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Il mistero dell’accento Milanese

18 Ott

Io ho frequentato l’università a Milano.
Il primo anno l’adoravo: passare dal nulla alla metropoli era stato bello, tutto a portata di mano, anonimato, nessuno che ti giudica, mezzi pubblici che ti portano ovunque.
Milan l’è ‘n gran Milan!
Poi passata la novità quella freddezza tipica delle grandi città non mi rispecchiava più, avevo iniziato a vederne gli aspetti negativi, avevo iniziato a temerla, a non capirla.
Durante la gravidanza della Grande io frequentavo ancora le lezioni della laurea specialistica e quindi dal lunedì al venerdì vivevo ancora là con le mie coinquiline.
Col pancione in crescita improvvisamente tutti, va beh, quasi tutti, erano diventati più cordiali; quando lo notavano gli abitanti di quella città che fino al giorno prima non mi consideravano mi sorridevano complici.
In metropolitana e in tram mi veniva sempre lasciato un posticino.
In bagno di fronte al mio pancione la coda si faceva da parte anche quando dovevo semplicemente lavarmi le mani.
Camminavo per quella città sentendomi spensierata, felice, la gravidanza era proprio come l’avevo sognata.
All’università poi era bellissimo: tutte le compagne di corso, già prima gentili, erano diventate ancora più attente e disponibili.
Vivevo in questo stato di beatitudine e avevo iniziato a fare pace con Milano.
Stavo seduta ad ascoltare i professori parlare ed ero beata, andavo al bar a prendere un caffè e me lo godevo proprio.
Dicono che il feto senta le emozioni materne e anche i suoni provenienti dall’esterno; ho letto che già capisce, che riconosce la voce materna e anche quella paterna come familiare forse perché la Mamma è ben disposta, rilassata quando parla il compagno.
Ecco non so quindi se è stato questo a fregarmi, se il ritrovato amore per Milano ha fatto intendere alla Grande che anche lei doveva amarla, perché lei oggi, nonostante sia sempre vissuta in Emilia Romagna, da genitori Emiliani, parla milanese!
“Grande come è andata oggi a scuola?”
Bène
“Se mai béne. Comunque, cos’è successo di bello?”
“Eh, bène! La Nicol mi ha dètto che mi invita al compleanno”

“Cosa vorresti per cena, facciamo le cotolétte?”
“Sì, la cotolètta

Ehi Grande vedi di chiudere quelle E!
In quanto a te Milano, va bene che avevo iniziato a fare pace con te, che ho sfruttato quello che avevi da offrire, che ti ho abitato, amato, odiato e poi ancora amato, ma ti prego esci dall’accento di mia figlia!

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Oggi so

9 Ott

Ecco, lo confesso, io sono una di quelle che Mamma lo è sempre voluta diventare, mi sono sempre sentita tale, con gli amici, con i fidanzati…
Sono una che adorava “Una Mamma per Amica” e diciamocelo pure, una parte di me sognava di essere lei.
Non ho mai avuto paura della maternità, l’ho sempre immaginata come naturale per me.
E in effetti così è stato, quando il test fu positivo quella prima volta le mie paure erano molte (ma come farò con l’università?? e la psicologa! farò mai la psicologa?! e dove vivremo adesso?? e i soldi?), ma nessuna c’entrava con quell’esserino che cresceva dentro di me, anzi da quel punto di vista sentivo che tutto era perfetto.
Le mie paure erano razionali, oggettive, un po’ imposte dalla società, ma io ero su un altro pianeta ed ero Felice.
Terribilmente, innegabilmente, Felice.
Ho letto tantissime cose durante l’attesa sulla gravidanza e sui bambini, ma non per insicurezza nelle mie capacità, mi fidavo ciecamente del mio istinto, ma perché volevo essere Mamma, con la maiuscola, volevo dare il meglio alle mie figlie (e ormai posso usare il femminile, che tanto si sa, i pistolini non fanno per noi!).
Quando è nata la Grande io ero totalmente a mio agio con lei, mi sentivo al posto giusto al momento giusto; quando le madri a fianco a me storcevano in naso quando rispondevo alla fatidica domanda “Quanti anni hai?” (ne avevo 23 e mezzo se lo volete sapere) o quando in giro sentivo dire “‘Arda, ‘na putina co’ la so putina” (trad. “Guarda una bambina con la sua bambina”) io mi offendevo. Sì, mi offendevo!
Mi sentivo capace e non capivo perché l’età doveva valere di più delle mie azioni!
Ricordo che mia suocera vedendomi dopo il parto con la mia bambina tra le braccia disse stupita della mia tranquillità “Sembra che sia sempre stata mamma” ed è vero, io mi sentivo proprio così.
Per me crescere la Grande è stato facile, facevamo tutto insieme, la portavo ovunque.
Non ricordo nessun dubbio, ho sempre saputo cosa fare, ero davvero sintonizzata con lei.
Non mi sono mai sentita in gabbia e sinceramente non capivo affatto le madri che dicevano il contrario.

Poi è arrivata la Media, la malattia perenne e con essa la segregazione!
E lì ho iniziato a capire quelle mamme. 😉
Con la Piccola non parliamone, apoteosi dell’esilio, e con esso la voglia di una valvola di sfogo.

Oggi non mi sento sicura come allora, i bisogni della Grande sono cambiati, tra di noi c’è una sorta di competizione (ma si può parlare di competizione con una 4enne?!?) e le mie paure ora sono legate alla loro educazione, a ciò che stiamo dando loro, ai modelli che rappresentiamo.
Oggi ogni tanto per essere felice sento il bisogno di essere ME, non solo Noi, non solo Mamma, ma solo ME e mi accorgo che quando sono Me, la Grande mi guarda con occhi diversi, occhi di ammirazione, e questo mi piace.
Oggi so che quella sensazione di onnipotenza che provavo purtroppo non è perenne, che ogni tanto la voglia di scappare anche solo a fare la spesa viene anche a chi Mamma lo è sempre stata nel cuore.
Oggi so che puoi essere Mamma da quando sei nata, ma la pazienza non è mai abbastanza!

Tre

18 Mar

Tre, è il numero perfetto…
Tre, li abbiamo sempre desiderati: vederli giocare tutti insieme, voltarsi in auto e vedere tre seggiolini pieni, sentire le loro voci, le loro liti, vedere che si abbracciano, si sostengono e si fanno sguardi complici a tuo scapito!
Tre…
Ieri era ciò che più desideravo, ma oggi il test è positivo e io ho paura.
Paura che non sia vero, paura di perderlo, paura di perdere me stessa, paura di non farcela, paura di essere talmente assorbiti dall’essere genitori da non essere più coppia…
Paure normali, umane, ma paure che, anche se per pochi secondi, mi tolgono il sorriso.
Riuscirò a essere una brava mamma anche per te piccolo gamberetto che stai crescendo qui dentro di me?
Lo vedremo insieme mio caro…

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