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Nuovi inizi

20 Set

Lunedì 16 settembre. Ore 6:50.
La sveglia suonerebbe alle 7:00, ma io mi alzo.
Sono talmente eccitata che non riesco nemmeno a pelandreggiare come mio solito!
Oggi la Media inizierà nella nuova scuola d’infanzia e la Grande…. beh, per la Grande sarà il Primo Giorno di Scuola Primaria.
Mi vesto e corro a svegliare le Bimbe.
La Grande scatta seduta sul letto in un lampo, non aspettava altro, e grida con gioia “Sìììììììììì!!!” seguita a ruota dalla Sorella.
Si vestono in un lampo, sono carichissime e corrono giù per la colazione.
La Media è talmente carica (e sbadata come suo solito) che si sporca la maglia accuratamente selezionata per la giornata (prontamente lavata e asciugata col phon!).
La Grande tenta di mettersi il grAmbiulino (“Ma Grande, si dice grEmbiulino!!”) tre volte: prima, durante e subito dopo la colazione.
“No Grande aspetta, devi mangiare/finire/fare pipì prima di mettere il grembiulino!”

Alle 8:00 accompagno la Piccola al nido, torno a casa carico la Media in bici per accompagnarla alla sua scuola.
La Grande inizierà alle 9:00, spero di fare in tempo…
Alle 8:20 siamo dentro e la Media sembra entusiasta della sua nuova scuola e fortunatamente in sezione c’è già la sua amichetta N., conosciuta il giorno prima al parco.
Ci sediamo vicino a N. e la Media vuole che leggo loro un libro: sceglie “Clotilde generosa”, lo abbiamo anche Noi a casa ed è lo stesso che ho letto a Lei e alle sue Sorelle ieri sera prima di dormire.
La maestra sa che voglio partecipare all’ingresso della Grande così alle 8:50 mi fa salutare la Media.

È brava la mia Donnina, Lei sa.
Ci abbracciamo e intanto Lei sorridendo fa uno dei suoi suoni della vergogna, quelli che fa quando è in imbarazzo “Gnè”.

Quanti cuori ruberai? Quanti occhi si perderanno nel profondo dei tuoi caldi occhi marroni?
Ogni volta sei una sorpresa.
Timida, ma forte. Così coccolona e allo stesso tempo riservata.

Ci salutiamo e il suo buchino è ancora là, sulla guancia, così profondo che vien voglia di toccarlo.

Fortunatamente le scuole sono praticamente attaccate e in un battibaleno sono davanti alla scuola Primaria.

E la vedo.

La Grande.

Là vicina al suo Papà, emozionata.
Fa ciao con la mano alle bimbe che ha conosciuto in piscina e che fortunatamente saranno in classe con Lei, ma non va da loro.
È tesa, ma felice.
Vuole stare tra me ed il Marito, al sicuro.
Ultimi attimi nel Nido prima di spiccare il volo.
La convinco a fare una foto con le Amichette, poi arriva Lui, L., anche lui suo compagno di classe e pian piano Lei si sta lasciando andare.
Finalmente si apre il cancello, un sorriso le inonda il viso, si può entrare.
Battibecchi tra genitori sconosciuti accompagnano il nostro ingresso (parolacce e polemiche davanti ai bimbi?! ma per favore!), ma Lei per fortuna non sente, la sua testolina è altrove.
Varcando la soglia la osservo: è grande accidenti.
Le lacrime iniziano a sgorgare e fatico a trattenere i singhiozzi, ma Lei non mi vede, perché il Marito mi fulmina con lo sguardo indicandola.
Ha ragione, le renderei il tutto più difficile, ma quanto è faticoso lasciarle andare.
Cerchiamo la classe arancione e lì conosce finalmente le sue Maestre.
Con quella di matematica c’è feeling, la cosa promette bene.
Sceglie il banco: prima fila, vuole imparare in fretta!
Arriva in classe anche L. e si siede nel banco vicino al suo.
Ci guarda contenta.
Ascolta attenta ciò che le dice la maestra.

Sei così bella lì composta, col tuo grembiulino.
Ieri sera hai chiesto se tua Sorella poteva venire a scuola con te, se potevamo domandare alle maestre.
Così indipendente, ma così bisognosa…

Ci guarda e dice “Dai, andate via!”
Fosse facile!
Scambiamo due parole con la Maestra e usciamo.

Ti lasciamo lì, in quel mondo di cui noi non faremo parte.
Avrai i tuoi amici, scherzerai, giocherai, imparerai.
Sarai in ansia, avrai paura e dovrai affrontarlo da sola, senza di Noi.
Saremo pronti ad abbracciarti al tuo rientro, ascolteremo i tuoi dubbi, ma dovrai cavartela da sola.
La corda che ci lega si sta allungando sempre di più e che fatica accettarlo.

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Deliri da genitore: la vigilia

19 Set

Domenica 15 settebre. Ore 7:05.

“Marito, sveglia, sveglia è giovedì (ma poi perché ho detto giovedì?!?)! Sono già le 7:05, dobbiamo alzarci o la Grande arriverà tardi a scuola!”
“Ale, è domenica, dormi.”
“Ah…davvero? Sicuro?”
“Sì”
“….ok….”

Dite che ero emozionata?!

Simpatico Burlone

10 Set

Ore 8:05.
Salotto della Casetta Verde.
Colazione.
Guest Star: la ZiaTeen che ormai vive con Noi per fare appunto la Zia mentre la Madre è impegnata nell’inserimento al Nido della Piccola.
“Ciao a TuttE (perché si sa: nella nostra famiglia il Marito può permettersi di usare sempre il femminile!), io vado a lavorare.”
Baci a te, baci a me, baci a Loro.
“Mi raccomando, ricordati, alle 12:10 vieni davanti all’asilo della Piccola che andiamo a prenderla insieme”
“Ricordamelo!”

Ore 11:40.
Bagno al Primo Piano della Casetta Verde.
Madre con capelli arruffati, scalza, grondante di sudore è dentro la vasca/doccia.
Vestita.
Potrebbe sembrare pazza, ma in realtà sta approfittando dell’assenza della Piccola kamikaze e della presenza della televisiva ZiaTeen che intrattiene le Maggiori a suon di film Disney e/o Classici e/o HarryPotteriani “Che è tutta cultura cinematografica!” per immergersi in uno dei suoi raptus puliscituttopuliscituttopuliscitutto.
“Che ore sonooooooooo?” urla la pazza Madre dal piano superiore.
I guanti da razdora le coprono l’orologio.
“Mezzogiorno meno ventiiiiiii!” risponde la ZiaTeen
“Manda un messaggio al Marito e scrivi 12:10 asilo!”
“Cheeeee?”
“”Manda un messaggio al Marito e scrivi 12:10 asiloooooooo!”
“Ah, okkeiiiiiiii”

Ore 11:57
Tanananana Tanananana Tanananana suona il telefono della Madre, è il Marito.
“Ma senti sono davanti alla scuola marrone, quella della Media, perché il Nido è qui dietro vero? Ma non c’è nessuno!”
La Madre conosce i suoi polli, il Marito la sta prendendo per il culo sta scherzando “Dai, piantala di fare l’asino! Sei in anticipo! Aspettami, arrivo anche io, entriamo insieme.”
La Madre cerca di ricomporsi e si fionda in macchina quando Tanananana Tanananana Tanananana.
È sempre il Marito.
“Cosa c’è?”
“Ma dov’è l’entrata, non vedo nessuno!”
“Dai, piantala!”
“No davvero, dov’è?”
“Ma dove sei??”
“Dalla scuola gialla di via G., il Nido mica è qui dietro?!”

Certo, il Nido è là dietro, ma la Moglie aveva già spiegato al Marito passando davanti alla struttura due settimane or sono che nonostante la Scuola della Piccola si potesse scorgere da via G. l’entrata del Nido era sul retro, mentre quella che dava su via G. era della scuola d’Infanzia.
Aveva anche costretto il Marito a passare nella via giusta e richiamando la sua attenzione aveva detto “Stai attento ora che se la devi andare a prendere tu… Ecco, la scuola è là, visto?” ottenendo anche un “sì sì” come risposta.

“Sì, la scuola è lì, ma devi fare il giro! Si entra dall’altra via, ricordi?? Te l’ho mostrato…ci siamo passati davanti…”
“Ahhhhhhhh! Ora ricordo…Volevo scherzare e alla fine ho sbagliato davvero!”
-_-

Tata TV o… Teacher?!

22 Mag

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Lo sai.
Tu che conosci a memoria ogni canzone dei Classici Disney e sei serial tv dipendente, a malincuore, lo sai.
Sai che la televisione non fa bene ai Bambini, specie se molto piccoli.
Lo hai studiato, lo hai letto su numerose riviste.
Mostrare la televisione ad un bambino al di sotto dei 2 anni può causare un ritardo nel linguaggio, poiché l’ascolto passivo non li stimola a ripetere, a comunicare.
Numerosi studi hanno anche dimostrato come l’abuso di TV possa portare i nostri bimbi ad una maggiore aggressività, a scarsi livelli di attenzione e iperattività e a difficoltà ad empatizzare.

Ma tu adori andare al cinema, ti piace guardare un bel film e così ogni tanto con le Maggiori organizzate “il cinema” la filmofila mamma sceglie scegliete un film tutti insieme, preparate i pop-corn, mettete a letto la Piccola e con tanto di copertina vi mettete sul divano (dove voi Genitori sapete già che resterete almeno 30 minuti extra dopo la fine del film per rispondere alle mille mila domande).
In quei casi ti giustifichi pensando che sia cultura cinematografica con dibattito a seguire.
Costruttivo quindi.
Ma durante il giorno?
No.
Lo sai.
Sei convinta che spenga la Loro creatività, piloti la loro fantasia quindi passi luuunghe mattinate invernali a fare lavoretti con Loro: colla, ovatta, brillantini, paiettes, pezzi di cartoncino a fine giornata popolano la tua chioma.

Eppure…

Eppure quando arriva una delle tue Amiche e Loro la riempiono di domande pretendendo tutta la sua attenzione tu quella TV la accendi per fare finalmente quattro chiacchiere in pace.

Quando tu ed il Marito volete preparare insieme la cena (dove insieme sta per: Lui cucina lasciando una scia di distruzione dietro di sè e tu lo osservi, lo insulti e riordini) dici Loro che possono guardare un cartone.
Per sedarle, per lobotomizzarle e non dover percorrere ogni 10 secondi il corridoio che divide la cucina dalla sala da pranzo.

Quando devi sottoporle a plurime sedute di aerosol accendi la televisione per evitare di doverle intrattenere rendere più gradevole la loro attesa.

Poi succede anche che tu abbia passato l’intera giornata a rispondere NO alle loro richieste e ormai l’unica differenza tra te e Grimilde (non ditemi che non sapete chi sia Grimilde!) sia il guardaroba (e non sei tu quella ad essere vestita meglio) e all’ennesima richiesta “Dai Mamma, solo mezzoretta, non l’abbiamo ancora guardata oggi!” il tuo lato tenero cede.
Non ce la fai proprio a dire ancora NO.
Così le accontenti.
Prendi il telecomando.
Accendi.
Illustri Loro il palinsesto e fai scegliere il programma.
Sintonizzi sul canale desiderato e…
“Ok Ragazze, un po’ di televisione ve la lascio vedere. In inglese ovviamente, contente?!
:evil

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Lei non sarà Ginevra

13 Feb

Nostra figlia doveva chiamarsi Ginevra.
Da adolescenti fantasticavamo sui nomi dei nostri figli e Ginevra era il nostro preferito, quello che volevamo, ne eravamo sicuri.
Poi il destino ci ha separati.
Vite diverse, in città diverse con amici diversi.
Ma ci siamo ritrovati, siamo tornati insieme e dopo una gravidanza andata male stavamo diventando 3 finalmente.
Quel bambino, anzi bambina, stava arrivando.
“Allora se femmina sarà Ginevra?”
“Bellissimo, ma….”
“Già, ma…”
Non era il suo nome.
Non lo sentivamo suo, troppo serio, suonava troppo duro, perfettino.
Lei non sarebbe stata così, Lei sarebbe stata un po’ pazza, un po’ fuori dalle righe a volte, ma non Ginevra.
Ginevra non è solo brava a scuola, è la più brava. Ginevra non urla, parla sempre con il giusto tono di voce. Ginevra non pranza con solo mezza chiappa appoggiata alla sedia, sta composta.
Lei, la nostra Lei, non sarebbe stata così, quindi non era il suo nome.
Con la nostra bambina in grembo sentivamo la necessità di un nome che si avvicinasse di più alla nostra idea di ciò che sarebbe diventata, più dolce, che evocasse sentimenti positivi, che portasse con sé un sorriso.
Inizialmente pensavamo a Zoe, dopo l’aborto un nome che significa “vita” ci sembrava perfetto, ma anche Zoe non era il suo: troppo corto e anche questo duro.
E allora abbiamo scelto.
Un nome allegro.
Un nome semplice che fa rima con emozioni positive.
Un nome corto ma non troppo.
Un nome con la stessa iniziale della Mamma, ma con lo stesso numero di lettere di quello del Papà.
Un nome simpatico, un nome che non si prende troppo sul serio.
Un nome che era perfetto per Lei, il Suo nome.

Chi preferisci?

12 Feb

Un po’ di tempo fa tra Mamme su Twitter in seguito ad un post sul sito de Il bambino di Donna Moderna si è parlato di preferenze tra i figli.
Se ne parlava come se dire “Io preferisco Tale piuttosto che Tizio” fosse liberatorio, come se si fosse scardinato finalmente un tabù, ma io invece di sentirmi liberata mi sentivo diversa.
Io non ho una preferenza assoluta per una di Loro e non lo affermo per perbenismo, proprio non ce l’ho.
Diciamo che la mia preferenza è altalenante, dipende dalle loro azioni, dalle reazioni legate al mio stato d’animo, da ciò che mi è successo quella giornata, se ho dormito bene e perché no (sono pure metereopatica!) se fuori c’è il sole.
Può durare pochi attimi o più giorni.
Per esempio amo che la Grande si batta per le sue idee, mi piace che il suo caratterino mi ricordi me stessa da piccola, ma quando esagera e sono esausta me la mangerei.
Se sono un po’ malinconica adoro il modo di abbracciarmi e guardarmi della Media che al contrario se sono di fretta o se l’ho appena sgridata mi irrita.
La Piccola è curiosa e sveglia, è una bimba attenta, mi piace vederla così reattiva, ma in certe situazioni la vorrei più calma.
Se durante una conversazione il mio interlocutore sostiene di preferire una delle mie figlie, io in automatico preferisco le altre 2 e cerco di elencare i loro aspetti positivi come se dovessi offrirgliela in sposa!
Ecco ogni Figlia ha quel nonsoché che mi fa perdere la testa, mi fa innamorare e anche quel nonsoché che mi fa venir voglia di prenderla a testate!
Dipende dai momenti.
Si parlava di preferenze come una cosa naturale, ma io non ci sto, credo che la parola più corretta, più neutrale, sia affinità caratteriali; ci può stare, a volte ci troviamo meglio con una persona piuttosto che con una altra e forse avverrà anche con i figli, non lo so, le mie figlie forse sono ancora troppo piccole.
A mio avviso il problema non è provare una maggiore affinità verso un figlio rispetto ad un altro, ma è adagiarsi, accettare questa cosa, non indagarla.
L’Amore non è in discussione, va bene, ma io dico che a volte l’Amore non basta, che il rispetto e l’ammirazione che si provano verso un figlio li meriti anche l’altro e sta a noi cercare di cogliere quel nonsoché che ai nostri occhi li farà, anche se per un momento soltanto, essere al primo posto.
A volte esistono caratteri più spigolosi, con cui è più difficile entrare naturalmente in sintonia, più difficili da comprendere perché magari molto differenti da noi, ma che comunque una volta capiti si mostrano in tutto il loro splendore.
Non rinunciamo a cogliere tutte le Loro sfumature.
😉

“Prima Primaria!” “Ammesso! Il prossimo”

1 Feb

Dopo averne parlato tanto fra di Noi (e con chiunque mi capitasse a tiro) stamattina l’ho fatto!
Ho iscritto la Grande in Prima Primaria come anticipataria.
Lo so, non si può proprio sentire Prima Primaria (d’ora in avanti PP)! Sembra uno scioglilingua.
Il Marito ed io siamo sempre stati favorevoli all’idea di mandarla a scuola l’anno prima se il suo livello di attenzione lo avesse consentito e iniziando già la scuola dell’infanzia come anticipataria poi il percorso ci è sembrato naturale.
Il problema è che a differenza dell’attuale paesino dove ti supplicano di iscriverli prima per non far chiudere la scuola nella nostra nuova città gli anticipatari non sono ben visti.
La Direttrice alla riunione informativa lo ha fatto capire cazziando ribadendo ai genitori l’importanza dell’opinione delle maestre della scuola dell’infanzia in questa scelta che non va presa alla leggera (dove la parola genitori sta per MammAlessia visto che ero l’unica madre di anticipatari presente!).
In realtà lo posso capire, là le scuole dell’infanzia sono divise per classi omogenee (grandi, mezzani e piccoli), non miste, e hanno una luuuuunga lista d’attesa, quindi gli anticipatari, inutile sottolinearlo, non entrano di sicuro.
Iscriverli l’anno prima in PP significa dunque far loro saltare l’anno da grandi, iscriverli da mezzani, senza che abbiano seguito tutte le attività di prescrittura previste nell’ultimo anno.
Alle Primarie d’altro canto sono obbligati ad accettarli, non ci sono liste d’attesa, se il genitore li iscrive sono tenuti a trovare un posto per quei bambini essendo scuola dell’obbligo, quindi il rischio è di trovarsi alunni assolutamente impreparati alla mole di lavoro, di impegno e costanza che la PP richiede e che necessitano dunque di più attenzioni (per le quali non c’è né tempo né personale).
Ecco, notare questa avversione mi ha un po’ destabilizzato.
L’opinione delle maestre della scuola dell’infanzia l’avevamo già chiesta e si sono mostrate favorevoli: anche per loro avendo la Grande frequentato 3 anni pieni di scuola dell’infanzia con quest’anno concluderebbe il suo ciclo.
Nonostante quindi la mia coscienza sia a posto quel detto non detto alla riunione che lasciava trasparire la loro opposizione mi dà da fare perché non vorrei si ripercuotesse sulla Grande.
Insomma se sei additato come anticipatario e la parola viene associata a qualcosa di negativo non la vivi molto bene, no?
Ecco, lo sapevo! Prima Primaria non è un comune nome e nemmeno un semplice scioglilingua!
È la prova d’ingresso per gli anticipatari, per vedere se potranno avere accesso al mondo della PP o dovranno rimanere relegati all’infanzia un altro anno.
Già mi immagino la scena.
Primo giorno di scuola, tutti i bambini sono nell’atrio.
La Direttrice:
“Tu, bimbo biondo lentigginoso, vieni qui!”
“Si…”
“Prova a dire: Prima Primaria!”
“Prima PrimaLia”
“Ah, sbagliato! Lo sapevo, non sei pronto! Tornatene alla materna!”
So già che quest’incubo mi accompagnerà fino a settembre inoltrato…

Il weekend da Morosini

29 Gen

Ce l’abbiamo fatta.
Per la prima volta siamo riusciti a smollare affidare la prole ai Nonni e partire solo Lui ed Io.
Le bambine erano contentissime, i Nonni addestrati, Noi… beh per Noi e stato molto strano.
Un po’ come quando uscendo dimentichi il cellulare a casa e per tutto il giorno lo cerchi nelle tasche; ti senti libero perché nessuno può rintracciarti o sapere dove sei e nello stesso tempo ti manca tantissimo.
Ci siamo divertiti, ci siamo riposati, ma una parte di Noi era con Loro.
Durante l’aperitivo nel locale c’era una giovane coppia con il figlio, avrà avuto pochi mesi più della Piccola, e i genitori lo rincorrevano in giro per il locale . Alla centesima vasca il sorriso dei due, inutile precisarlo, era diventato un po’ tirato e ho notato che ci osservavano.
Noi eravamo lì, liberi di guardarci negli occhi e chiacchierare senza nessuna interruzione sorseggiando il nostro prosecco e ai loro occhi saremmo sembrati una giovane coppia spensierata.
Ecco rendermi conto che per gli altri eravamo solo quello un po’ mi ha infastidito, noi non siamo solo quello. Prima di tutto io mi sento la Mamma delle mie figlie. Avrei voluto sventolare la foto delle mie bimbe a tutte quelli che ci guardavano.
Mi sentivo quasi declassata!
In realtà ci voleva un po’ di relax, sono davvero felice del nostro weekend da morosini, anche se devo ammetterlo: vedendo un mms con le Bimbe durante la cena ci sono scappate le lacrimucce.
Eh sì, è inutile negarlo: le bimbe ci hanno davvero cambiato la vita!
Siamo stanchi, diciamo pure esausti, non riusciamo mai a finire un discorso, per partire bisogna organizzarsi nei minimi dettagli, ma senza di loro siamo persi.
Hanno cambiato il nostro modo di vedere le cose, le nostre priorità piazzandosi al primo posto della classifica delle cose più importanti.
Da quando vedi per la prima volta quegli occhietti a gonfi e a mandorla (perché è così, tutti i neonati sembrano un po’ cinesini, ci avete mai fatto caso?) sei finito, magari non te ne rendi ancora conto consapevolmente, ma tutto ruoterà intorno a Loro, anche la tua felicità.
Crescere un figlio è la cosa più stancante, faticosa e allo stesso tempo meravigliosa che ci sia, con Loro si crea un legame indissolubile, e ogni tanto è bello avere l’opportunità di apprezzarlo ancora di più.
Questo weekend ci ha aiutati a ricaricare un po’ le pile, a ritrovarci come coppia e non solo genitori, ma anche a renderci conto che noi ora siamo la Mamma e il Papà di e che questo ci piace proprio tantissimo!

Passi avanti

22 Gen

Come dicevo ieri, 30!
Sembra proprio il numero giusto per festeggiare in grande, no?
Poi la Grande ha quasi 5 anni, la Media 3 e la Piccola, proprio oggi fa, 14 mesi.
Direi che è arrivato il momento giusto per osare quindi come regalo ho organizzato un weekend a sorpresa.
Senza. Figlie.
In montagna in un centro benessere, solo Lui ed io per bensì una giornata e mezzo come non accadeva dal lontano 2007.
Prenotare è stato strano, difficile anche, ma l’avevo detto: imparare a smollare e un po’ di tempo soli soletti.
Il Marito non se lo aspettava proprio ed entrambi proviamo quel misto di eccitazione, preoccupazione e senso di colpa, come bambini che possono andare alla loro prima festicciola senza i genitori, ma non invitano l’amico del cuore.
So che in realtà sarà più difficile per Noi che per le Donnine; Loro, Piccola compresa, stravedono per i Nonni e la Grande si è già lamentata del fatto che una notte è troppo poco.
Per gestire la nostra ansia da separazione stiamo già stillando una piccola lista di raccomandazioni da portare ai Nonni insieme alle Figlie, la maggior parte del tutto inutili ovviamente!

Esausti, ma insieme: routine di una Mamma ed un Papà

25 Ott

Stamane ho letto un bellissimo post sul ruolo del padre e della madre, su come la società imponga sempre il ruolo di casalinga alla madre e quello di lavoratore al padre.
Ciò che rende ancor più bello quell’articolo è che è stato scritto da un Padre.
Non si tratta del solito, seppur giusto, elogio delle donne e dell’importanza del loro ruolo nel mercato del lavoro, ma di un Papà che si è reso conto che questa veste che gli è stata imposta, che lo vuole sempre disponibile sul lavoro toglie tempo prezioso ai suoi figli.
Ovviamente ciò mi ha portato a riflettere sulla nostra situazione, noi un bravo Papà lo abbiamo, molte volte me ne lamento perché non c’è un vero 50 e 50, ma lui è un giovane imprenditore e io sono a casa ad occuparmi delle bimbe, quindi se vogliamo è normale che sia così, per ora.
La nostra giornta tipo è così: sveglia alle 7:10, va in bagno lui si lava e se intanto qualche figlia capita in bagno lava pure lei mentre io preparo la Piccola dopodiché lui scende a preparare la colazione e io seguo il momento vestizione.
Si scende, colazione tutti insieme, poi lui va a lavoro e io porto le grandi a scuola (l’anno scorso lui portava la Grande ed io la Media al nido, ma ora sono insieme).
12:30 torna a casa, mangiamo con la Piccola, se occorre la imbocca lui, sempre è lui a dargli la frutta; terminato io sparecchio e loro un po’ mi aiutano e un po’ si coccolano sul divano.
Se le maggiori escono dopo pranzo va lui a prenderle, se no va direttamente a lavoro e al pomeriggio vado io a recuperarle a scuola dopo che la Piccola si è svegliata dal pisolino e ha fatto merenda.
La sera torna tra le 18:15 e le 19:15 a seconda della mole di lavoro (quando uno è in proprio non si può pretendere troppo) e i casi sono due cucino io e lui gioca con le Donnine o più frequente cucina lui con qualche Figlia che si intrufola in cucina e lo aiuta mangiando ciò che sta preparando!
A lui piace cucinare, ha più fantasia culinaria di quanta ne abbia io, unica pecca: lo stato della cucina. Inizialmente pretendevo che lui agisse come me: mentre cucino appena finisco di usare un utensile lo metto in lavastoviglie e ne uso il minimo indispensabile, lui invece abbandona tutto sul piano di lavoro utilizzando una quantità di ciotole da far invidia alla cucina della Clerici!
Ora io mi sono ammorbidita e concedo di più e lui ha ridotto il numero degli strumenti utilizzati (il matrimonio in fondo è basato sul compromesso no?).
Si cena e devo dire che se le nostre figlie mangiano tutto è merito suo, io ero una di quelle bimbe magrissime a cui non piaceva nulla, men che meno la verdura (poi crescendo son cambiata eh), lui uno di quelli che mangiava senza fiatare le verdure a vapore anche se non gli piacevano; ecco le nostre figlie mangiano tutto e la Grande in particolare (la Media è nel suo periodo ribellione) anche se la pietanza non le garba dicendo “L’ho mangiato perché so che fa bene al mio corpicino”.
Dopo cena sparecchiamo e mentre lui gioca un po’ con le Donnine io carico la lavastoviglie e poi tutti su.
Lui fa la doccia alle bambine o con loro e io le accolgo fuori pigiamandole e preparando spazzolini.
Favola, coccoline, nanna e finalmente un po’ di tv noi due soli soletti!
Il telegiornale non lo vediamo quasi mai, la televisione durante i pasti è spenta e le nostre porte sul mondo sono il pc, lo smartphone, il tablet e la radio.
A volte il venerdì esce, a volte esco io ed in genere lo facciamo dopo che le pupe sono andate a dormire, per salutarle entrambi, per aiutarci, per sostenerci.
Capita che le uscite siano per cena e si occupa della messa nanna il genitore che rimane.
Mi lamento perché lui non sa quali medicine omeopatiche dar loro per prevenire l’influenza o perché dalla pediatra vado quasi sempre io, ma so che se avesse più tempo lo farebbe anche lui (come è successo in passato); ho imparato a tollerare (ancora non rispettare, mi ci vuole tempo) che non carichi la lavastoviglie come me o che metta a lavare i calzini appallottolati.
A volte penso che sono fortunata altre semplicemente che è giusto così, perché al giorno d’oggi per essere un bravo Papà, con la maiuscola, non basta portare a casa la pagnotta e giocare con i propri figli un’oretta di sabato, questo andava bene forse negli anni 80, ma ora no.
Mio Marito questo lo sa, lo sente, ha bisogno anche lui di stare con le sue figlie, sa di essere indispensabile per la loro educazione come lo sono io, ma ciò che gli pesa è che molte volte non è capito, non da persone che incontra per lavoro che vorrebbero un appuntamento il sabato, non dagli amici quando dice “Non esco a cena anche questa sera”.
Certo, non significa che non abbia mai voglia di uscire o di rilassarsi senza figlie, ce l’ha eccome, come me del resto, semplicemente sa che se non mi aiuta lui io ce la faccio, ma a che prezzo?
Al suo ritorno a casa troverebbe ancora la donna che ama ed ha sposato o solo la sua ombra?
Siamo stanchi ed esausti, ma lo siamo insieme e credo che questo sia il più bel lieto fine.

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