Archivio | marzo, 2013

Di orsetti e risvegli poco simpatici

28 Mar

Ore 21:00
“Marito andiamo a letto presto: domani la Grande ed io dobbiamo svegliarci alle 6:50 per il suo primo prelievo.
Preparo tutto fuori dalla camera così non vi disturbiamo e potete dormire fino alle 7:30, tanto non c’è scuola [n.d.a. siamo ancora tutti accampati nella stessa camera causa terremoto]. Anzi per fare ancora meno rumore metto la Grande a letto con noi, avrò un po’ freddo visto che mi scopre di continuo, ma almeno non la devo calare giù dal letto a castello di peso rischiando di svegliare le sorelle!”

Ore 23:00
Twitto con Mamme blogger di vaccini, mi do un tono, sto attenta a ciò che scrivo (che rendere un concetto in 140 caratteri non è mica facile), poi arriva lui: il correttore automatico!
Volevo scrivere “Non vaccinare è corretto?”, ma diventa “Non vaccinare è ORSETTO?”.
BUM!
Perdo immediatamente credibilità e il discorso degenera.
Complici la tarda ora e la stanchezza e la ridarola prende il sopravvento.
Si sa, dalla ridarola alla follia il passo è breve e da lì iniziano una serie di frasi deliranti riguardanti orsetti che finiranno solo all’1:00.
Fortuna che dovevo andare a letto presto!

Ore 6:00
“UUUaaaaaaaUUUaaaaa”
Fa un freddo boia, la Grande mi ha scoperto per l’ennesima volta e la Piccola si lamenta rompendo svegliando tutti.
La Media deve andare a fare la cacca.
La Grande è emozionata per il suo primo prelievo e non vede l’ora di alzarsi.
Il Marito ed io facciamo finta di non sentire.

Ore 6:05
“Maaaaammaaaaaa, c’ho la caccaaaaa”
Niente da fare, devo accompagnarla.
“Che bello, ci alziamo?!”
“No, Grande, porto in bagno la Media, tu torna a dormire, è troppo presto!”
La Piccola riprende a lamentarsi.
Le tappo la bocca con metto il ciuccio, la corico nel lettino e raggiungo la Media in bagno e accanto a Lei c’è la Grande pimpante come un grillo!
“Grande torna a letto non è ora!”
Va in camera malvolentieri, nel frattempo la Media fa quel che deve, la lavo, si torna a letto.

Ore 6:15
La Piccola continua a parlare in un’idioma sconosciuto ai più.
La Media vuole che allontani la Piccola dalla stanza “Mamma pottala, mi dittulba”.
La Grande continua a chiedere tra quanto ci alzeremo.
Il Marito ed io fingiamo di esserci già riaddormentati.

Ore 6:20
“Papapapppaaaa tatata”
“Mammaaaaaa, mi dittulbaaaaa”
“Adesso ci alziamo?!”

6:30
“Pa pa pa ta ta ta”
“Mamma adesso è ora?”
“Batttaaaaa mi dittulbateeee”

Ore 6:40
“Mamma andiamo?”
“UUUUaaaaaaaaa”
zzzzzzz

Ore 6:50
zzzzzzz
zzzzzzz
zzzzzzz
E ovviamente suona la sveglia!
La Grande si alza immediatamente e va in bagno.
La Media la segue perché “C’ho ancola cacca”
La Piccola non ci sta, si sente esclusa e si lamenta.
Lavo la Media e la rispedisco in camera insieme alla Piccola urlante ed il Marito.
La Grande ed io ci vestiamo e ci defiliamo alla velocità della luce.

Ore 8:20
Di ritorno dal prelievo, sono stanchissima.
La loro prima giornata di vacanza è appena iniziata.
Ed è pure giovedì!
Tanti auguri a me!

De gustibus…

26 Mar

“Bimbe, oggi si va in piscina!”
“Tzììì!”
“Sìììì”
Ebbene sì, finalmente la piscina è un luogo amato da entrambe le figlie; la Media si sta lasciando andare e riesce a divertirsi, la Grande è una sirenetta e ogni tanto riesce pure a saltare l’appuntamento fisso degli ultimi dieci minuti di lezione col wc (a quanto pare l’acqua le smuove la cacca…no comment!).
“Allora vi faccio un bel panino con la Nutella per quando uscite dall’acqua?”
“TZìììììì!!!”
“No, io non lo voglio con la nutella, non mi piace tanto”
COOOOSAAAAA?!?!
“Ah!” rispondo basita “….e allora con cosa lo vorresti Grande?”
“Col burro, lo vorrei col burro e basta”
BLEAH!
Va beh che de gustibus non disputandum est, ma il burro?!

PS: wordpress mi informa che questo è il mio 100esimo post! Auguri al blog!

Un nuovo idolo

24 Mar

Ci sono voluti mesi, ci sono voluti tentativi, ci sono volute suppliche, ci sono volute strategie e finalmente oggi la Grande dopo il pisolino ha finalmente affermato ciò che in casa ci auguravamo da tempo:
“Papà sai una cosa? A me non piace più Peter Pan!”
Finalmente!
Il suo idolo è stato soppiantato, dopo averle mostrato durante le lunghe malattie invernali film su film, la mia opera è riuscita.
Lei ha scelto il suo nuovo idolo:
“Mamma possiamo guardare Star Wars?”
“Va bene Grande, quale preferisci?”
“A me piace di più quando Dart Fener ha il casco”
Wow, una vera tradizionalista, è per la trilogia classica.
“Ah ok, allora guardiamo uno di quelli?”
“No, mi piace, però guardiamo quello dove ha ancora i ricciolini”
Ah, tradizionalista, ma mica scema! Anakin è un certo gnocco con i ricciolini!
Per l’occasione ha costruito una spada laser e si è vestita di tutto punto, ovviamente tutta in dark!

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Meglio quando adorava Peter Pan forse era?!

PS: ma lo vedo solo io o davvero i capelli della Grande hanno preso la forma del famoso casco?! O_o

Il razzismo e i bambini

21 Mar

Oggi è il 21 marzo.
Tutti sappiamo che è il primo giorno di Primavera, ma forse non tutti sanno che è anche la Giornata Internazionale contro il razzismo (o come dice Wikipedia per l’eliminazione della discriminazione razziale).
Per ricordarla e celebrarla ecco un aneddoto sull’argomento!

Europei 2012.
Decidiamo di far vedere un po’ della partita alle bimbe perché, pur non amando particolarmente il calcio, dei mondiali e degli europei abbiamo gran bei ricordi; ci fanno sentire più italiani, più uniti, sono magici.
Spieghiamo alle bimbe che quello che stanno per sentire è l’Inno d’Italia, la canzone degli Italiani e che quella squadra in azzurro è la nostra squadra.
Ed ecco che inquadrano Balotelli e la Grande chiede: “Perché è così?”
Il Marito inizia a spiegarle che lui ha la pelle così scura perché i suoi genitori ce l’hanno così, come Lei ha i capelli uguali alla Mamma, ma che il colore della sua pelle non lo rende diverso, è come tutti noi… e continua con un elogio sull’uguaglianza dei popoli.
Lei lo guarda perplessa e io capisco:
“Ehm Marito, fermo un attimo” blocco la sua filippica e rilancio “Grande, secondo te come ha la pelle la tua amica I. (compagna d’asilo di origini africane, dalla pelle color marrone chiaro)?”
Lei ci pensa un attimo, è chiaro che non si è mai posta il problema prima, poi risponde sicura: “Come la Media!”
“Ahahahah Marito, lei trovava strana la cresta bionda di Balotelli, non il colore della sua pelle!”

I bambini non hanno pregiudizi, ma sono spugne.
Vedono diverso ciò che noi gli insegniamo a notare come diverso.
Temono ciò che noi gli insegniamo, anche involontariamente, a temere e come disse il Maestro Yoda (questa Andre è per te!) “La paura conduce all’ira, l’ira all’odio e l’odio conduce alla sofferenza”.
Insegniamo ai nostri figli a rispettare e apriamo le loro menti verso la bellezza che la diversità può offrire.
Per fare ciò dobbiamo ricordare una cosa fondamentale: il miglior modo per insegnare ad un bambino è agire noi stessi come vorremmo che lui agisca.
Quindi impariamo a rispettare, impariamo ad accettare, impariamo a non temere ed il Mondo allora diventerà un posto più bello.

La poesia per il Papà

19 Mar

La versione della Media
Ho petato tatto ala tua tetta
che ancola un po’ mi gilala la tetta.
Pel l’ottadone…pel l’ottadone…

Adetzo coza tz’è Glande?

quest’anno ho creato…
ho cleato un laloletto motto azeccato.

è l’ors..
è l’otetto Bunetto
un potta matite davvelo petetto.

attaccalo…
Attacalo pule dole vuoi tu
e di quetta gionnata non toldalti mai più!

La versione della Grande
Ho pensato tanto alla tua festa
che ancora un po’ mi girava la testa.
Per l’occasione quest’anno ho creato
un lavoretto davvero aZZeccato.
è l’orsetto Brunetto
un porta matite davvero perfetto.
Attaccalo pure dove vuoi tu
e di questa giornata non scordarti mai più!

Non si sa il perché, sarà la fretta, sarà, l’emozione, ma la Media nel dire le poesie riesce a taroccare le parole come nemmeno agli esordi sapeva fare.
Speriamo che questo effetto passi con la crescita…
In ogni caso nonostante non si capisse ‘na mazza la faccia del Marito di fronte alle sue Donnine tutte emozionate che recitavano per Lui era davvero orgogliosa e piena di Amore!
Buona festa Marito, sei un super Tripapà!
E soprattutto buona festa anche al mio Papà che mi ha insegnato a essere la testona donna che sono oggi!

Epilogo
10 anni dopo, scuole medie.
“Media, oggi che è anche la festa del Papà, dimmi qual è la poesia che il Pascoli scrisse pensando all’omicidio del padre”
Dieci agosto professoressa”
“Bene, ora recitamela”
“Tan Lolezo,
Io lo to pecché tatto di telle pel alia tachilla alde e cade
pecchè ti gan piatto ne cocavo telo tatilla
Tonnana una l’oddine al tetto,
L’uttidelo, cadde ta pini
….”
😉

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Signorine con borsette attente a voi!

18 Mar

Annoiati da un’uggiosa e ventosa domenica pomeriggio ieri sera abbiamo deciso di portare le Bimbe a cena fuori e dove se non al McDonald’s, quello in città con quella fantastica costruzione di tre piani al suo interno?!
Tra una patatina tra i capelli, una sorpresa dell’Happy Meal volata per aria e un’avventura nella costruzione si sono fatte le 20:30.
Giubbotto, berretto sciarpa, usciamo e…
“Mamma ho la cacca!”
“Io pipì!”
Ecco, te pareva?!
Mentre il Marito va in macchina con la Piccola torno dentro con le Maggiori.
Ci stipiamo, incastrandoci a mo’ di tetris, in un bagno di un metro per uno in tre; ripeto circa 10 volte ciascuna le frasi “Media non toccare niente” e “Media non ti appoggiare al muro”, ma alla fine ce la facciamo.
Usciamo, raggiungiamo il Marito e si va verso casa!
Siamo tranquilli in auto quando:
“Guardate! Ho visto una signorina con una borsetta che passeggiava sotto la pioggia! Ma perché?!”
Attimi di panico. Cose le avevamo spiegato l’ultima volta?!
“Grande ti ricordi che una volta abbiamo parlato delle prostitute?”
Nell’abitacolo in quel momento si possono sentire quasi distintamente due rumori: il suo cervello che macina e il nostro cuore che batte un po’ più veloce del solito.
“Sì, quelle signorine che vogliono i soldini per far vedere il sederino”
Ah, ok, tutto qui! fiuuuu
“Ecco sì, quella signorina sotto la pioggia è una prostituta. Probabilmente tra un po’ si fermerà una macchina e le chiederà quanti soldini vuole per mostrare il suo sederino. Non è un bel lavoro ed è anche molto triste.”
“Ma perché deve farlo là sotto la pioggia?”
“Perché qui in Italia non si può fare quel lavoro. Se la vedono i carabinieri sgridano sia lei che il signore che le ha dato i soldini.”
“Allora dovevamo prendere il numero!”
“Che numero Grande?”
“Il numero della macchina (alias targa) così poi chiamavamo i carabinieri e lo trovavano e poi, quando vedevano quel signore che le dava i soldini, li portavano in galera!”
Hai capito la paladina della giustizia?! Attente a voi signorine con la borsetta!
😉

Va di moda

13 Mar

Ed eccoti, sei in dolce attesa.
Sei emozionata, agitata, trepidante e finalmente arriva la tanto attesa morfologica.
Scopri (come peraltro tu ed il -non ancora- Marito speravate) che è femmina!
Inizi a fantasticare a ruota libera: stanza rosa, copriletto rosa, vestiti rosa…
Rosa, rosa, rosa…
Sei così felice che vuoi che tutti sappiano che sarà una Lei e ostentare quel colore ti viene naturale.
Dopo l’iniziale dipendenza dal total pink e complice la paura di mettere al mondo una Barbie schiava degli stereotipi, ti dai una calmata e ti disintossichi optando anche per altre tinte: una bellissima tutina marrone e, ohhhh, guarda che splendore quella là in fondo bianca!!??
Finalmente arriva il momento tanto atteso e tua figlia viene al mondo.
Nella presunzione visionaria tipica di ogni neo mamma La vedi come la più bella dell’universo: guarda che occhioni, che ciglia lunghe e che grazia (nel fare cosa non si sa), si vede lontano un miglio che è femmina, non ci sarà certo bisogno di ricoprirla di rosa, tutti lo capiranno!

Poi arriva il momento delle prime passeggiate.
Tu cammini tronfia spingendo la carrozzina, ostenti il tuo nuovo status di Mamma a tutti gli effetti, ti piace vedere che i passanti ti sorridono e sbirciano per osservare la tua bellissima bimba, anche se nessuno osa dirti nulla.
Un signore finalmente prende coraggio e ti chiede “L’è ‘n mastcin?” (trad. “è un maschietto?”)
Tu, che un po’ sei turbata, un po’ offesa e, diciamocelo, pure un po’ incazzata alterata, pensi: “Ma come?!”
Pensi appunto, ma con tranquillità, trattenendo quel ruggito che spinge per uscire dal profondo delle tue viscere , rispondi, “No è una femmina”.
Forte della tua convinzione che un’uomo non ne capisce una mazza continui per la tua strada convinta che si vede chiaramente: è. una. femmina!
Altri sorrisi e occhiate furtive.
Incroci una signora che con sguardo amorevole esclama guardando l’oggetto della tua devozione: “Oh, ma che bel putin! L’è propria ‘n bel Putin!” (trad. “Oh ma che bel bambino! è proprio un bel bambino!”)
Ma allora è un vizio!
É. UNA. FEMMINAAAAAAAA! Urli tra te e te, ma ancora una volta ti trattieni e rispondi: “Grrrr No, grrrr è una bambina grrrrr”
“Ah, la m’ha da scusar siora, csi picui i par tut cumpagn, la parea ‘n mascin” (trad. “Ah, mi deve scusare signora, così piccoli sembrano tutti uguali, sembrava un maschietto!)
Inutile precisarlo ti allontani alla velocità della luce dalla signora rea di aver commesso due dei peggiori reati che si possono commettere nei confronti di una neo mamma: aver sostenuto che la tua meravigliosa specialissima figlia sia uguale a tutti gli altri e averla scambiata per un maschio!
Sei molto turbata.

La tua teoria tanto si vede chiaramente che è femmina, non occorre il rosa inizia a suonarti ridicola, fortuna che ha compiuto un mese e puoi iniziare ad usare quel bellissimo ciuccio rosa che le avevi comprato.
Dai, col ciuccio sarà davvero inconfondibile!
Ma no, riescono ugualmente a chiederti se è un maschio.
Quando il gioco si fa duro, si sa, i duri iniziano a giocare: sfrutti la tua iniziale tendenza al total pink e dimentichi le paure sugli stereotipi.
Tutine, calzine, giubbotto, copertina, berretto, sciarpa e ciuccio: tutti rosa!
“Ohhh, così non potranno certo chiedermi se è una femmina” pensi soddisfatta ammirandola durante l’ennesima passeggiata.
Davvero ci credevi?
Non è così!
Non fai in tempo a formulare il pensiero successivo che “Uhhh, che bel bimbo!”
MA ALLORA FATE APPOSTA!
Niente, mi devo rassegnare.
A credere che mia figlia non sia poi così femminile visto che nemmeno in total pink la riconoscono come femmina?
CERTO CHE NO!
Ad abbandonare l’idea che il rosa è femmina ovviamente!
Evidentemente ora questo stereotipo è stato abbattuto ed il rosa va di moda anche per i maschi…!

😉

Datele la Nutella

12 Mar

Ieri siamo tornate in piscina.
La Grande, che aveva saltato la lezione di mercoledì scorso per il suo incidente e aveva scordato la disavventura della prima lezione, era carichissima e non vedeva l’ora di immergersi.
In effetti è stata bravissima, una vera sirenetta!
Lo stesso non si può dire della Media…

Mercoledì scorso infatti la Media ed io siamo andate al corso come previsto.
Per me è stata una pacchia: una sola figlia, una sola testa da pettinare e asciugare, più calma e meno caldo.
Lei invece, forse complice lo spavento della sera prima e la conseguente mancanza della sorellona, non ha apprezzato più di tanto…
Tutto il tragitto casa-piscina di 20 minuti e il tempo trascorso in spogliatoio lo aveva passato ripetendomi “Non vollio andale in pissina”; una volta in vasca, seppur piagnucolante, ha resistito per la bellezza di 5 minuti e poi è voluta uscire.
Il maestro l’ha accontentata dicendole che sarebbe stata la sua aiutante, quindi ha passato tutto il corso con una cozza bambina per mano.
A nulla sono valsi i suoi e miei tentativi di convincerla a rientrare in acqua.
Poi, a 2 minuti dalla fine, nel momento dei tuffi, l’illuminazione!
Potevo tentare con Lui, il metodo antieducativo per eccellenza, quello infimo e subdolo, quello che non dovrebbe mai essere applicato: il ricatto.
“Media, dai, fai i tuffi e vedrai che dopo per ricaricarti di energia ti do un bel panino con la nutella”
“Non vollio andale in pissina”
“Allora niente panino, la nutella ti ridà le energie, ma se non vai in acqua non sarai stanca e non ti servirà…”
“Okkei”

Reduce dall’esperienza quindi per ieri ho preparato un altro bel panino con la nutella e all’entrata in piscina ho esordito così: “Ricorda Media, ti ho fatto un bel panino con la nutella e se starai tutto il tempo in acqua sarà tutto tuo”
Ho ripetuto la medesima frase quando ha iniziato a piagnucolare per fare la doccia e anche quando dopo un po’ ha detto di voler uscire.
Risultato? Ha fatto tutta la lezione, obbedendo al maestro.
Ovviamente appena è uscita dall’acqua, ancora grondante mi ha guardata dicendomi:
“Dol’è il mio panino?”

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Notare la posa della Grande…

Sofia e le staminali

11 Mar

Oggi non volevo parlare di questo, volevo raccontare il mio weekend, narrare la gioia che ho provato ad andare sabato alla presentazione del primo libro di una mia carissima Amica, RobyBerta, alias Roberta Scagnolari.
Volevo raccontarvi, come dice Lei, che “volere è davvero potere” e di come questa vulcanica e speciale ragazza sia riuscita, grazie a tanto impegno, a far diventare la sua passione il suo lavoro.
Ma non lo farò, non oggi, non dopo aver visto il telegiornale.
Scusa Roby, ma non ho lo spirito e la carica giuste, quelle che il tuo lavoro e tu stessa meritate.

Oggi parlerò della piccola Sofia per la quale purtoppo il motto “volere è davvero potere” per ora non vale.
Sofia che soffre di una malattia neurodegenerativa terminale, la leucodistrofia metacromatica.
Sofia che ha 3 anni e mezzo e non riesce a fare più nulla: non parlare, non vedere i suoi genitori, non muoversi, non mangiare, non sorridere…
Sofia la cui vita è appesa ad un filo.

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Sofia l’abbiamo “conosciuta” attraverso il programma Le Iene (qui il primo video e qui il secondo).
Non è sempre stata così; i sintomi, racconta sua madre all’intervista fattale da Giulio Golia, sono comparsi intorno all’anno e mezzo di vita, prima di allora Sofia era una bimba sveglia e vivace come tutti gli altri.
Come la Piccola.
Questa cosa mi ha molto colpito, continuavo a pensare: se succedesse a noi?!
Non che gli altri bambini presentati all’interno della medesima inchiesta sulle staminali fossero meno importanti o le loro storie meno toccanti eh, ma i genitori là erano preparati (per quanto lo si possa essere in casi simili) i genitori di Sofia no.
Nel giro di poco tempo hanno visto la loro splendida bambina regredire sotto i loro occhi.
Quanto ti deve far sentire impotente una cosa del genere?
Loro hanno cercato un modo per curarla, sono ricorsi alle staminali attraverso le cure caritatevoli della Stamina Foundation, del professor Vannoni, presso gli Spedali Civili di Brescia, cure a cui possono accedere solo i soggetti che presentano patologie non curabili con altre terapie.
Dopo la prima infusione di cellule i genitori di Sofia l’hanno vista migliorare leggermente, le pupille rispondevano alla luce, c’erano dei piccoli movimenti e forse Sofia sarebbe potuta tornare a mangiare senza flebo.
Hanno forse iniziato a sperare.
Speranza…forse era una parola che nemmeno più conoscevano, ma le staminali, sicuramente hanno fatto sì che la accarezzassero ancora, speranza, che sentissero quelle semplici sillabe come un melodico suono.
Poi ancora il buio: le cure caritatevoli sono state bloccate dal Ministero della Sanità e dall’Agenzia nazionale del Farmaco, blocco che ha segnato la fine dei miglioramenti di Sofia e di tutti gli altri.

Alle Iene abbiamo visto che le famiglie hanno fatto ricorso attraverso il tribunale della loro zona.
I giudici hanno stabilito che le cure dovevano continuare e così le loro sentenze hanno fatto sì per esempio che Celeste (bambina affetta da atrofia muscolare spinale di livello 1, la SMA, residente a Venezia) e Giole (affetto dalla medesima malattia di Celeste e residente a Marsala, in Sicilia) potessero continuare le cure.

Ma non Sofia.
Perché Sofia abita in toscana.
Perché un giudice di Firenze le ha negato le cure attraverso la Stamina Foundation.

Come si può lasciar morire una bambina negandole l’unica cura possibile?
Come si può giudicare pericolosa quella cura a tal punto da preferire la morte?
Oggi per pranzo, al telegiornale, hanno parlato ancora di Sofia e ora non riesco a togliermela dalla testa.
Speravo in una notizia positiva, ma no, ancora niente, si leggono solo promesse.
Non sono un medico, non sono una ricercatrice, non so tante cose, ma sono una Mamma; so cosa significa amare qualcuno più di ogni altra cosa e non oso nemmeno immaginare cosa significhi sapere che stai per perderlo.
Sofia è ancora senza cure, i suoi genitori ancora senza speranze, e l’unico modo che ho di “aiutarli” è scriverne, parlarne, condividire.
Fatelo anche voi.

Mi scuso per eventuali errori sull’argomento o lacune; questo post vuole solo dare, nel mio piccolo, ancor più visibilità alla notizia.
I genitori di Sofia hanno tutta la mia ammirazione per la forza e l’amore che dimostrano.
Vi sono vicina col cuore.

Aggiornamento del 12 marzo: Sofia avrà la sua seconda infusione!!
Lo scrivono gli stessi genitori e il dottor Vannoni nel gruppo Facebook dedicato.
Continuiamo a parlarne in modo che non ci siano altri intoppi e per far sì che anche coloro ai quali non sono ancora state concesse queste cure compassionevoli rientrino nel programma di cura!

Quella maledetta cannuccia

6 Mar

Ieri sera ci è successa una cosa brutta.
Poteva essere una cosa orrenda, catastrofica, di quelle che ti fanno sbattere la testa al muro per il reso della tua vita, ma per fortuna è finita bene.
La protagonista è la Grande e ieri sera ha vinto una chiamata al Centro Antiveleni di Milano (a proposito, casomai vi servisse il numero è 02.66101029) e una gita al Pronto Socorso!
Ma procediamo con ordine.
Erano le 20:00, avevamo appena finito di cenare e la Grande voleva provare uno dei regali ricevuti in onore del suo compleanno: un bellissimo kit della Clementoni della serie Scienza & Gioco per fare le bolle di sapone dotato di vari accessori per farne di diversa grandezza e resistenza.
Col Papà inizia a preparare l’acqua saponata come da istruzioni: 10 ml di acqua distillata, 20 ml di detersivo per i piatti, 3 mini cucchiaini di zucchero e 3 di glicerina vecetale (in dotazione nella scatola). Il tutto avrebbe dovuto riposare una notte in un contenitore chiuso in frigo, ma la Grande e la Media volevano sperimentare subito, così abbiamo detto Loro che avrebbero potuto giocarci in bagno prima della doccia.
La Media sceglie tra gli accessori il classico cerchio, ma formato gigante, mentre la Grande sceglie la cannuccia che va inserita dentro una bolla preesistente per fargliene una all’interno.
Tutti attrezzati partiamo verso il bagno al primo piano; il corteo è guidato dal Marito seguito dalla Media e dalla Grande.
La Piccola ed io ci attardiamo un attimo in cucina, saliamo, entro in camera deposito la Piccola, mi giro verso il bagno e vedo il Marito spaventato che strappa dalle mani della Grande il contenitore con l’acqua saponata e la cannuccia e la Grande che non riesce a repirare paonazza; le si legge il terrore negli occhi.
Non ho capito quello che era successo, ma la prendo al volo, me la appoggio sul ginocchio ed effettuo la manovra di disostruzione delle vie aeree dandole 5 colpi con fuga laterale sulla schiena come mi è stato insegnato dalla croce rossa al corso di disostruzione delle prime vie aeree (Genitori, fate quel corso, è indispensabile!).
5 colpi e niente.
Altri 5 e niente.
Fa un urlo, ma continua a non riuscire a respirare.
Altri 5 e intanto il Marito, che ha capito, le dice di urlare ancora.
Urla e riesce a liberarsi e respirare.
Lei è in lacrime, spaventatissima.
Il marito mi spiega: ha bevuto il liquido saponato.
Sapeva di non doverlo fare, Lui glielo aveva appena ricordato, ma voleva fare le bolle con la cannuccia e le è venuto istintivo risucchiare, non lo ha fatto apposta, è stato naturale, spontaneo: cannuccia, risucchi.
In realtà la manovra di disostruzione in quel caso era inutile, non c’era nessun corpo estraneo solido, ma ai miei occhi Lei si stava affogando e quella era l’unica cosa che sapevo fare.
La Grande respira, ma il problema rimane: ha bevuto qualcosa di nocivo seppur in piccola quantità.
Dico al Papà di non farla bere (ricordavo che introdurre acqua può aumentare la schiuma e quindi il pericolo), ma erroneamente gli dico di farla vomitare; nel frattempo corro al piano terra e consulto il mio promemoria appuntato il cucina sulle sostanze nocive (Lo potete vedere sotto. Grazie Donna Moderna, grazie!).
Leggo di non farla bere, ok fatto, ma nemmeno vomitare perché risalendo la sostanza nociva può aumentare i danni a carico dell’esofago!
Urlo al marito di non farla vomitare, ma lui non mi sente.
Mentre chiamo il centro antiveleni, che mi tiene in attesa, mi precipito di nuovo al primo piano dove la Grande trema in lacrime cercando di vomitare, la Media la osserva spaventata e la Piccola la imita (ebbene sì, la prendeva bellamente per il culo in giro).
Blocco il Marito, ma Lei ormai vomita naturalmente.
Continua a sputare e a urlare piangendo in preda al panico “Papà, mi passerà mai questa cosa??”, “Non voglio andare in ospedale”.
Finalmente prendo la linea con l’operatore del centro antiveleni; mi risponde un uomo (non proprio gustosissmo in realtà, anzi…), parla piano e con la confusione che c’è in casa non capisco molto.
Enuncio i fatti, mi dice in malo modo che la manovra non serviva e di andare al Pronto Soccorso.
Ma va?!
Sta per riagganciare, ma lo blocco!
Insomma, siamo nel nulla qui, a più di 20 km dal primo ospedale, vorrei delucidazioni sul da farsi nell’immediato!
Mi chiede se in casa ho del Mylicon (alias Dimeticone ho poi ho scoperto all’ospedale), rispondo di no, ma che ho letto che in caso di ingestione di detersivo di alleviare i sintomi con del Malox prima di recarsi in ospedale.
Mi risponde che non serve il Malox con quel detersivo, e ripete di andare al Pronto Soccorso.
Chiamiamo i Nonni, corrono da Noi.
Rassicuriamo la Media preoccupata per la sorella maggiore, salutiamo la Piccola, prendiamo su tutti i prodotti e le istruzioni del kit con le proporzioni e andiamo al pronto soccorso.
La Grande nel frattempo continua a sputacchiare saliva, dice che sente le bollicine e le brucia la gola e un po’ la pancia, ma inizia a calmarsi.
Al Pronto Soccorso ci fanno andare in pediatria dove la dottoressa ci riconosce per il ricovero della Piccola.
Anche le infermiere mi conoscono già: una mi ha fatto compagnia durante il luuungo travaglio notturno della Grande (e ancora mi prende in giro perché continuavo a “fare l’hulaop” col bacino per farla incanalare meglio) e l’altra, oltre che essere del mio Paesino, era di turno durante la nascita della Grande (e se lo ricorda bene visto che durante le spinte le ho disintegrato la mano che mi aveva gentilmente porto).
Nota: essere riconosciute e salutate calorosamente dal personale ospedaliero pur non lavorandoci può sembrare una bella cosa, ma in realtà vuol dire che sei davvero, davvero, davvero sfigata sfortunata!
Spieghiamo cosa è successo, la visitano e auscultano per bene poi consultano il Centro Antiveleni e il responso è 80 gocce di Dimeticone, che occorre per evitare il formarsi di schiuma, e dopo un’ora sciroppo randitidina per aiutare lo stomaco.
Durante l’ora di attesa varie sono state le battute fatte alla Grande da parte di tutto il personale medico sulle conseguenze dell’ingestione di bolle di sapone come “Adesso quando sbadiglierai farai le bolle dalla bocca”, “Farai la cacca profumata”, “Attenta alle scoreggine perché ti faranno scappare delle bolle dal culetto” (a quest’ultima la Grande ci aveva pure un po’ creduto!).
Ci dimettono alle 23 circa (e solo perché la quantità ingerita era minima) con la raccomandazione di tenerla controllata durante la notte e di riportarla immediatamente in caso di difficoltà respiratorie o altri sintomi in quanto c’è il rischio che manifesti una polmonite da ab ingestis o polmonite da aspirazione (in pratica una sostanza estranea viene respirata, entra a contatto con i polmoni e li lesiona causando possibili rigonfiamenti, infiammazioni o infezioni).
La Grande viene depositata nel lettone in mezzo a Noi dove dorme serenamente (Lei, non Noi visto che ci scopriva di continuo!).
Sembra tutto a posto, abbiamo ovviamente buttato la cannuccia incriminata e ne abbiamo parlato tutti insieme a colazione; il Marito ha enunciato un po’ di situazioni apparentemente sciocche ma potenzialmente pericolose da evitare come “aprire lo shampo o altri saponi con la bocca” e la pace sembra tornata in casa, ma dietro ai sorrisi, dietro al va tutto bene, aleggia ancora la paura e oggi la Grande mentre era in bagno mi ha detto una cosa che mi ha fatto davvero tanta tenerezza.
“Sai Mamma ieri sera mi dispiaceva tanto mentre mi stavo affogando perché il Papà mi aveva appena detto di non berlo e io, anche se non ho fatto apposta, l’ho bevuto.”
“Ohh, cara… E quindi ti dispiaceva perché sembrava che non lo avessi ascoltato?”
“Sì”
Non respirava, aveva il terrore stampato in faccia, ma era triste perché pensava di aver deluso il suo Papà…

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