tiravano i capelli e la graffiavano, persino l’infante più masochista sarebbe fuggita a gambe levate (anche Anastasia Steele se Mr Grey avesse avuto la candela perenne non sarebbe stata poi così convinta!).
Poi è arrivato il momento della scuola dell’infanzia e con essa Nicola.
Nicola era nel gruppo dei grandi (il fascino dell’età), occhi azzurri e sguardo gentile, un bel bambino, non c’è che dire e nonostante i due anni e mezzo in più devo ammettere che era anche parecchio gentile con la Grande, non giocava spesso con lei, ma la ascoltava (non posso garantire che la capisse perché allora il suo vocabolario era ricchissimo di parole, ma la pronuncia lasciava ancora a desiderare).
Lei totalmente galvanizzata, Nicola faceva parte dei racconti di tutti i giorni e tutto ciò faceva ribollire di gelosia il Padre, ex promesso sposo ora spodestato.
E come ogni geloso che si rispetti il Padre ha iniziato ad attaccare l’oggetto del desiderio della figlia chiamandolo Ni-culo…! (Non oso immaginare come sarà tra 10 anni…)
Ogni volta che lei pronunciava il nome Nicola lui rispondeva “Chi? Niculo?” facendola arrabbiare.
Finisce l’anno scolastico, arriva settembre e con esso la fiera paesana.
Si va alle giostre e là incontriamo la nonna di Nicola che, essendo a conoscenza dell’amore della Grande per il nipote, inizia a parlare di lui.
La Grande in tutta risposta guarda il Padre, guarda la nonna dell’amato e con tutta la serenità del mondo le confida: “Sai, il mio Papà lo chiama Niculo.”
Grande vs Padre: 1-0!

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