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PiZZa

11 Mag

Ci sono momenti in cui ti accorgi che la tua Bimba sta crescendo.
Sono momenti magari sciocchi e banali, ma in quegli attimi viaggiare con la mente è inevitabile.
Così ti fermi a ricordare.
La ricordi un anno fa, ancora piccola, ancora bambina…

Per dormire indossavi ancora il pannolino e ti rannicchiavi nel lettino.
Sì, il lettino, quello con le sbarre!
Avevamo appena tolto quella laterale e tu ti sentivi così grande…
Ti coricavi sorridente, felice di ritrovare lì ad aspettarti il tuo Orsetto ed il tuo ciuccio.
Abbracciando Orsetto col ciuccio in bocca, in quegli istanti tra la veglia e il sonno, producevi un suono ritmico, di gola “MMc”, “MMc”.
Sentirti della radiolina era buffissimo.

Eri già una testona, ma non avevi ancora abbastanza forza per impuntarti come fai ora.
Timida lo sei sempre stata.
“Vergognina” ti chiamiamo noi.
Ancora oggi quando una situazione ti imbarazza ti nascondi fra le gambe e vocalizzi suoni da bimba piccola: “Gnegnegne”
Come se il fingerti piccola ti aiuti, ti faccia sentire più protetta.

A volte sembri davvero tu la piccola del gruppo.
Poi arriva l’ora di dormire, vuoi le coccole, ma dopo due minuti reclami il tuo letto.
Sai essere così dipendente, così bisognosa di contatto, e allo stesso tempo indipendente.
A volte mi spiazzi.
Mi fai impazzire con la tua cocciutaggine.
Poi mi guardi con i tuoi occhioni, sorridi, vedo quella fossetta…

E cresci.
Siamo al mare, ti togli il pannolino in 2 giorni e abbandoni il ciuccio.
Per convincerti ti ho mentito (Scusa) dicendoti che non lo trovavo, ma che potevi ugualmente fare il tuo suono.
Non hai fatto storie, sei stata bravissima.
Un mese fa ti ho confessato la verità. Mi hai guardata e mi hai chiesto di darti il ciuccio!

Passa l’inverno arriva la primavera, ti diamo la bici di tua sorella.
Trascorro un pomeriggio intero a spiegarti che movimento devi fare con le gambe.
Tu ti arrabbi sostenendo “Non lietzcooooo”.
Mi arrendo.
Torniamo fuori il giorno successivo e tu salì in sella col tuo zainetto porta bebè in spalla e dal nulla inizi a pedalare.
Una parte di me ti osserva orgogliosa (l’altra ti darebbe una testata, sappilo).

E stasera…
Stasera è stato uno di quei momenti in cui ho pensato “È grande”.
Stasera quando vi abbiamo chiesto “Cosa dite Bimbe, mangiamo la pizza o il pollo?”
tu non hai risposto il tuo solito “Pitzza”.
Con nonchalance, senza nemmeno rendertene conto, tu mia cara Media hai detto “Pizza”.

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…già ciucciata?!?

29 Apr

25 aprile, le Donnine dormono dopo la giornata intensa trascorsa a Vulandra ed il Marito ed io pensiamo a cosa poter fare nel weekend.
“Che facciamo sabato? Dai, andiamo allo zoo di Bussolengo.”
“Ma ormai ci andiamo tutti gli anni!”
“Andiamo al SolitoMare nella casa dei Nonni?”
“Ancora?! Ma no, sempre là, ci siamo stati anche a Pasqua!”
“Allora andiamo in una città; facciamo Venezia! Mettiamo la Piccola nel marsupio a zainetto e le portiamo là. Deve essere bello per loro.”
“Ma sì dai, una gita a Venezia. Se il tempo lo permette però.”
“Facciamo che sabato ci svegliamo presto che tanto queste Scimmie hanno la sveglia interna puntata alle 7 in punto e a seconda delle previsioni scegliamo dove andare”

Sabato mattina.
Come previsto sveglia alle 7 (e te pareva?!).
Consultiamo il meteo.
Bussolengo: pioggia.
Venezia: pioggia.
SolitoMare: sole con qualche nubi.
Eh va bene, vada per il SolitoMare!
In viaggio spieghiamo alle entusiaste Bambine che no, non si può fare il bagno in piscina e nemmeno in mare. No, niente costume non è ancora estate, è primavera (vogliamo chiamarla così?!) e probabilmente non ci saranno nemmeno le solite Amichette.
La Grande allora riflette:
“Papà, ma ci sono già i Pirati nel mare anche se non è estate?”
“Non ancora, non ci sono ancora abbastanza turisti da derubare o a cui tagliare la gola”
“Tagliano anche la gola?!”
“Certo, ti aprono la pancia e ti rubano anche quello che hai mangiato!”
“…già ciucciata?!”

Riflessioni di una Madre seriale

23 Apr

Molte volte mi sento chiedere dalle persone: “A quando il quarto? Manca il maschietto”
La mia risposta ormai è standard: “Il che?! No, no, stiamo bene così!”
Nelle nostre fantasie abbiamo sempre immaginato 3 figli, ma in effetti, a essere sincera, io stessa credevo che la voglia di neonato non mi sarebbe mai passata.
Da quando è nata l’asmatica Piccola, complici anche il terremoto e l’infinito inverno, però non ho più sentito quel desiderio di maternità, quella voglia di un altro bebè tutto nostro da abbracciare ed annusare.
Di fronte ad una donna panzuta non sento più le farfalle nello stomaco.
Girovagando nei reparti neonati non ammiro con occhi a cuoricino la merce esposta.
Non che questo rappresenti un problema, eh!
Visto come sono fatta gestirne quattro non sarebbe molto semplice.
Non mi piace smollare le mie figlie, fosse una, ma tre…
Insomma tre bimbe tutte insieme non stanno buone buone in un angolo, figurati quattro!
A volte del tempo solo per Noi ci vuole (sia per Noi che per Loro visto la cozza madre che si ritrovano) ma me lo devo imporre, non mi viene spontaneo.
Io me le sono fatte, io me le tengo o hai voluto la bicicletta? Allora pedala! sono frasi che transitano abitualmente per il mio cervello, non mi abbandonano mai (grazie Papà eh, magari farmi un po’ meno complessata… ;-))
Poi mi piace andare in giro sola con Loro, anche solo per fare la spesa, mi fa sentire wonder woman, mi sento libera, forte, capace di affrontare qualsiasi cosa, ma un conto è gestire/vestire/sgridare/sopportare tre testone figlie, un’altro è farlo con quattro!

Ecco, durante le scorse settimane però sono accadute varie cose che mi hanno fanno riflettere…

La Grande che insistentemente continuava a chiedere un’altra sorellina…
“Ma Grande ne hai già due e a volte ci litighi pure!”
“Allora un fratellino!”
“A parte che si litiga anche con i fratellini, a volte non vuoi giocare nemmeno con le due sorelle che hai già, come faresti con tre che ti rubano le cose e strappano i disegni?!”
“Ma vi prometto che giocherei con tutte e tre sempre”
“Grande non si può, noi siamo in 5 in famiglia, siamo già abbastanza”

Le temperature di inizio estate che ci permettevano di giocare all’aperto tutto il giorno (lasciando la casa quasi immacolata! Quasi eh)…

La visione di un fantastico documentario sullo sviluppo dell’embrione nel ventre materno sul canale 420 DeaSapere (La guerra dei Sessi, episodio 4)…
“Mamma guarda! Ma è meraviglioso!!”

Cose magari sciocche, inutili analizzate singolarmente, ma che osservate insieme hanno il potere di dare un altro valore alla vita, di farla sembrare più semplice.
Indubbiamente non possediamo il giusto patrimonio genetico per figliare à gogo in questa regione, ogni broncospasmo mi toglie circa 1 giorno di vita, non lo reggerei!
(Quindi cari amici no, non farò un quarto figlio, mettetevi l’anima in pace)
Ma…
Ma se vivessi in un luogo in cui è sempre caldo sarebbe diverso?
Niente “Dai ragazze, mettete il cappotto!” detto almeno 15 minuti prima dell’orario in cui dobbiamo realmente uscire.
Niente “Copri il nasino con la sciarpa o dopo ti viene l’asma!”
Niente “No, oggi non posso uscire fa troppo freddo per la Piccola”
Niente “Marito torna presto da lavoro perché non posso andare a fare la spesa con le bimbe, sono ammalate”
Niente “Mamma, pronto sono io, non è che avresti latte/uova/zucchero/pollo/una cena completa da prestarmi? Non sono riuscita a uscire”
Secondo voi, sarebbe diverso?

Comitato di Liberazione Mamma

12 Apr

La settimana scorsa sono stata contattata dalle 50 sfumature di Mamma, tre simpaticissime mamme blogger provenienti da diversi luoghi che si sono conosciute sul web e hanno deciso di avviare un blog divertentissimo!
Provare per credere: leggete le loro fenomenologie di Mamme, fanno piegare in due dal ridere!
Comunque, dov’ero rimasta?
Ah sì, mi hanno contattata per far parte del Comitato di liberazione Mamma, un progetto che vuole dire tutto, ma proprio TUTTO sulla maternità.
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Non solo gioie, ma anche dolori.
Non solo fiori, ma anche spine.
Va beh, ci siamo capiti, no?
Un modo per non far sentire aliene quelle donne in dolce attesa che di dolce ci trovano ben poco; per non far sentire sbagliate quelle Neomamme che non si sentono propriamente subito Mamme .
Insomma sdoganare quei luoghi comuni legati alla maternità.

Come ogni Mamma che si rispetti ho anche io i miei momenti no, eccome se ne ho, ma dobbiamo parlare di noi, di ciò che ci ha fatto sentire sbagliate, aliene e per me forse è stato un po’ diverso.

Con la Grande, come ho già scritto, io mi sentivo già Mamma, lo sentivo, sapevo esattamente cosa fare quando l’ho avuta tra le braccia, un po’ perché avevo letto mille miliardi di manuali e un po’ perché lo sapevo. Punto!
Ciò che non sapevo lo chiedevo semplicemente alle infermiere.
Ricordo che nonostante ciò il vomito stile esorcista dopo ogni poppata mi aveva spiazzata (giuro, dovevo cambiarla e cambiarmi ogni volta)!
Ma mica lo chiamavano rigurgitino?? Oddio, e se stesse male?!
Elisa, l’infermiera del nido gentilissima (la stessa che mi è stata accanto nei momenti di sconforto del baby blues) mi aveva tranquillizzato “Tranquilla, è solo una golosona, mangia più di quello che le serve e ciò che è in più lo vomita”.
Una volta a casa ciò che ho provato e sentito è un po’ controcorrente con ciò che si legge nei libri di sdoganamento attuali.
Io con la mia bimba stavo benissimo, non mi pesava svegliarmi per darle il latte, non mi pesava fare tutto in sua funzione e desideravo profondamente portarla sempre con me.
Ciò che io però sentivo profondamente normale non veniva visto così dagli altri: “Non puoi separarti da Lei nemmeno per 2 ore?!” “Come? Viene anche lei fuori a cena?? Non la lasciate dai Nonni??” “Non andrete mica in Luna di Miele con Lei?!”.
Leggevo libri (divertentissimi e che consiglierei anche eh!) che parlavano della maternità come di una tortura e io, di fronte alle ovazioni di altre donne e mamme che li leggevano rispecchiandosi in quelle parole, mi sentivo sbagliata!
Tutto mi sembrava affrontabile tranquillamente, i problemi non erano tali, bastava risolverli ed il suo Papà ed io eravamo le persone giuste per farlo.
Bastava guardarla, ascoltarla, cullarla, ma non una volta ogni tanto, un neonato ha bisogno di quantità, non solo di qualità del tempo.
Poi le cose sono cambiate eh!
Con l’arrivo delle altre due Donnine i miei livelli di pazienza sono drasticamente calati e ho iniziato a comprendere il bisogno di avere tempo per me!
Un weekend childrenfree da tabù è diventato stra agognato.
Una cena senza pappa nei capelli (cosa che un tempo mi divertiva molto) un miraggio desiderato.

Credo che una Mamma debba fare ciò che si sente, in ogni caso, senza sentirsi sbagliata: se sta bene con suoi figlio non deve sentirsi in torto, se non prova subito un sentimento travolgente per quel piccolo mostriciattolo nemmeno.
Sono convinta che il segreto sia ascoltarci davvero, mettere da parte la casa, l’ordine, il lavoro, i consigli e tornare ad un livello empatico primitivo.

Nonostante ciò a volte mi arrabbio.
Quando per esempio noto che lo sdoganamento di certe emozioni e comportamenti che vuole essere una cosa positiva porta a volte a una totale legittimazione esasperata degli stessi comportamenti.
No, lì non ci sto, mi dispiace.
Credo che una Mamma sappia davvero risolvere i problemi del suo bimbo, ma se non ci prova davvero non lo saprà mai.
Credo che una Mamma abbia bisogno di rilassarsi di fronte ad un neonato che urla 24 ore su 24, ma se lo smolla ogni giorno alla Nonna non imparerà mai a calmarlo.
Credo che chiedere aiuto sia una cosa da fare assolutamente, ma non la prima opzione da valutare.
Credo che avere tempo per sè sia un diritto di ogni Mamma, ma che la stessa abbia anche dei doveri verso il suo bimbo.
Credo che le cose e il tempo a nostra disposizione, non saranno mai come prima, e che accettarlo col sorriso e cercare di andare avanti a modo nostro basandoci prima di tutte sulle nostre forze possa dare grandi soddisfazioni.

De gustibus…

26 Mar

“Bimbe, oggi si va in piscina!”
“Tzììì!”
“Sìììì”
Ebbene sì, finalmente la piscina è un luogo amato da entrambe le figlie; la Media si sta lasciando andare e riesce a divertirsi, la Grande è una sirenetta e ogni tanto riesce pure a saltare l’appuntamento fisso degli ultimi dieci minuti di lezione col wc (a quanto pare l’acqua le smuove la cacca…no comment!).
“Allora vi faccio un bel panino con la Nutella per quando uscite dall’acqua?”
“TZìììììì!!!”
“No, io non lo voglio con la nutella, non mi piace tanto”
COOOOSAAAAA?!?!
“Ah!” rispondo basita “….e allora con cosa lo vorresti Grande?”
“Col burro, lo vorrei col burro e basta”
BLEAH!
Va beh che de gustibus non disputandum est, ma il burro?!

PS: wordpress mi informa che questo è il mio 100esimo post! Auguri al blog!

Va di moda

13 Mar

Ed eccoti, sei in dolce attesa.
Sei emozionata, agitata, trepidante e finalmente arriva la tanto attesa morfologica.
Scopri (come peraltro tu ed il -non ancora- Marito speravate) che è femmina!
Inizi a fantasticare a ruota libera: stanza rosa, copriletto rosa, vestiti rosa…
Rosa, rosa, rosa…
Sei così felice che vuoi che tutti sappiano che sarà una Lei e ostentare quel colore ti viene naturale.
Dopo l’iniziale dipendenza dal total pink e complice la paura di mettere al mondo una Barbie schiava degli stereotipi, ti dai una calmata e ti disintossichi optando anche per altre tinte: una bellissima tutina marrone e, ohhhh, guarda che splendore quella là in fondo bianca!!??
Finalmente arriva il momento tanto atteso e tua figlia viene al mondo.
Nella presunzione visionaria tipica di ogni neo mamma La vedi come la più bella dell’universo: guarda che occhioni, che ciglia lunghe e che grazia (nel fare cosa non si sa), si vede lontano un miglio che è femmina, non ci sarà certo bisogno di ricoprirla di rosa, tutti lo capiranno!

Poi arriva il momento delle prime passeggiate.
Tu cammini tronfia spingendo la carrozzina, ostenti il tuo nuovo status di Mamma a tutti gli effetti, ti piace vedere che i passanti ti sorridono e sbirciano per osservare la tua bellissima bimba, anche se nessuno osa dirti nulla.
Un signore finalmente prende coraggio e ti chiede “L’è ‘n mastcin?” (trad. “è un maschietto?”)
Tu, che un po’ sei turbata, un po’ offesa e, diciamocelo, pure un po’ incazzata alterata, pensi: “Ma come?!”
Pensi appunto, ma con tranquillità, trattenendo quel ruggito che spinge per uscire dal profondo delle tue viscere , rispondi, “No è una femmina”.
Forte della tua convinzione che un’uomo non ne capisce una mazza continui per la tua strada convinta che si vede chiaramente: è. una. femmina!
Altri sorrisi e occhiate furtive.
Incroci una signora che con sguardo amorevole esclama guardando l’oggetto della tua devozione: “Oh, ma che bel putin! L’è propria ‘n bel Putin!” (trad. “Oh ma che bel bambino! è proprio un bel bambino!”)
Ma allora è un vizio!
É. UNA. FEMMINAAAAAAAA! Urli tra te e te, ma ancora una volta ti trattieni e rispondi: “Grrrr No, grrrr è una bambina grrrrr”
“Ah, la m’ha da scusar siora, csi picui i par tut cumpagn, la parea ‘n mascin” (trad. “Ah, mi deve scusare signora, così piccoli sembrano tutti uguali, sembrava un maschietto!)
Inutile precisarlo ti allontani alla velocità della luce dalla signora rea di aver commesso due dei peggiori reati che si possono commettere nei confronti di una neo mamma: aver sostenuto che la tua meravigliosa specialissima figlia sia uguale a tutti gli altri e averla scambiata per un maschio!
Sei molto turbata.

La tua teoria tanto si vede chiaramente che è femmina, non occorre il rosa inizia a suonarti ridicola, fortuna che ha compiuto un mese e puoi iniziare ad usare quel bellissimo ciuccio rosa che le avevi comprato.
Dai, col ciuccio sarà davvero inconfondibile!
Ma no, riescono ugualmente a chiederti se è un maschio.
Quando il gioco si fa duro, si sa, i duri iniziano a giocare: sfrutti la tua iniziale tendenza al total pink e dimentichi le paure sugli stereotipi.
Tutine, calzine, giubbotto, copertina, berretto, sciarpa e ciuccio: tutti rosa!
“Ohhh, così non potranno certo chiedermi se è una femmina” pensi soddisfatta ammirandola durante l’ennesima passeggiata.
Davvero ci credevi?
Non è così!
Non fai in tempo a formulare il pensiero successivo che “Uhhh, che bel bimbo!”
MA ALLORA FATE APPOSTA!
Niente, mi devo rassegnare.
A credere che mia figlia non sia poi così femminile visto che nemmeno in total pink la riconoscono come femmina?
CERTO CHE NO!
Ad abbandonare l’idea che il rosa è femmina ovviamente!
Evidentemente ora questo stereotipo è stato abbattuto ed il rosa va di moda anche per i maschi…!

😉

Quando il Papi non c’è…

18 Feb

Questo weekend il Marito è andato a sciare con i suoi vecchi amici.
Non è la prima volta, temevo il peggio, avevo già visioni riguardanti l’apocalisse casalingo che si sarebbe svolto di lì a poco, ma…
Esatto, ma, perché a differenza dell’altra volta le bimbe stavano bene, fuori splendeva il sole ed il clima era sufficientemente caldo.
Insomma, la Primavera sta arrivando e rende tutto più facile.
Domenica sera non ero esaurita, nè distrutta, anzi, nonostante la naturale stanchezza, oltre le occhiaie, sorridevo.
C’è da dire che eravamo partite già bene prima dei saluti: sabato mattina prima che il Marito partisse siamo andati a fare colazione tutti insieme nella Vivace Cittadina Terremotata, il nostro nuovo futuro paese, e siamo stati dalla nostra nuova casetta in costruzione passeggiando nella futura via, salutando i futuri vicini come fossero amici di vecchia data (sono sicura che qualcuno avrà pensato “Ma chi è ‘sta pazza?!”) e impezzando i malcapitati a spasso con i figli.
Durante il pisolino il Marito è partito ed io ho preparato cupcake al cioccolato ricoperti di marshmallows e cocco da portare alla cena organizzata con le altre Mamme smollate rimaste a casa con la prole (i cupcake erano buoni eh, ma la padrona di casa mi ha suggerito minacciandomi di morte di evitarli la prossima volta visto che ha dovuto pulire a mo’ di Cenerentola le briciole di marshmallows ancorate seminate sul pavimento dai nostri Pollicini…ehm Scusa!).
La serata è volata tra un “Non spingerlo!”, “Attenti che lui È PICCOLO!” (detto proprio così, in crescendo a mano a mano che la distanza tra bimbo 1 e bimbo 2 diminuiva), “Basta baciarla, lasciala in pace” (eh eh, abbiamo amichetti latin lover noi!).
Tornate a casa la Grande ha voluto dormire con me nel lettone visto che non c’era Papà; “Vieni anche tu qui con noi Media?” “No, io tzto bene nel mio letto” (confido nel futuro, anche la Grande preferiva il suo letto fino ad 1 anno fa) ed è stato bellissimo perché stava vicina vicina e si è fatta abbracciare tutta notte, cosa assolutamente non da Lei.
Al mattino siamo uscite e la Grande è riuscita ad andare per la prima volta in giro in bici senza ruotine per lunghi tratti, senza timori. Era contentissima, abbiamo anche fatto un filmino da mandare subito al Papà.
Al pomeriggio poi in paese per le Maggiori c’è stato il Carnevale con gonfiabili apprezzato moltissimo dalla Grande che ha rincontrato NiCulo tutta emozionata e un po’ meno dalla Media che dopo aver rischiato a più riprese di essere calpestata e non aver ben compreso il funzionamento dei coriandoli mi ha chiesto varie volte “Quando anniamo a cadza?!”.
E poi, beh qui, insieme ad un’Amica, ho dato il meglio di me, guardare per credere!

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Della serie: Trova l’intrusa!.

La mia dose

6 Feb

Tutte malate.
La Media sta guarendo, non ha più la febbre, ma la tosse non la molla facilmente.
La Grande tossisce e tossisce, ma ora solo quando si corica (simpaticamente!) e oggi la febbe è solo 37,3°C.
La Piccola odora talmente tanto di catarro che la sentiresti arrivare anche ad occhi chiusi, solo con l’olfatto; bombardata di bentelan e broncovaleas e, visti gli scarsissimi miglioramenti, ora anche di antibiotico.
Fuori ovviamente c’è il sole e io dovrei fare mille cose: andare in banca, in posta, scegliere il mobile del bagno della casa nuova, comprare il regalo della Grande…
Ma non posso.
Sono qui a curare le Maggiori e a controllare ogni minima variazione di respiro della Piccola.
In queste giornate cariche di ansia e di noia, in cui devi riuscire nonostante le preoccupazioni a giocare con loro e a fare le tue cose facendo i conti con 3 malatine (e si sa i malati hanno voglia della mamma vicina).
In queste giornate in cui la montagna di panni da piegare si moltiplica a vista d’occhio, ma non è mai più alta di quelli ancora da lavare.
In queste giornate in cui quando apri la porta per prendere la posta ti rendi conto di divorare letteralmente l’aria esterna, come un drogato farebbe con la sua dose.
Ecco, in queste giornate fai certi pensieri.
Fantastichi, ti fai dei viaggi, stacchi con la fantasia e pensi “Cosa potrei fare se fossi solo io?”
Potrei poltrire sul divano leggendo un libro dall’inizio alla fine, tutto d’un soffio, ricercandone poi una volta terminato le parti salienti per assaporarlo fino in fondo e ritrovare nuove sfumature, nuovi punti di vista.
Potrei guardarmi in streaming tutte le puntate di Once Upon a Time o Grey’s Anatomy o perché no, riguardare Lost!
Potrei uscire , farmi una passeggiata e godermi queste giornate di sole.
Potrei chiamare un’Amica e andare con lei in giro a cercare quella cosa a cui penso da un po’.
Potrei riprendere in mano l’uncinetto e provare, creare, disfare.
Potrei pensare al progetto della cameretta nuova.

In questi momenti di clausura forzata mi manca poter fare ciò che voglio del mio tempo senza render conto a nessuno, senza dover organizzare una task force che mi sostituisca.
Ma tanto poi mi rendo conto che il progetto è per la Loro cameretta, con l’uncinetto avevo in mente di provare a costruire peluches per Loro, quella cosa che volevo acquistare è per Loro.
Insomma sono sempre in me, mi hanno ammaliata, stregata ed e si infilano anche nelle fantasie di fuga!
È inutile mentire, altro che aria aperta, la mia dose sono Loro.

Liberiamo una ricetta: Crostata di Marmellata alle prugne

31 Gen

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Oggi navigando per il web troverete moltissime ricette liberate o meglio tante #liberericette!
Il merito è di questa iniziativa di Mammafelice che oltre ad essere un bellissimo momento di condivisione mira ad aiutare la mensa rifugiati del Centro Astalli di Roma (nel link troverete tutte le informazioni necessarie per dare il vostro sostegno).
Ora, io non sono una gran cuoca, non ho quel nonsoché che occorre in cucina e che fa si che “Aggiungo un pizzico di questo”, “Un po’ di quello” e “Uhhhh, questo e quest’altro staranno divinamente insieme!”.
No, ecco, non sono io.
Diciamo che sono più la tipa che leggendo una ricetta dice “Ma questo serve proprio?! Ma no dai, non lo metto!”.
Ecco, ora che con questa confessione ho fatto fuggire tutti i veri cuochi posso proseguire.
Dicevo che nonostante ciò un cavallo di battaglia ce l’ho anch’io: la crostata di marmellata alle prugne!
A dire il vero inizialmente tutti si complimentavano “Ma che buona la tua crostata, porta quella alla prossima cena!” ora è più un “No eh, ancora la tua crostata no! È buona eh, ma che palle!”, ma va beh, il web è libero, no? È io voglio liberare lei, la crostata!
La ricetta è della mia Mamma, sotto le mie grinfie sono calate le dosi di burro e di zucchero e sono sicura che vìola tutte le regole di Cracco nella preparazione, ma è il risultato che conta no?
Dunque iniziamo (e mi scuso fin da ora se non userò i termini giusti)!

Ingredienti
250gr di farina 00
1/2 bustina di lievito per dolci
110gr di zucchero (quello fine fine)
80gr di burro
1 uovo
1 tuorlo d’uovo
1 vasetto di marmellata Rigoni di Asiago alle prugne (non è per far pubblicità eh, è che è proprio la coppiata giusta)

Se non vi fidate e volete cambiare marmellata prendetene un tipo contenente solo zuccheri naturali della frutta o eventualmente calate le dosi di zucchero nell’impasto.

Utensili
Stampo per torta di 32 cm circa (io ne uso uno per pizza, tanto la crostata è bassa)
Tagliapasta (che le solite righe hanno stancato e poi sono pure più difficili da fare!)
Carta da forno
Mattarello

Procedimento
In un contenitore capiente unite lo zucchero con il burro, impastateli insieme (io, viste le mie mille allergie, uso i guanti per farlo) finchè non avanza nemmeno un granellino di zucchero.
Fatto ciò aggiungete le uova e impastate un pochino (ma giusto per rompere i tuorli, niente di che).
Unite la farina e il lievito (che avrete precedentemente mescolato insieme in modo da far sì che il lievito si distribuisca bene) e impastate fino a che non si formerà una palla.
Ecco pronta la pasta frolla!
Mettetela a riposare in frigo avvolta nella pellicola trasparente per almeno mezz’ora (a dire il vero io molte volte non metto la pellicola, ma a mia discolpa posso dire che il nostro frigo non contiene praticamente mai cibi che rilasciano odori strani).
Trascorso il tempo del riposo disponete 3/4 di pasta sul piano di lavoro infarinato e vai col mattarello!
Ah, accendete il forno (il nostro è ventilato) sui 180°C nel frattempo!
Per semplificarmi le cose io tiro l’impasto direttamente sulla carta da forno infarinata, così da rendere più semplice poi lo spostamento nello stampo.
Una volta ottenuta la forma e lo spessore desiderati spostate nello stampo, ritagliate la pasta in eccesso (l’impasto si dilaterà molto, quindi non lasciate troppa cornice) e spalmate la marmellata.
Ho scritto un vasetto negli ingredienti, ma a essere sincera quando ne ho due a disposizione io ne uso 1 e 1\4 circa.
Ripiegate l’impasto verso l’interno sulla marmellata in modo da formare la cornice aiutandovi con una forchetta (se schiacciate un po’ i dentini impressi nell’impasto faranno anche un mini decoro).
Infarinate poi nuovamente il piano, tirate la pasta messa da parte e con i tagliapasta ricavate varie formine da posizionare poi sulla crostata (non mettetele troppo vicine, ricordate che si dilateranno).
Infornate la crostata assicurandovi che non sia inclinata e lasciate cuocere per 15-20 minuti (dipende dal vostro forno e dal livello di doratura che volete ottenere) in posizione centrale.
Una volta cotta tiratela fuori dal forno, ma non spostatela subito sul piatto di portata, lasciatela raffreddare nello stampo.

Il bello della crostata è che eliminando il solito decoro classico ci si trova davanti una lavagna libera su cui sbizzarrirsi con i tagliapasta o su cui scrivere messaggi tagliando la pasta frolla.
Nella nostra Famiglia il “Dillo con una crostata” è un must!
Eccone due esempi (qui però avevo raddoppiato le dosi essendo lo stampo più grande e con l’impasto avanzato? Semplice! Biscotti da fare con le bimbe!)

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Le storie sono per chi le ascolta, le ricette per chi le mangia. Questa ricetta la regalo a chi legge. Non è di mia proprietà, è solo parte della mia quotidianità: per questo la lascio liberamente andare per il web.

Un regalo sudato

16 Gen

Avete presente quei giorni in cui tutto, ma proprio tutto sembra andare storto, in cui sembra che tutte le forze cosmiche siano coalizzate contro di voi?
Ecco lunedì è stato uno di quelli.
Era il giorno prima del compleanno, quello in cui dovevo andare con la Piccola a prendere il regalo per la Media, l’unico rimasto visto il virus che ci aveva decimati la settimana prima.
Ovviamente la notte prima inizia a vomitare anche il Marito, colui che aveva detto: “Io questa volta mi son salvato!”, frase che come ogni Mamma sa annienta qualsiasi anticorpo all’istante e crea automaticamente una corsia preferenziale per l’entrata di qualsivoglia virus.
La Mattina mi interrogo: centro commerciale a ovest o mega negozio di giochi a est?
Entrambi distano tra i 20 e i 35 km da casa e alla fine opto per il centro commerciale a ovest, è più vicino e intanto posso approfittarne per fare un po’ di spesa in vista della festa di compleanno con gli amichetti.
Arrivo, trovo un bellissimo parcheggio davanti all’ingresso… e te lo dico è CHIUSO!
Chiuso per inventario!
Va beh, il mega negozio di giochi dai 35 km ora dista da me una sesantina, quindi opto per una spesa veloce e una capatina nei due mini negozi di giochi delle vicinanze.
Non trovo nulla anche perché in realtà non sappiamo cosa regalare alla Media, la sua richiesta è stata “tutti i miei amitzi” e “Un zoco”!
Va beh, raggiungo il marito morente malato e opto per un ritenta, sarai più fortunata nel pomeriggio.
Ore 14:00 parto per est verso un’altro centro commerciale (non si sa mai) e il mega negozio di giochi. Inutile precisare che ho tempo solo fino alle 16:20 perché poi devo tornare in tempo per recuperare le maggiori a scuola.
Ovviamente anche il centro commerciale di est è chiuso per inventario fino alle 15 (Ma che è?! ‘na congiura?! Il giorno mondiale dell’inventario?!), ma almeno sono aperti i negozi al suo interno. Compro qualche vestitino per la Media pensando “Mal che vada almeno non saremo a mani vuote” e intanto arrivano le 15.
Tra i giochi al suo interno non mi soddisfa nulla, ma acquisto comunque i Marshmallows da regalare agli invitati che al mattino avevo scordato, pago nelle casse fai da te e corro verso il mega negozio di giochi.
Giro tra gli scaffali più volte, poi trovo un regalo che mi convince: Walkie talkie delle Principesse! Possono giocarci insieme le maggiori e questo risolverebbe anche un po’ il problema della gelosia della Grande ultimamente un po’ più presente.
Arraffo, vado per pagare ma…
“Dov’è il bancomat?!”
Ebbene si, lo avevo dimenticato nella cassa veloce del centro commerciale mezz’ora prima. -.-
Chiedo gentilmente alla cassiera di tenermi da parte il gioco, mi fiondo col cuore a mille al centro commerciale e recupero il bancomat (che fortunatamente mi era stato messo da parte!).
Torno al negozio di giochi e voilà sono le 16:15!
Ora ci manca solo che tra un mese mi arrivi una bella multa grazie ai nuovi velox e ufficialmente il 14 gennaio entrerà nella rosa dei “giorni no”!

Nascere a Mirandola, una scelta naturale

Nascere a Mirandola: una scelta naturale

E se mamma…

Mamme si diventa, ma in fondo al nostro cuore lo siamo sempre state!

Diario di una trimamma

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Mamma 360

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mamma fatta così

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Non chiamarla solitudine, la voce del silenzio

Liriche, incipit di romanzi, perle di (im)probabile saggezza

L'angolino di Ale

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VOLEVO FARE LA ROCKSTAR

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E voi? Figli niente?

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Ricomincio da quattro

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50 sfumature di mamma

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Goligoli.it

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La Terremo-mamma, una mamma terremotata

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io imparo con la felicità

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Marco Bianchi

I Magnifici 20 in Cucina

Ma Che Davvero?

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Blog di cucina di Aria

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Bendix – Il blog di Lia Celi

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1000 Awesome Things

A time-ticking countdown of 1000 awesome things by Neil Pasricha

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LA PROVA DELL'ESISTENZA DI QUESTO

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Robyberta Smilemaker

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