Tag Archives: emozioni

A volte ritornano…

2 Apr

Capita che la vita “vera” ti risucchi.

Il tempo passa risucchiandoti come un vortice.

Tu vorresti fare, scrivere leggere, ma devi scegliere.

O leggi o scrivi. Leggo!

O pulisci casa (che la tanto amata L che passava ogni mercoledì mattina ad aiutarmi qui mica viene!) o scrivi. Pulisco?!?

O vai a prenderle a scuola o scrivi. Ok vado, vado!

La vita nella VivaceCittadinaTerremotata a volte è più semplice che qui, ma altre volte più difficile.

Nuovi vicini, nuove dinamiche, nuove amicizie, nuove scuole, nuovi orari.

Avere le Amiche lontane geograficamente non aiuta e a volte la solitudine bussa; inizia piano, delicatamente, come il grattare sul vetro del gatto che vuole entrare in casa, ma si fa sempre più forte e più che un grattare delicato assomiglia ad uno stridio.

Ho cercato in questi mesi di concentrarmi sulla Vita reale, di conoscere persone.

Non volevo rifugiarmi nel web e così ho trascurato il mio blog.

Ora qualche Amica ce l’ho anche qui, la mia rete si sta espandendo e sono pronta a tornare.

Piano piano, ogni tanto, ma non come rifugio, come espansione di me.

A presto.

 

 

Nuovi inizi

20 Set

Lunedì 16 settembre. Ore 6:50.
La sveglia suonerebbe alle 7:00, ma io mi alzo.
Sono talmente eccitata che non riesco nemmeno a pelandreggiare come mio solito!
Oggi la Media inizierà nella nuova scuola d’infanzia e la Grande…. beh, per la Grande sarà il Primo Giorno di Scuola Primaria.
Mi vesto e corro a svegliare le Bimbe.
La Grande scatta seduta sul letto in un lampo, non aspettava altro, e grida con gioia “Sìììììììììì!!!” seguita a ruota dalla Sorella.
Si vestono in un lampo, sono carichissime e corrono giù per la colazione.
La Media è talmente carica (e sbadata come suo solito) che si sporca la maglia accuratamente selezionata per la giornata (prontamente lavata e asciugata col phon!).
La Grande tenta di mettersi il grAmbiulino (“Ma Grande, si dice grEmbiulino!!”) tre volte: prima, durante e subito dopo la colazione.
“No Grande aspetta, devi mangiare/finire/fare pipì prima di mettere il grembiulino!”

Alle 8:00 accompagno la Piccola al nido, torno a casa carico la Media in bici per accompagnarla alla sua scuola.
La Grande inizierà alle 9:00, spero di fare in tempo…
Alle 8:20 siamo dentro e la Media sembra entusiasta della sua nuova scuola e fortunatamente in sezione c’è già la sua amichetta N., conosciuta il giorno prima al parco.
Ci sediamo vicino a N. e la Media vuole che leggo loro un libro: sceglie “Clotilde generosa”, lo abbiamo anche Noi a casa ed è lo stesso che ho letto a Lei e alle sue Sorelle ieri sera prima di dormire.
La maestra sa che voglio partecipare all’ingresso della Grande così alle 8:50 mi fa salutare la Media.

È brava la mia Donnina, Lei sa.
Ci abbracciamo e intanto Lei sorridendo fa uno dei suoi suoni della vergogna, quelli che fa quando è in imbarazzo “Gnè”.

Quanti cuori ruberai? Quanti occhi si perderanno nel profondo dei tuoi caldi occhi marroni?
Ogni volta sei una sorpresa.
Timida, ma forte. Così coccolona e allo stesso tempo riservata.

Ci salutiamo e il suo buchino è ancora là, sulla guancia, così profondo che vien voglia di toccarlo.

Fortunatamente le scuole sono praticamente attaccate e in un battibaleno sono davanti alla scuola Primaria.

E la vedo.

La Grande.

Là vicina al suo Papà, emozionata.
Fa ciao con la mano alle bimbe che ha conosciuto in piscina e che fortunatamente saranno in classe con Lei, ma non va da loro.
È tesa, ma felice.
Vuole stare tra me ed il Marito, al sicuro.
Ultimi attimi nel Nido prima di spiccare il volo.
La convinco a fare una foto con le Amichette, poi arriva Lui, L., anche lui suo compagno di classe e pian piano Lei si sta lasciando andare.
Finalmente si apre il cancello, un sorriso le inonda il viso, si può entrare.
Battibecchi tra genitori sconosciuti accompagnano il nostro ingresso (parolacce e polemiche davanti ai bimbi?! ma per favore!), ma Lei per fortuna non sente, la sua testolina è altrove.
Varcando la soglia la osservo: è grande accidenti.
Le lacrime iniziano a sgorgare e fatico a trattenere i singhiozzi, ma Lei non mi vede, perché il Marito mi fulmina con lo sguardo indicandola.
Ha ragione, le renderei il tutto più difficile, ma quanto è faticoso lasciarle andare.
Cerchiamo la classe arancione e lì conosce finalmente le sue Maestre.
Con quella di matematica c’è feeling, la cosa promette bene.
Sceglie il banco: prima fila, vuole imparare in fretta!
Arriva in classe anche L. e si siede nel banco vicino al suo.
Ci guarda contenta.
Ascolta attenta ciò che le dice la maestra.

Sei così bella lì composta, col tuo grembiulino.
Ieri sera hai chiesto se tua Sorella poteva venire a scuola con te, se potevamo domandare alle maestre.
Così indipendente, ma così bisognosa…

Ci guarda e dice “Dai, andate via!”
Fosse facile!
Scambiamo due parole con la Maestra e usciamo.

Ti lasciamo lì, in quel mondo di cui noi non faremo parte.
Avrai i tuoi amici, scherzerai, giocherai, imparerai.
Sarai in ansia, avrai paura e dovrai affrontarlo da sola, senza di Noi.
Saremo pronti ad abbracciarti al tuo rientro, ascolteremo i tuoi dubbi, ma dovrai cavartela da sola.
La corda che ci lega si sta allungando sempre di più e che fatica accettarlo.

Deliri da genitore: la vigilia

19 Set

Domenica 15 settebre. Ore 7:05.

“Marito, sveglia, sveglia è giovedì (ma poi perché ho detto giovedì?!?)! Sono già le 7:05, dobbiamo alzarci o la Grande arriverà tardi a scuola!”
“Ale, è domenica, dormi.”
“Ah…davvero? Sicuro?”
“Sì”
“….ok….”

Dite che ero emozionata?!

A te che stai crescendo

6 Set

A te che dopo 5 giorni di inserimento al Nido entri felice in Sezione, ma che quando mi devi salutare fai lo spappolino e piangi.
A te che ti lasci coccolare dalle tue Tate e giochi con gli Amichetti.
A te che oggi hai mangiato all’Asilo Nido per la prima volta.
A te che mi stringi forte quando torno a prenderti quasi a non volermi far andare più via mentre il tuo mento torna a tremare.
A te che ti sei addormentata di un sonno profondissimo da far invidia alla Bella Addormentata a pochi metri da casa.
A te che ti sei risvegliata urlando “Caccaaaaaaa” e hai preteso di essere portata sul water pur portando ancora il pannolino.
A te che avevi ragione a urlare “Caccaaaaaa” ed eri raggiante di gioia mentre mi mostravi le galleggianti prove (ma non ce n’era bisogno, erano già nell’aria).
A te che con il tuo faccino convinto gesticolando a suon di gutturali “Mmmmmm mm mmmm M!” cerchi di raccontarci quello che pensi.
A te che parli poco (o nulla), ma quando non ti accontento ti lamenti dicendo “Oio Papà!” e quello si capisce benissimo.
A te che sei gelosa quando le tue Sorelle abbracciano me ed il Marito e le spingi via con forza a suon di schiaffoni urlando “NoOooOo!”.
A te che non porti rancore e dopo averle malmenate elargisci baci a tutta la Famiglia, gatta inclusa se è nella stanza.
A te che pretendi di fare “Tzin tzin” con ogni commensale ad ogni pasto.
A te che sei spericolata e le prove sono ben visibili sul tuo corpo: dal dente scheggiato al bernoccolo in fronte.
A te che nel bel mezzo dell’ipermercato inizi ad urlare e ti corichi sul pavimento perché il carrello vuoi spingerlo tu!
A te con quei capelli dritti come spaghetti.
A te Nanetta kamikaze e cocciuta voglio dire che vederti crescere è bellissimo, ma anche bruttissimo.
Che quando vedo quello spappolino con mento tremolante e ti dico “Gioca qui con la Tata e gli Amichetti, la Mamma torna a prenderti dopo” sorrido, ma in realtà vorrei fare lo spappolino proprio come te e stringerti forte forte.
Ti voglio bene Piccola mia.

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Riflessioni di una Madre seriale

23 Apr

Molte volte mi sento chiedere dalle persone: “A quando il quarto? Manca il maschietto”
La mia risposta ormai è standard: “Il che?! No, no, stiamo bene così!”
Nelle nostre fantasie abbiamo sempre immaginato 3 figli, ma in effetti, a essere sincera, io stessa credevo che la voglia di neonato non mi sarebbe mai passata.
Da quando è nata l’asmatica Piccola, complici anche il terremoto e l’infinito inverno, però non ho più sentito quel desiderio di maternità, quella voglia di un altro bebè tutto nostro da abbracciare ed annusare.
Di fronte ad una donna panzuta non sento più le farfalle nello stomaco.
Girovagando nei reparti neonati non ammiro con occhi a cuoricino la merce esposta.
Non che questo rappresenti un problema, eh!
Visto come sono fatta gestirne quattro non sarebbe molto semplice.
Non mi piace smollare le mie figlie, fosse una, ma tre…
Insomma tre bimbe tutte insieme non stanno buone buone in un angolo, figurati quattro!
A volte del tempo solo per Noi ci vuole (sia per Noi che per Loro visto la cozza madre che si ritrovano) ma me lo devo imporre, non mi viene spontaneo.
Io me le sono fatte, io me le tengo o hai voluto la bicicletta? Allora pedala! sono frasi che transitano abitualmente per il mio cervello, non mi abbandonano mai (grazie Papà eh, magari farmi un po’ meno complessata… ;-))
Poi mi piace andare in giro sola con Loro, anche solo per fare la spesa, mi fa sentire wonder woman, mi sento libera, forte, capace di affrontare qualsiasi cosa, ma un conto è gestire/vestire/sgridare/sopportare tre testone figlie, un’altro è farlo con quattro!

Ecco, durante le scorse settimane però sono accadute varie cose che mi hanno fanno riflettere…

La Grande che insistentemente continuava a chiedere un’altra sorellina…
“Ma Grande ne hai già due e a volte ci litighi pure!”
“Allora un fratellino!”
“A parte che si litiga anche con i fratellini, a volte non vuoi giocare nemmeno con le due sorelle che hai già, come faresti con tre che ti rubano le cose e strappano i disegni?!”
“Ma vi prometto che giocherei con tutte e tre sempre”
“Grande non si può, noi siamo in 5 in famiglia, siamo già abbastanza”

Le temperature di inizio estate che ci permettevano di giocare all’aperto tutto il giorno (lasciando la casa quasi immacolata! Quasi eh)…

La visione di un fantastico documentario sullo sviluppo dell’embrione nel ventre materno sul canale 420 DeaSapere (La guerra dei Sessi, episodio 4)…
“Mamma guarda! Ma è meraviglioso!!”

Cose magari sciocche, inutili analizzate singolarmente, ma che osservate insieme hanno il potere di dare un altro valore alla vita, di farla sembrare più semplice.
Indubbiamente non possediamo il giusto patrimonio genetico per figliare à gogo in questa regione, ogni broncospasmo mi toglie circa 1 giorno di vita, non lo reggerei!
(Quindi cari amici no, non farò un quarto figlio, mettetevi l’anima in pace)
Ma…
Ma se vivessi in un luogo in cui è sempre caldo sarebbe diverso?
Niente “Dai ragazze, mettete il cappotto!” detto almeno 15 minuti prima dell’orario in cui dobbiamo realmente uscire.
Niente “Copri il nasino con la sciarpa o dopo ti viene l’asma!”
Niente “No, oggi non posso uscire fa troppo freddo per la Piccola”
Niente “Marito torna presto da lavoro perché non posso andare a fare la spesa con le bimbe, sono ammalate”
Niente “Mamma, pronto sono io, non è che avresti latte/uova/zucchero/pollo/una cena completa da prestarmi? Non sono riuscita a uscire”
Secondo voi, sarebbe diverso?

La mia dose

6 Feb

Tutte malate.
La Media sta guarendo, non ha più la febbre, ma la tosse non la molla facilmente.
La Grande tossisce e tossisce, ma ora solo quando si corica (simpaticamente!) e oggi la febbe è solo 37,3°C.
La Piccola odora talmente tanto di catarro che la sentiresti arrivare anche ad occhi chiusi, solo con l’olfatto; bombardata di bentelan e broncovaleas e, visti gli scarsissimi miglioramenti, ora anche di antibiotico.
Fuori ovviamente c’è il sole e io dovrei fare mille cose: andare in banca, in posta, scegliere il mobile del bagno della casa nuova, comprare il regalo della Grande…
Ma non posso.
Sono qui a curare le Maggiori e a controllare ogni minima variazione di respiro della Piccola.
In queste giornate cariche di ansia e di noia, in cui devi riuscire nonostante le preoccupazioni a giocare con loro e a fare le tue cose facendo i conti con 3 malatine (e si sa i malati hanno voglia della mamma vicina).
In queste giornate in cui la montagna di panni da piegare si moltiplica a vista d’occhio, ma non è mai più alta di quelli ancora da lavare.
In queste giornate in cui quando apri la porta per prendere la posta ti rendi conto di divorare letteralmente l’aria esterna, come un drogato farebbe con la sua dose.
Ecco, in queste giornate fai certi pensieri.
Fantastichi, ti fai dei viaggi, stacchi con la fantasia e pensi “Cosa potrei fare se fossi solo io?”
Potrei poltrire sul divano leggendo un libro dall’inizio alla fine, tutto d’un soffio, ricercandone poi una volta terminato le parti salienti per assaporarlo fino in fondo e ritrovare nuove sfumature, nuovi punti di vista.
Potrei guardarmi in streaming tutte le puntate di Once Upon a Time o Grey’s Anatomy o perché no, riguardare Lost!
Potrei uscire , farmi una passeggiata e godermi queste giornate di sole.
Potrei chiamare un’Amica e andare con lei in giro a cercare quella cosa a cui penso da un po’.
Potrei riprendere in mano l’uncinetto e provare, creare, disfare.
Potrei pensare al progetto della cameretta nuova.

In questi momenti di clausura forzata mi manca poter fare ciò che voglio del mio tempo senza render conto a nessuno, senza dover organizzare una task force che mi sostituisca.
Ma tanto poi mi rendo conto che il progetto è per la Loro cameretta, con l’uncinetto avevo in mente di provare a costruire peluches per Loro, quella cosa che volevo acquistare è per Loro.
Insomma sono sempre in me, mi hanno ammaliata, stregata ed e si infilano anche nelle fantasie di fuga!
È inutile mentire, altro che aria aperta, la mia dose sono Loro.

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