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Comitato di Liberazione Mamma

12 Apr

La settimana scorsa sono stata contattata dalle 50 sfumature di Mamma, tre simpaticissime mamme blogger provenienti da diversi luoghi che si sono conosciute sul web e hanno deciso di avviare un blog divertentissimo!
Provare per credere: leggete le loro fenomenologie di Mamme, fanno piegare in due dal ridere!
Comunque, dov’ero rimasta?
Ah sì, mi hanno contattata per far parte del Comitato di liberazione Mamma, un progetto che vuole dire tutto, ma proprio TUTTO sulla maternità.
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Non solo gioie, ma anche dolori.
Non solo fiori, ma anche spine.
Va beh, ci siamo capiti, no?
Un modo per non far sentire aliene quelle donne in dolce attesa che di dolce ci trovano ben poco; per non far sentire sbagliate quelle Neomamme che non si sentono propriamente subito Mamme .
Insomma sdoganare quei luoghi comuni legati alla maternità.

Come ogni Mamma che si rispetti ho anche io i miei momenti no, eccome se ne ho, ma dobbiamo parlare di noi, di ciò che ci ha fatto sentire sbagliate, aliene e per me forse è stato un po’ diverso.

Con la Grande, come ho già scritto, io mi sentivo già Mamma, lo sentivo, sapevo esattamente cosa fare quando l’ho avuta tra le braccia, un po’ perché avevo letto mille miliardi di manuali e un po’ perché lo sapevo. Punto!
Ciò che non sapevo lo chiedevo semplicemente alle infermiere.
Ricordo che nonostante ciò il vomito stile esorcista dopo ogni poppata mi aveva spiazzata (giuro, dovevo cambiarla e cambiarmi ogni volta)!
Ma mica lo chiamavano rigurgitino?? Oddio, e se stesse male?!
Elisa, l’infermiera del nido gentilissima (la stessa che mi è stata accanto nei momenti di sconforto del baby blues) mi aveva tranquillizzato “Tranquilla, è solo una golosona, mangia più di quello che le serve e ciò che è in più lo vomita”.
Una volta a casa ciò che ho provato e sentito è un po’ controcorrente con ciò che si legge nei libri di sdoganamento attuali.
Io con la mia bimba stavo benissimo, non mi pesava svegliarmi per darle il latte, non mi pesava fare tutto in sua funzione e desideravo profondamente portarla sempre con me.
Ciò che io però sentivo profondamente normale non veniva visto così dagli altri: “Non puoi separarti da Lei nemmeno per 2 ore?!” “Come? Viene anche lei fuori a cena?? Non la lasciate dai Nonni??” “Non andrete mica in Luna di Miele con Lei?!”.
Leggevo libri (divertentissimi e che consiglierei anche eh!) che parlavano della maternità come di una tortura e io, di fronte alle ovazioni di altre donne e mamme che li leggevano rispecchiandosi in quelle parole, mi sentivo sbagliata!
Tutto mi sembrava affrontabile tranquillamente, i problemi non erano tali, bastava risolverli ed il suo Papà ed io eravamo le persone giuste per farlo.
Bastava guardarla, ascoltarla, cullarla, ma non una volta ogni tanto, un neonato ha bisogno di quantità, non solo di qualità del tempo.
Poi le cose sono cambiate eh!
Con l’arrivo delle altre due Donnine i miei livelli di pazienza sono drasticamente calati e ho iniziato a comprendere il bisogno di avere tempo per me!
Un weekend childrenfree da tabù è diventato stra agognato.
Una cena senza pappa nei capelli (cosa che un tempo mi divertiva molto) un miraggio desiderato.

Credo che una Mamma debba fare ciò che si sente, in ogni caso, senza sentirsi sbagliata: se sta bene con suoi figlio non deve sentirsi in torto, se non prova subito un sentimento travolgente per quel piccolo mostriciattolo nemmeno.
Sono convinta che il segreto sia ascoltarci davvero, mettere da parte la casa, l’ordine, il lavoro, i consigli e tornare ad un livello empatico primitivo.

Nonostante ciò a volte mi arrabbio.
Quando per esempio noto che lo sdoganamento di certe emozioni e comportamenti che vuole essere una cosa positiva porta a volte a una totale legittimazione esasperata degli stessi comportamenti.
No, lì non ci sto, mi dispiace.
Credo che una Mamma sappia davvero risolvere i problemi del suo bimbo, ma se non ci prova davvero non lo saprà mai.
Credo che una Mamma abbia bisogno di rilassarsi di fronte ad un neonato che urla 24 ore su 24, ma se lo smolla ogni giorno alla Nonna non imparerà mai a calmarlo.
Credo che chiedere aiuto sia una cosa da fare assolutamente, ma non la prima opzione da valutare.
Credo che avere tempo per sè sia un diritto di ogni Mamma, ma che la stessa abbia anche dei doveri verso il suo bimbo.
Credo che le cose e il tempo a nostra disposizione, non saranno mai come prima, e che accettarlo col sorriso e cercare di andare avanti a modo nostro basandoci prima di tutte sulle nostre forze possa dare grandi soddisfazioni.

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Liberiamo una ricetta: Crostata di Marmellata alle prugne

31 Gen

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Oggi navigando per il web troverete moltissime ricette liberate o meglio tante #liberericette!
Il merito è di questa iniziativa di Mammafelice che oltre ad essere un bellissimo momento di condivisione mira ad aiutare la mensa rifugiati del Centro Astalli di Roma (nel link troverete tutte le informazioni necessarie per dare il vostro sostegno).
Ora, io non sono una gran cuoca, non ho quel nonsoché che occorre in cucina e che fa si che “Aggiungo un pizzico di questo”, “Un po’ di quello” e “Uhhhh, questo e quest’altro staranno divinamente insieme!”.
No, ecco, non sono io.
Diciamo che sono più la tipa che leggendo una ricetta dice “Ma questo serve proprio?! Ma no dai, non lo metto!”.
Ecco, ora che con questa confessione ho fatto fuggire tutti i veri cuochi posso proseguire.
Dicevo che nonostante ciò un cavallo di battaglia ce l’ho anch’io: la crostata di marmellata alle prugne!
A dire il vero inizialmente tutti si complimentavano “Ma che buona la tua crostata, porta quella alla prossima cena!” ora è più un “No eh, ancora la tua crostata no! È buona eh, ma che palle!”, ma va beh, il web è libero, no? È io voglio liberare lei, la crostata!
La ricetta è della mia Mamma, sotto le mie grinfie sono calate le dosi di burro e di zucchero e sono sicura che vìola tutte le regole di Cracco nella preparazione, ma è il risultato che conta no?
Dunque iniziamo (e mi scuso fin da ora se non userò i termini giusti)!

Ingredienti
250gr di farina 00
1/2 bustina di lievito per dolci
110gr di zucchero (quello fine fine)
80gr di burro
1 uovo
1 tuorlo d’uovo
1 vasetto di marmellata Rigoni di Asiago alle prugne (non è per far pubblicità eh, è che è proprio la coppiata giusta)

Se non vi fidate e volete cambiare marmellata prendetene un tipo contenente solo zuccheri naturali della frutta o eventualmente calate le dosi di zucchero nell’impasto.

Utensili
Stampo per torta di 32 cm circa (io ne uso uno per pizza, tanto la crostata è bassa)
Tagliapasta (che le solite righe hanno stancato e poi sono pure più difficili da fare!)
Carta da forno
Mattarello

Procedimento
In un contenitore capiente unite lo zucchero con il burro, impastateli insieme (io, viste le mie mille allergie, uso i guanti per farlo) finchè non avanza nemmeno un granellino di zucchero.
Fatto ciò aggiungete le uova e impastate un pochino (ma giusto per rompere i tuorli, niente di che).
Unite la farina e il lievito (che avrete precedentemente mescolato insieme in modo da far sì che il lievito si distribuisca bene) e impastate fino a che non si formerà una palla.
Ecco pronta la pasta frolla!
Mettetela a riposare in frigo avvolta nella pellicola trasparente per almeno mezz’ora (a dire il vero io molte volte non metto la pellicola, ma a mia discolpa posso dire che il nostro frigo non contiene praticamente mai cibi che rilasciano odori strani).
Trascorso il tempo del riposo disponete 3/4 di pasta sul piano di lavoro infarinato e vai col mattarello!
Ah, accendete il forno (il nostro è ventilato) sui 180°C nel frattempo!
Per semplificarmi le cose io tiro l’impasto direttamente sulla carta da forno infarinata, così da rendere più semplice poi lo spostamento nello stampo.
Una volta ottenuta la forma e lo spessore desiderati spostate nello stampo, ritagliate la pasta in eccesso (l’impasto si dilaterà molto, quindi non lasciate troppa cornice) e spalmate la marmellata.
Ho scritto un vasetto negli ingredienti, ma a essere sincera quando ne ho due a disposizione io ne uso 1 e 1\4 circa.
Ripiegate l’impasto verso l’interno sulla marmellata in modo da formare la cornice aiutandovi con una forchetta (se schiacciate un po’ i dentini impressi nell’impasto faranno anche un mini decoro).
Infarinate poi nuovamente il piano, tirate la pasta messa da parte e con i tagliapasta ricavate varie formine da posizionare poi sulla crostata (non mettetele troppo vicine, ricordate che si dilateranno).
Infornate la crostata assicurandovi che non sia inclinata e lasciate cuocere per 15-20 minuti (dipende dal vostro forno e dal livello di doratura che volete ottenere) in posizione centrale.
Una volta cotta tiratela fuori dal forno, ma non spostatela subito sul piatto di portata, lasciatela raffreddare nello stampo.

Il bello della crostata è che eliminando il solito decoro classico ci si trova davanti una lavagna libera su cui sbizzarrirsi con i tagliapasta o su cui scrivere messaggi tagliando la pasta frolla.
Nella nostra Famiglia il “Dillo con una crostata” è un must!
Eccone due esempi (qui però avevo raddoppiato le dosi essendo lo stampo più grande e con l’impasto avanzato? Semplice! Biscotti da fare con le bimbe!)

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Le storie sono per chi le ascolta, le ricette per chi le mangia. Questa ricetta la regalo a chi legge. Non è di mia proprietà, è solo parte della mia quotidianità: per questo la lascio liberamente andare per il web.

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1000 Awesome Things

A time-ticking countdown of 1000 awesome things by Neil Pasricha

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