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Libri, We love you

9 Ago

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Io adoro leggere.
La lettura mi catapulta in mondi speciali, mi fa vivere splendide avventure e viaggiare in posti mai visti.
Con un libro in mano posso vivere mille vite, e non perché la mia non mi piaccia eh, semplicemente per il gusto di conoscere una nuova storia.

Da bambina usavo tutte le mie mance Natalizie per comprare libri: gli Junior, e poi i gaja, della Mondadori erano tra i miei preferiti.
Nel mio paesino non c’era la biblioteca e per comprare libri bisognava andare in città.
Ricordo ancora quei pomeriggi in cui mia madre mi portava alla Feltrinelli e io potevo fare la scorta dei miei adorati libri.
Bianca Piztorno la mia autrice del cuore.
Il Giardino Segreto il primo libro rilegato “da grandi” che ho letto, ero in seconda elementare.

Col tempo ho sviluppato una lettura velocissima, volevo sapere tutto e subito.
Quando leggo non esiste nulla intorno a me, solo io e i protagonisti e questo è un bel problema quando devi insegnare l’amore per i libri alle tue figlie!
Non so leggere lentamente, nè a voce alta: sbadiglio di continuo, troppo lento per i miei gusti!

Come far capire loro che leggere è bello se non si riesce a leggere una pagina senza mille sbadigli?!

Semplice riempendo la casa stanza di libri!

Entrando nella loro nuova cameretta nella Casetta Verde si imbattono subito nella libreria: in basso libri alla portata di tutte, di quelli a prova di terrorista Piccola e salendo libri sempre più “da grandi”.

Funziona!
Ad ogni ingresso corrisponde un libro da sfogliare, da guardare, da sole o con le Sorelle.
La Grande ora vuole quelli senza figure, quelli che le leggo quando siamo sole, un capitolo alla volta (senza finire mai nessuno!) sbadiglio dopo sbadiglio; dice di leggerli e inventa girando le pagine.

La Media la settimana scorsa prima di dormire ha addirittura esclamato: “Io sstanotte non vollio Olssetto, dolmo con un liblo!”
Allora funziona davvero! è Ammmmoooreeeee….

….o sarà colpa degli sbadigli?! O.o

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Fantasticando

29 Mag

Io vi guardo.
Vi osservo mentre giocate insieme e vi invidio.

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Io che desideravo tanto una sorellina.
Talmente tanto che alla scuola materna mi ero convinta che la mia mamma fosse incinta. Lo avevo anche raccontato a tutte le maestre che si erano prontamente congratulate con mia Madre che in tutta risposta disse “Per cosa??”.
Talmente tanto che quando i passanti vedendo me ed il CugiFratello (più giovane di me di 2 anni) ci chiedevano “Siete Fratelli?” io avrei voluto che quel “Sì” che dicevamo per gioco, ridendo, bullandoci della nostra marachella, si avverasse.

Posso solo immaginare come sarà per voi crescere insieme: la ZiaTeen ed io abbiamo troppi anni di differenza, Sorelle, con la S, alla pari, lo siamo da poco ed il CugiFratello ed io non vivevamo insieme, facile amarsi.

Sarete Amiche o Rivali?
Uscirete nella stessa compagnia o separate?
Farete la stessa scuola o le passioni vi divideranno?
I vostri figli cresceranno come fratelli, come me ed il CugiFratello o non si potranno vedere?
Vi osservo, fantastico, immagino.
Scrivo nella mia mente una storia che forse non sarà, o forse sì, e sorrido.

Pie illusioni…

17 Mag

La Grande, dopo i suoi ultimi due amori platonici (qui e qui), ha un nuovo fidanzatino.
Si chiama L, lo ha conosciuto in piscina.
Ha quasi 6 anni ed il prossimo anno inizierà anche Lui la scuola Primaria nella Vivace Cittadina Terremotata.

Prima lezione
“Mamma hai visto quel bimbo, assomiglia un po’ a Nicola…”
“Ma non mi pare ci assomigli molto Grande…”
“Siiii ha gli stessi occhi!!”
Nel frattempo la Media indignata osserva il padre del suddetto bimbo commentando ad alta voce: “Mamma ma pelché quel macchio ha la coda?! è da pemminaaa!”
Il Padre ride e io imbarazzatissima parto con la lezione sull’uguaglianza dei sessi e sui pari diritti applicabili anche alle acconciature.
Iniziamo bene…

Seconda lezione
“Mamma chiedi alla sua mamma come si chiama quel bimbo?”
“Ma Grande non ti devi vergognare, chiediglielo pure tu”
“Nooo, dai domandaglielo”
Fortuna volle che la Madre in questione stesse chiamando proprio in quel momento suo figlio “L, vieni”
L!
Ecco il suo nome.
Accidenti proprio come il mio ex, sarà felice il Marito! 😉

Terza lezione
Fissandolo.
“Mamma vieni qui, ti devo dire una cosa all’orecchio”
“Dimmi Grande”
Sempre fissandolo “Io e L ci stiamo guardando. Io gli ho fatto un sorrisone e anche lui!”
A casa la sera:
“Papà L è il mio moroso!”
“Grande per essere fidanzati bisogna essere d’accordo entrambi. a te piace L, ma non sai se anche tu gli piaci”
“Certo che gli piaccio, mi faceva i sorrisoni!”
“Forse hai ragione, ma forse è solo gentile, per scoprirlo devi parlargli”
“E se gli faccio un disegno con dei cuoricini?”

Quarta lezione
“Mamma dai questo disegno alla mamma di L che lo da a L?”
“Grande ma se lo dai direttamente tu a Lui?”
“Nooo, dai, mi vergogno, mettiglielo nello zaino!”

Quinta lezione
Sorrisoni e finalmente la Grande osa un “Ciao L”.

Sesta lezione
L ricambia con un disegno e la Grande torna a casa felicissima
Io pianifico con la consuocera a casa di chi passeremmo il prossimo Natale.

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Settima lezione
“Mamma come si chiama L di cognome?”
“Non lo so Grande”
“Chiedilo alla sua mamma dai.”

Ottava lezione
“Chiedi il numero di telefono di L.?”

Nona lezione
Si salutano, Lei gli sorride.
La Madre di L. ed io li guardiamo sghignazzanti.
Iniziano i primi dialoghi:
“Lo sai che questa è mia sorella?”
Va beh Grande, ritenta!

Decima lezione
Mentre la Madre di L ed io finiamo di asciugare la Media e la sorella minore di L i due quasi fidanzatini escono dal containatoio e iniziano a parlare.
Lui: “Sai che le lettere che ci sono nel tuo nome fanno il mio nome?”
“Sai che te sembri un cuore?”
“Sai che te sembri un fiore?”
“L, sai che mi piaci?”
“Sì, lo so. Sai che anche tu mi piaci”
Questo dialogo me lo ha raccontato emozionatissima la Grande in auto al ritorno dalla piscina.
Non so ancora quanto ci sia di vero, ma nonostante l’iniziale volubilità mi lascia ben sperare per il futuro: 10 appuntamenti prima di dichiararsi ufficialmente…!
Dite che mi sto illudendo?!
O.o

Relazioni

4 Apr

“Mamma oggi siamo andati alle scuolementari in pulmino, ma la Media no, c’eravamo solo noi grandi”
“Sì Grande, me lo ricordo, però si dice scuola E-lementare o, ancora meglio, Scuola Primaria. Beh, com’è andata?”
“Bene, era bello. C’erano tutti i nostri amici dell’anno scorso, c’era anche Nicola…”
“Dai, Nicola! E cosa ti ha detto?”
“Non è stato tanto gentile sai, diceva sottovoce nell’orecchio di Niccolò La Grande è un culo e rideva, ma io sentivo”
“Ma proprio Ni-culo chiamava te culo?!? che brutto Grande! Non è stato per niente gentile, culo poi non è una bella parola, te lo ricordi cosa vuol dire?”
“È un modo brutto di chiamare il sedere?”
“Sì esatto. Quindi non vuol proprio dire niente quello che ti diceva, come fai a essere un sedere, sei una bimba! Ma tu ci sei rimasta male?”
“Un po’, ma l’Alice V mi ha difeso e poi…a me Nicola non piace più, siamo solo amici, ma se fa così non siamo più neanche amici!”
“Brava Grande, così si fa! E se lo fa ancora tu cosa fai?”
“Se lo fa ancora io lo spezzo in due!”
O_o

Il weekend da Morosini

29 Gen

Ce l’abbiamo fatta.
Per la prima volta siamo riusciti a smollare affidare la prole ai Nonni e partire solo Lui ed Io.
Le bambine erano contentissime, i Nonni addestrati, Noi… beh per Noi e stato molto strano.
Un po’ come quando uscendo dimentichi il cellulare a casa e per tutto il giorno lo cerchi nelle tasche; ti senti libero perché nessuno può rintracciarti o sapere dove sei e nello stesso tempo ti manca tantissimo.
Ci siamo divertiti, ci siamo riposati, ma una parte di Noi era con Loro.
Durante l’aperitivo nel locale c’era una giovane coppia con il figlio, avrà avuto pochi mesi più della Piccola, e i genitori lo rincorrevano in giro per il locale . Alla centesima vasca il sorriso dei due, inutile precisarlo, era diventato un po’ tirato e ho notato che ci osservavano.
Noi eravamo lì, liberi di guardarci negli occhi e chiacchierare senza nessuna interruzione sorseggiando il nostro prosecco e ai loro occhi saremmo sembrati una giovane coppia spensierata.
Ecco rendermi conto che per gli altri eravamo solo quello un po’ mi ha infastidito, noi non siamo solo quello. Prima di tutto io mi sento la Mamma delle mie figlie. Avrei voluto sventolare la foto delle mie bimbe a tutte quelli che ci guardavano.
Mi sentivo quasi declassata!
In realtà ci voleva un po’ di relax, sono davvero felice del nostro weekend da morosini, anche se devo ammetterlo: vedendo un mms con le Bimbe durante la cena ci sono scappate le lacrimucce.
Eh sì, è inutile negarlo: le bimbe ci hanno davvero cambiato la vita!
Siamo stanchi, diciamo pure esausti, non riusciamo mai a finire un discorso, per partire bisogna organizzarsi nei minimi dettagli, ma senza di loro siamo persi.
Hanno cambiato il nostro modo di vedere le cose, le nostre priorità piazzandosi al primo posto della classifica delle cose più importanti.
Da quando vedi per la prima volta quegli occhietti a gonfi e a mandorla (perché è così, tutti i neonati sembrano un po’ cinesini, ci avete mai fatto caso?) sei finito, magari non te ne rendi ancora conto consapevolmente, ma tutto ruoterà intorno a Loro, anche la tua felicità.
Crescere un figlio è la cosa più stancante, faticosa e allo stesso tempo meravigliosa che ci sia, con Loro si crea un legame indissolubile, e ogni tanto è bello avere l’opportunità di apprezzarlo ancora di più.
Questo weekend ci ha aiutati a ricaricare un po’ le pile, a ritrovarci come coppia e non solo genitori, ma anche a renderci conto che noi ora siamo la Mamma e il Papà di e che questo ci piace proprio tantissimo!

Innamorata

30 Nov

La Grande è innamorata.
Non più di Ni-culo, nè di Tommaso.
Talmente innamorata che ne parla con gli occhi languidi, lucidi con quello sguardo di felicità mista a vergogna; il tono di voce squillante, ma preoccupato accompagna la paura di non essere ricambiata.
Si strugge per Lui, mi ha chiesto a più riprese se lo troverà, se riuscirà a sposare uno proprio così, anche con lo stesso nome.
Da quando gliel’ho mostrato non fa che accostare aggettivi positivi al suo nome, lo ammira, fa continue domande sul suo passato e lo vuole guardare e riguardare.
Lui è Peter Pan e lei vorrebbe tanto essere la sua Wendy.

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Ancora, ancora e ancora

9 Nov

9 novembre 1999
Le giornate sono già molto fredde, tu vieni a trovarmi in scooter; ci vediamo al parco, alla curva, dove possiamo baciarci come solo due adolescenti sanno fare, per ore.
Il naso gelido, sempre un po’ umidino, le nostre mani intrecciate nelle tue tasche, io in punta di piedi per arrivare alla tua altezza.
Il primo “Ti Amo” che ti ho detto, timido, sussurrato all’orecchio, protetta dal buio delle 18 del pomeriggio di quel 9 novembre.
Le nostre strade poi hanno preso strade diverse, non eravamo pronti per stare insieme.

9 novembre 2008
Ore 7:30, nebbia, tanta nebbia; sto andando con la Grande che ha 9 mesi a casa dei miei perché oggi è vero è il compleanno della Mia Mamma, ma quest’anno sarà ancora più speciale, sto andando a prepararmi perché oggi ci sposiamo.
Vedo le nostre foto attaccate ai cartelli stradali con scritto Oggi Sposi e mi commuovo “Iniziamo bene” penso!
Alle 11:02 arrivo in chiesa con la Grande, un ritardo simbolico; tu sei là che ci aspetti.
Lei è in bianco, io no, ma il mio abito parla chiaro, sono proprio io la sposa.
Uscita dalla chiesa sorpresa! la nebbia non c’è più e al suo posto c’è un caldo sole che ha poco a che vedere con Novembre: è il nostro regalo.
Le nostre fedi d’oro rosa risplendono lucide, il sole fa risaltare tutte le sfumature del vestito.
I bellissimi colori dell’autunno ci fanno da sfondo e noi siamo tanto felici.

9 novembre 2012
Oggi come 4 anni fa splende il sole.
Abbiamo già fatto tanta strada, la nostra famiglia è cresciuta, siamo stanchi e irritabili, a volte litighiamo e spesso ci insultiamo, ma sappi Maritino Mio che ti sposerei ancora ancora e ancora!
Buon quarto anniversario.

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C’era una volta una ragazza smanettona…

8 Nov

C’era una volta una ragazza smanettona, che chiameremo casualmente A.
Quando aveva 12 anni il primo modem 56k fece ingresso in casa sua e lei, affascinata, appena poteva si connetteva a internet al suono di “tuuuuu tuuuuu cischhhhhhhhh aahhhhhhhh ct ct”.
Per lei, che adorava la tecnologia, la ammirava con occhi a cuoricino, quel suono aveva un nonsoché di melodioso.
Un giorno A andò a Milano a studiare e lì rimase folgorata da una cosa meravigliosa: la fibra ottica, il wifi, e la connessione 24 ore su 24.
Computer sempre acceso, la colonna che segnava il tempo rimanente del download dai 30 giorni del Paesino finalmente riportava 10 secondi (!!).
Era un nuovo mondo, pieno di caramelle, era il paese dei balocchi!
Le tecnologie avanzavano veloci e lei era fiera sui primi vagoni, non perché la possedesse eh, ma perché era aggiornata, iniziava a essere abbastanza pratica e quando non lo era imparava in fretta, con un pomeriggio a provare e riprovare.
Nulla la spaventava, poteva imparare tutto.
I giorni passano e nella sua pancia inizia a crescere un piccolo semino. Tutti i siti di tecnologie erano stati sostituiti con ricerche sulla maternità e dintorni; le sue conoscenze tecnologiche iniziavano a perdere colpi, ma non le interessava, il suo cuore e la sua pancia erano colmi, di gioia il primo, di vita la seconda.
Un bel giorno il semino nasce, è una piccola A che sembra un po’ un alieno, ma questo la nostra protagonista non lo vide, per lei e il suo Papà era meravigliosa (le foto però parlano chiaro ora, era proprio bruttina) e questo esserino la assorbe talmente tanto che accantona il cellulare, il computer e annessi e connessi.
Vivono in un limbo e alla prima A ne seguono altre 2 e intanto il mondo intorno a loro avanza.
Un bel giorno decide di riavvicinarsi alla sua vecchia passione e… ommiodddio cos’è?!
Il mondo del computer è cambiato e lei inizia quasi a non capirci più una mazza e non ha la mente fresca come allora e nemmeno un intero pomeriggio per capire come funziona.
Tutto questo post per dire perdonatemi perdonate questa ragazza ipotetica se il suo blog è tecnologicamente arretrato, ma è ai primi appuntamenti con la nuova tecnologia, si stanno frequentando e manca ancora un po’ al matrimonio, prima o poi torneranno ad amarsi e tutto sarà più bello (se ne avrà il tempo!).

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Questa caricatura è stata fatta per il mio cartellone di laurea e rappresenta pienamente quella che ero.

Ti voglio bene come…

23 Ott

Ogni sera quando portiamo le Donnine a letto il rituale è lo stesso.
Doccia, denti, pipì, pigiama, favola e nanna.
Così dovrebbe essere, ma di fatto ogni sera nella routine sono entrate tre nuove varibili: due fisse composte dall’immancabile “C’ho tete io”, seguito a ruota dal “Apettaaaaa, mi devo giutale le copette!” ovviamente urlato mentre stai per chiudere la porta dalla Media, e la terza non sempre presente che consiste nelle dichiarazioni d’amore.
Sono le solite scuse che ti propinano per cercare di rimandare il più possibile il momento del saluto, ma devo ammettere che quando avviene l’attimo delle dichiarazioni è davvero dolce.
Ogni volta la tematica cambia a seconda dell’ispirazione del momento, la Grande in genere lancia l’input e la Media segue a ruota.
A volte per esempio si parla di entomologia.
Mamma e Papà “Sogni d’oro bimbe, vi vogliamo tanto bene”
Grande “Io di più, come tutte le farfalle del mondo!”
Media “No, io di pù, ti volio bene come tutte le zanzale” (e vi assicuro che detto qui vale veramente tanto!)
Grande “E io come tutte le mosche e le coccinelle”
Altre volte di geologia.
“Ti voglio bene come tutta l’acqua del mare”
“Io come tutte le conchiie”
“E io come tutta la sabbia”
Quando inizia la Media in genere trae ispirazione da ciò che la circonda nell’immediato, quindi di arredamento.
“Ti volio bene come l’ammadio”
“E io come tutte le porte dell’armadio e i letti”
“Io come tutti i muli, tutte le potte, tutti i letti e tutti i letti a catello”
O di metereologia quando fuori piove
“Ti volio bene come tutta la pioggia”
“Io come tutta l’acqua del mondo”
Di solito il tutto si conclude con la Media che non trovando altri paragoni esclama ” E io vi adolo!”
Soddisfatti e sorridenti richiudiamo la porta in silenzio e …
“Mammaaaaaaa, ho detto che vi adolo!”
“Si Media, che bello, anche noi vi adoriamo, ora però nanna, sogni d’oro”

Teorema: prendi un bambino, trattalo male

16 Ott

Ore 13:30. Bagno di casa.
La Media è appena tornata dalla scuola dell’infanzia e mentre si svolge il solito pipì-denti-pigiama le estorco confessioni sperando che questa routine le si inculchi nel cervello rimanendo tale fino ai 20 anni (perché le vere maniache del controllo agiscono così, subdolamente!).
“Media com’è andata oggi a scuola? Ti sei divertita? ”
“Tzì, tzì. La Grande ha piatto pecché io non volelo giocale con lei”
“Beh, sì è giusto che giochiate anche separate, ma non farla piangere poverina. Ma tu con chi giocavi?”
“Con Tommazo” detto vergognandosi
“Ahhh, ma Media, ti piace Tommaso? Perché ti piace?”
“Tzì, pecché mi da i batcini, mi ta le coccoline…”
“E sono belli i suoi bacini e le sue coccoline?”
“Tzì”
“E tu gli dai i bacini?”
“Tzì”
“Dove?? Sulla bocca?” e qui il tono di voce materno si inizia ad alzare di qualche ottava
“Noooo, qui!” indicando la fronte sospiro di sollievo
“E tu cosa fai quando ti fa le coccoline?”
“Io non volio, lo mando via!”
“Ma Media, mica ti piace?? ”
“Tzì, ma lo mando via”
“…”

Forse questa bambina ha qualcosa da insegnarci.

Nascere a Mirandola, una scelta naturale

Nascere a Mirandola: una scelta naturale

E se mamma…

Mamme si diventa, ma in fondo al nostro cuore lo siamo sempre state!

Diario di una trimamma

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firmatocarla

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Italy with kids: stop at the playground

Mamma 360

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mamma fatta così

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Non chiamarla solitudine, la voce del silenzio

Liriche, incipit di romanzi, perle di (im)probabile saggezza

Robyberta SmileMaker

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La Terremo-mamma, una mamma terremotata

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io imparo con la felicità

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Marco Bianchi

I Magnifici 20 in Cucina

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Blog di cucina di Aria

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Bendix – Il blog di Lia Celi

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1000 Awesome Things

A time-ticking countdown of 1000 awesome things by Neil Pasricha

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