Vivere in campagna

19 Ott

A quanto pare io non ho mezze misure.
Nessun figlio e poi 3 tutte vicine.
Quando leggo un libro lo devo leggere tutto in un soffio.
Per fare le pulizie mi serve una mattinata intera senza Pupe, se no non ha senso farle a metà durante i loro riposini, piuttosto è meglio chiamare qualcuno che le fa per te in tutta calma ;-).
Nella mia vita ho vissuto fino ai 19 anni in un paesino di 1200 abitanti, in piena Pianura Padana, circondato da campagna, città più vicina 34 km; finito il liceo 4 anni a Milano.
Come ho detto ieri nei primi periodi la città era fantastica, dalle stalle alle stelle.
Raggiungere il cinema a piedi mi sembrava un sogno.
Il Mc Donald dietro l’angolo mi chiamava con voce suadente.
L’automobile non era più un appendice indivisibile dal mio corpo.
Successivamente però ho iniziato a sentire la mancanza degli sguardi amici per strada, del fornaio che ti chiama per nome, anzi soprannome, con cui scambiare 4 chiacchiere e così mio Marito ed io abbiamo deciso che crescere dei figli sarebbe stato più facile nei nostri paesi d’origine, vicino ai Nonni, agli Amici di una vita.
Maledettaquellavolta!
Qui c’è l’imbarazzo della scelta, nel senso che sei in imbarazzo quando devi scegliere perché non hai nessuna scelta!
Scuole? Prima del terremoto fino alle elementari (con multi-classe eh!) poi vattele a cercare altrove.
Piscina? Ma va!
Palestra? C’è! Si può seguire un ottimo corso di ginnastica dolce (facile immaginare l’età media).
Treno? Non pervenuto.
Ai tempi i 18 anni erano un traguardo, la patente l’obiettivo della vita, il biglietto per la libertà.
Una volta dotata di automobile il mio paese non mi sembrava poi così male, in fondo in 60 minuti potevi raggiungere 5 città bellissime; in mezzora arrivavi in qualsiasi discoteca, insomma era l’ombelico del mondo, ci si poteva stare!
Un’ora di auto con le amiche passava in un soffio, ma oggi con me ci sono Loro:
Quanto manca?
Dove andiamo?
UUUEEEEEEEE!!!
Ho la pipì!
C’ho cacca io!
Vollo acqua!
Ogni spostamento richiede un’organizzazione che aumenta esponenzialmente con i km da percorrere.
Bisogna programmare soste e avere salviette sempre a portata di mano perché la cacca quando arriva arriva (come il Natale!) e non puoi mica essere troppo schizzinosa (quante aiuole hanno concimato…).
Per il pediatra? 15 km (già al giorno d’oggi le visite a domicilio sono un miraggio, con 15 km figurarsi!).
La Maestra della scuola dell’infanzia non ti piace? Pazienza, c’è solo quella!
Non vuoi che le tue figlie siano nella stessa sezione? Sezione? What is sezione? Sorry, I don’t understand this word.
Insomma noi viviamo qui dove tanto per gradire è anche venuto il terremoto.
Internet è la porta sul mondo, fortuna che l’anno scorso è arrivata l’adsl…
Come dici Marito Adorato?? A noi non serve?!?

PS: ringrazio l’adsl dei miei genitori che ogni tanto, credo spinta da pietà nei miei confronti, si fa agganciare anche da casa nostra!

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Una Risposta to “Vivere in campagna”

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