Archivio | ottobre, 2012

11

31 Ott

A quanto pare 11 non è un gran numero per la Piccola, diciamo pure che le porta proprio sfiga!
11 mesi e ieri déjà vu, come quando aveva solo 11 giorni un raffreddore in meno di 3 ore e nonostante 4 aerosol e il cortisone diventa “Corri corri all’ospedale che quasi non respira!”.
E così eccoci qua all’ospedale in piena fase di bombardamento chimico, medicinali ai massimi dosaggi e avanti tutta; scrivo dal cellulare (che ovviamente prende solo vicino alla finestra!) mentre lei dorme, con le orecchie puntate verso il suo respiro.
Ci sono infermiere dolcissime, fatine sorridenti, che si affacciano in punta di piedi ed elefanti che entrano incuranti dei ritmi di un bambino: alle 15:30 hanno il loro giro, che importa se dorme, che importa se stanotte ha fatto fatica a chiudere gli occhietti perché la luce delle camere ospedaliere a Lei, che è abituata ad addormentarsi al buio e nel suo letto, dava fastidio.
A gran voce criticano la scelta del passato di verdure per la sua cena perché ha già 11 mesi! (a parte che ha 2 denti fuori e 2 appena accennati, preferisco che qui in un posto diverso abbia un pasto semplice che sicuramente apprezza, poi per il resto assaggerà dal mio piatto e poi soprattutto sono o non sono ancora IO la Madre?!)
Stamane le Maggiori sono andate a Scuola “truccate” da streghe, il Papà con i miei trucchi (“Ma Amore cosa hai usato per truccarle?” “I tuoi trucchi!” “COSA?!?”) ha disegnato loro le occhiaie e le ha vestite di nero con abbinamenti improbabili e Noi siamo qui.
Almeno siamo più tranquilli, qui la controllano, però Piccola ti prego, guarisci in fretta e per favore smettila di farci prendere questi spaventi!

Promemoria: ricordarsi di prenotare un posto letto in una camera sterile posta in un monastero di clausura in un luogo dal clima mitigato tutto l’anno da utilizzare dagli 11 anni della Piccola fino al compimento dei 12. Non si sa mai che la maledizione dell’11 voglia colpirla ancora!

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Baby blues

30 Ott

Sabato ha partorito una ragazza che conosco e come ogni volta mi è ripartito il filmino mentale di quei momenti in cui in sala parto c’eravamo noi (con tanto di occhi lucidi per la commozione eh, roba seria).
Il luuuungo parto indotto della Grande con una fase espulsiva di 3 ore abbondanti (che maaaale il parto indotto) con il Padre attivissimo che aveva rubato il lavoro all’ostetrica (“Vai ora spingi, vai!” “Ehm Amore, ma tu che ne sai?!”).
Il parto non datemi niente questa volta voglio tutto naturale della Media (“No non è ora, sei solo 7 cm!” “Io DEVO spingere!” e 12 minuti dopo era nata! O_O Mai contraddire una partoriente!) con il Marito sbiancato e quasi svenuto perché non pronto a una tale velocità (“Eccola! è nata, 13:22. Vuole un bicchiere d’acqua?” “Sì, grazie” “Veramente parlavamo col Papà, è un po’ pallidino…”).
Il tanto sognato parto in acqua con luce soffusa della Piccola gestito da vera veterana con il Padre foto reporter “Tanto ormai sei esperta, io faccio un filmino!” “Non provarci nemmeno! Fai le foto al massimo” (ora come ora la differenza tra il filmino e le foto in mio possesso non la colgo, ma al momento mi sembrava un’idea migliore e come ho detto prima: mai contraddire una partoriente!).
Di ogni Loro nascita ho un bellissimo ricordo inciso nella mente, ma ricordo anche quel momento tra il secondo e il terzo giorno dopo il parto, quel momento in cui piangeresti anche per la temperatura della minestra, il momento del baby blues!
Ero preparata, lo avevo studiato all’università, sapevo che il crollo degli ormoni dava quella particolare malinconia, sapevo che sarebbe durato poco, ma non immaginavo che fosse così rapida la sua venuta.
Un attimo primo sei beata con la tua cucciola nuova di zecca in braccio e l’attimo dopo, basta un unghia rotta e, complice anche l’impossibilità di una bella dormita, gli occhi si riempiono di lacrime, si aprono i rubinetti e non riesci a fermarli e ti vergogni anche un po’, diciamolo pure, quindi ti affretti a ricomporti mentre senti la vicina di letto che si sta risvegliando o i passi delle infermiere in corridoio.
Con la Grande il fattore scatenante è stata l’analisi per controllare l’ittero, era un po’ giallina, e mi avevano semplicemente informato che se il valore risultava positivo ci avrebbero tenute ricoverate un giorno in più per metterla sotto la lampada, niente di preoccupante eh, ma TAC, quella notizia inaspettata aveva fatto scattare la levetta: malinconia mode ON.
Ho aspettato con ansia che finalmente la Grande potesse fare quel test, ho sudato mentre quell’apparecchio che assomigliava tanto allo spettrometro di massa di CSI analizzava il campione di sangue e quando mi hanno detto “Ok, potete andare a casa oggi, è tutto nella norma” ho capito che anche la risposta inversa non sarebbe stata la fine del mondo come mi era sembrato: malinconia mode OFF!
L’ho razionalizzato ed è passato.
Con la Media ero pronta! Quando ho sentito le lacrime, non ricordo nemmeno più per cosa, le ho lasciate uscire ed è finita lì.
Ma con la Piccola ci sono ricascata! Sono tornata a casa a 22 ore dal parto, di sera, per aiutare il marito con le maggiori.
Prima di dimettermi mi avevano detto che saremmo dovute tornare l’indomani all’alba per lo screening, a casa mi aspettava l’inferno: cena da preparare, caos da “Mamma non c’è approfittiamone”, 3 figlie da ascoltare, coccolare, e io stanca, sanguinante e con solo due braccia.
Sono andata a salutare mia Mamma e le sono scoppiata a piangere in faccia, mi sentivo sopraffatta, mi sentivo in minoranza, ero felice di essere già a casa e al tempo spesso non lo ero, avrei voluto un giorno in più.
Insomma mi sono fatta la mia bella piangiutina, nel frattempo il Marito ha fatto la Cena e riordinato un po’ e il mattino dopo ero carica e pronta ad andare con 2°C (cosaaaaa?!? Pora creatura, ma la congelo!!”) a fare lo screening!
Insomma tutto questo per dire che il baby blues c’è, ti colpisce all’improvviso, a volte si aggrappa a motivi validi, altre a cavolate, ma se lo sappiamo, se lo razionalizziamo, se lo conosciamo sarà più facile affrontarlo e batterlo!

Un nuovo paio di…

29 Ott

Durante l’estate trascorsa la Media era in pieno periodo di taroccamento.

taroccamento [ta-roc-cà-mèn-to] n. m. [pl. -i] 1 (fam.) loquace discorso tenuto con parole incomprensibili ai più 2 (fam.) borbottio incomprensibile dall’interlocutore ⇒ Deriv. di tarocco
(da Dizionario Trimamma – Emilia 2012)

Ciò significa che lei parlava e parlava ma con un linguaggio incomprensibile alla maggior parte delle persone che non fossero abilitate all’insegnamento negli asili nido; per capire ciò che diceva occorreva seguire un corso che consisteva in interazioni con la Media 24 ore su 24 per 14 giorni di fila.
Si deduce facilmente che le uniche persone in grado di comprenderla erano Mamma, Papà, ma soprattutto la Grande che in numerose occasioni si è offerta a titolo gratuito come interprete quando nemmeno gli addormentati i sagaci genitori riuscivano a decifrare i suoi messaggi.
Sempre durante l’estate passata la qui presente Madre con prole a seguito è stata esiliata per 4 mesi al mare a causa del famoso terremoto (che ormai ha pure rotto le pall stancato!) e durante il primo mese di esilio, proprio nel periodo di massimo taroccamento, con noi era presente anche la Bisnonna con la badante a seguito.
Durante un weekend, nei quali i Nonni venivano a trovarci, la Media lasciata a giocare sulla sabbia con il Nonno è quasi riuscita a farlo impazzire chiedendogli la “Pala panata” (sabbia bagnata! Non era ovvio?!).
E se nemmeno i Nonni avevano accesso al suo dizionario, figuriamoci la Bisnonna!
Inutile specificare che la maggior parte delle richieste che la Media le formulava finivano con un bel sorriso della Bisnonna accompagnato a un “Sì bela, sì”.
Del tipo che se l’infante le avesse chiesto “Nonna potto taie pipì tu iano?” (Nonna posso fare pipì sul divano?”) la risposta sarebbe stata sempre “Sì Bela, sì”.
Credo che l’unica volta che la mia Nonna non utilizzò il suo standard “Sì Bela, sì” fu quando che la Media corse dalla Nonnina con la Grande e indicando lei e la sorella maggiore le disse “Adda Nonna, Puttane!”.
La Bisnonna mi guardò con gli occhi spalancati dicendo “Ma… Oia capì ben?!” (Ma ho capito bene?”).
Se la Bisnonna avesse aguzzato la vista avrebbe notato che ciò che la Media, con indosso solo un paio di nuovi slip intonati a quelli della sorella, indicava erano proprio i suddetti slip: si stava semplicemente vantando del loro nuovo paio di MUTANDE!
(Sul perché la parola mutande in Mediese si pronunciasse “Puttane” sono ancora in atto ricerche.)

Aipap

26 Ott

Si dice che i bimbi di oggi siano più furbi, più smart.
Hanno molti più stimoli fin da piccolissimi e ormai sono abituati ad avere a che fare con la tecnologia; in ogni casa è presente almeno un televisore e i telecomandi rappresentano una vera attrattiva.
Anche il cellulare è un oggetto molto ambito dai piccini, sicuramente a causa di Mamma e Papà che tra chiamate, messaggi, fotografie ai Nani e internet lo hanno sempre a portata di mano.
I bambini sono spugne, assorbono tutto quello che sta intorno a loro, anche quando sembrano distratti e il risultato sono questi piccoli umani che fingono di rispondere al telefono dicendo “Mi tzona l’aiton! Ponto”.

Orario pisolino.
Io sono connessa con l’ipad e arrivano le 16, la Media e la Piccola si svegliano, la Grande è a scuola e non tornerà prima delle 17.
Stavo scrivendo una mail e volevo terminare così lascio l’ipad sul tavolo. Intanto preparo la merenda per le Donnine.
Finita la merenda propongo alla Media “Vuoi sederti qui vicino a me a colorare?”
“Tzì”
“Ecco i Pennarelli”
“NO”
“Ma come no, con cosa vuoi colorare? Vuoi i pastelli?”
“NO”
“I colori a cera?”
“NOO”
“I pennelli? Vuoi colorare con i pennelli?”
“NOOOO”
“Ma dai, guarda che bei colori che ti do”
“NO”
“Ti prendo questo bell’album di Topolino…”
“No Mamma!”
“Ma allora con cosa vuoi colorare??”
“Mamma io volio aipap!”
“…”

Esausti, ma insieme: routine di una Mamma ed un Papà

25 Ott

Stamane ho letto un bellissimo post sul ruolo del padre e della madre, su come la società imponga sempre il ruolo di casalinga alla madre e quello di lavoratore al padre.
Ciò che rende ancor più bello quell’articolo è che è stato scritto da un Padre.
Non si tratta del solito, seppur giusto, elogio delle donne e dell’importanza del loro ruolo nel mercato del lavoro, ma di un Papà che si è reso conto che questa veste che gli è stata imposta, che lo vuole sempre disponibile sul lavoro toglie tempo prezioso ai suoi figli.
Ovviamente ciò mi ha portato a riflettere sulla nostra situazione, noi un bravo Papà lo abbiamo, molte volte me ne lamento perché non c’è un vero 50 e 50, ma lui è un giovane imprenditore e io sono a casa ad occuparmi delle bimbe, quindi se vogliamo è normale che sia così, per ora.
La nostra giornta tipo è così: sveglia alle 7:10, va in bagno lui si lava e se intanto qualche figlia capita in bagno lava pure lei mentre io preparo la Piccola dopodiché lui scende a preparare la colazione e io seguo il momento vestizione.
Si scende, colazione tutti insieme, poi lui va a lavoro e io porto le grandi a scuola (l’anno scorso lui portava la Grande ed io la Media al nido, ma ora sono insieme).
12:30 torna a casa, mangiamo con la Piccola, se occorre la imbocca lui, sempre è lui a dargli la frutta; terminato io sparecchio e loro un po’ mi aiutano e un po’ si coccolano sul divano.
Se le maggiori escono dopo pranzo va lui a prenderle, se no va direttamente a lavoro e al pomeriggio vado io a recuperarle a scuola dopo che la Piccola si è svegliata dal pisolino e ha fatto merenda.
La sera torna tra le 18:15 e le 19:15 a seconda della mole di lavoro (quando uno è in proprio non si può pretendere troppo) e i casi sono due cucino io e lui gioca con le Donnine o più frequente cucina lui con qualche Figlia che si intrufola in cucina e lo aiuta mangiando ciò che sta preparando!
A lui piace cucinare, ha più fantasia culinaria di quanta ne abbia io, unica pecca: lo stato della cucina. Inizialmente pretendevo che lui agisse come me: mentre cucino appena finisco di usare un utensile lo metto in lavastoviglie e ne uso il minimo indispensabile, lui invece abbandona tutto sul piano di lavoro utilizzando una quantità di ciotole da far invidia alla cucina della Clerici!
Ora io mi sono ammorbidita e concedo di più e lui ha ridotto il numero degli strumenti utilizzati (il matrimonio in fondo è basato sul compromesso no?).
Si cena e devo dire che se le nostre figlie mangiano tutto è merito suo, io ero una di quelle bimbe magrissime a cui non piaceva nulla, men che meno la verdura (poi crescendo son cambiata eh), lui uno di quelli che mangiava senza fiatare le verdure a vapore anche se non gli piacevano; ecco le nostre figlie mangiano tutto e la Grande in particolare (la Media è nel suo periodo ribellione) anche se la pietanza non le garba dicendo “L’ho mangiato perché so che fa bene al mio corpicino”.
Dopo cena sparecchiamo e mentre lui gioca un po’ con le Donnine io carico la lavastoviglie e poi tutti su.
Lui fa la doccia alle bambine o con loro e io le accolgo fuori pigiamandole e preparando spazzolini.
Favola, coccoline, nanna e finalmente un po’ di tv noi due soli soletti!
Il telegiornale non lo vediamo quasi mai, la televisione durante i pasti è spenta e le nostre porte sul mondo sono il pc, lo smartphone, il tablet e la radio.
A volte il venerdì esce, a volte esco io ed in genere lo facciamo dopo che le pupe sono andate a dormire, per salutarle entrambi, per aiutarci, per sostenerci.
Capita che le uscite siano per cena e si occupa della messa nanna il genitore che rimane.
Mi lamento perché lui non sa quali medicine omeopatiche dar loro per prevenire l’influenza o perché dalla pediatra vado quasi sempre io, ma so che se avesse più tempo lo farebbe anche lui (come è successo in passato); ho imparato a tollerare (ancora non rispettare, mi ci vuole tempo) che non carichi la lavastoviglie come me o che metta a lavare i calzini appallottolati.
A volte penso che sono fortunata altre semplicemente che è giusto così, perché al giorno d’oggi per essere un bravo Papà, con la maiuscola, non basta portare a casa la pagnotta e giocare con i propri figli un’oretta di sabato, questo andava bene forse negli anni 80, ma ora no.
Mio Marito questo lo sa, lo sente, ha bisogno anche lui di stare con le sue figlie, sa di essere indispensabile per la loro educazione come lo sono io, ma ciò che gli pesa è che molte volte non è capito, non da persone che incontra per lavoro che vorrebbero un appuntamento il sabato, non dagli amici quando dice “Non esco a cena anche questa sera”.
Certo, non significa che non abbia mai voglia di uscire o di rilassarsi senza figlie, ce l’ha eccome, come me del resto, semplicemente sa che se non mi aiuta lui io ce la faccio, ma a che prezzo?
Al suo ritorno a casa troverebbe ancora la donna che ama ed ha sposato o solo la sua ombra?
Siamo stanchi ed esausti, ma lo siamo insieme e credo che questo sia il più bel lieto fine.

La Piccola

24 Ott

piccola
Ebbene sì, oggi parlerò della Piccola.
Occhi indefiniti nonostante abbia ormai 11 mesi: grigi per lo più, ma con delle leggere sfumature marroni all’interno; sfumature che abbiamo potuto notare solo attraverso una fotografia (questo rende bene l’idea di quanto stia ferma…).
La gravidanza della Piccola è stata perfetta, sono ingrassata 9 chili solamente e anche il giorno prima del parto caricavo entrambe le sorelle in braccio facendo tranquillamente le scale senza lasciarci un polmone.
É nata in acqua, un bellissimo parto; ricordo ancora che appena me l’hanno mostrata aveva gli occhi chiusi e le sue ciglia erano così lunghe che bagnate le vedevi chiaramente appiccicate alla guancia diafana.
Quando me l’hanno portata in camera asciutta aveva tanti capelli scuri, lunghi per essere una neo-neonata e drittissimi in piedi sul capo e come i capelli anche le sopracciglia sembravano elettrizzate.
Ad oggi può vantare già due tagli di capelli dopo i quali è diventata castana chiara.
Subito torturata amata dalle sorelle che con lei volevano giocare alle mammine; ammalata dopo 11 giorni di vita.
Tutto sommato brava, ma non una bambola è diventata sempre più decisa, sempre sorridente, anche quando i sibili dell’asma non le davano pace riusciva a ridere durante le visite con la pediatra.
Mai stata ferma, mai amato la sdraietta e capace di andare in apnea durante il pianto, tanto da arrivare ad un episodio di spasmo affettivo (quelli che simpaticamente ti bloccano il respiro e ti fanno sembrare stecchito per intenderci).
Il suo divezzamento è avvenuto una settimana dopo il terremoto, ma questo non le ha guastato l’appetito, in compenso l’esilio che ne è conseguito l’ha portata ad essere la più mammona tra le figlie.
Sorride agli altri, ma piange appena provano a prenderla in braccio.
Vuole camminare, ma non sa farlo da sola.
Chiama le sorelle “Ata” e “Tzi” da un po’ di tempo, saluta dicendo “Tàtà” o quando è in buona “Tàtao”, quando vede la pappa inizia a dire “am am am” e “pappapa”, imita il verso di Scarli e lunedì per la prima volta quando si è svegliata e si è alzata in piedi nel suo lettino ha usato le sillabe “Mamma” e “Papà” non per sentire la sua voce, ma per chiamarci.

Ti voglio bene come…

23 Ott

Ogni sera quando portiamo le Donnine a letto il rituale è lo stesso.
Doccia, denti, pipì, pigiama, favola e nanna.
Così dovrebbe essere, ma di fatto ogni sera nella routine sono entrate tre nuove varibili: due fisse composte dall’immancabile “C’ho tete io”, seguito a ruota dal “Apettaaaaa, mi devo giutale le copette!” ovviamente urlato mentre stai per chiudere la porta dalla Media, e la terza non sempre presente che consiste nelle dichiarazioni d’amore.
Sono le solite scuse che ti propinano per cercare di rimandare il più possibile il momento del saluto, ma devo ammettere che quando avviene l’attimo delle dichiarazioni è davvero dolce.
Ogni volta la tematica cambia a seconda dell’ispirazione del momento, la Grande in genere lancia l’input e la Media segue a ruota.
A volte per esempio si parla di entomologia.
Mamma e Papà “Sogni d’oro bimbe, vi vogliamo tanto bene”
Grande “Io di più, come tutte le farfalle del mondo!”
Media “No, io di pù, ti volio bene come tutte le zanzale” (e vi assicuro che detto qui vale veramente tanto!)
Grande “E io come tutte le mosche e le coccinelle”
Altre volte di geologia.
“Ti voglio bene come tutta l’acqua del mare”
“Io come tutte le conchiie”
“E io come tutta la sabbia”
Quando inizia la Media in genere trae ispirazione da ciò che la circonda nell’immediato, quindi di arredamento.
“Ti volio bene come l’ammadio”
“E io come tutte le porte dell’armadio e i letti”
“Io come tutti i muli, tutte le potte, tutti i letti e tutti i letti a catello”
O di metereologia quando fuori piove
“Ti volio bene come tutta la pioggia”
“Io come tutta l’acqua del mondo”
Di solito il tutto si conclude con la Media che non trovando altri paragoni esclama ” E io vi adolo!”
Soddisfatti e sorridenti richiudiamo la porta in silenzio e …
“Mammaaaaaaa, ho detto che vi adolo!”
“Si Media, che bello, anche noi vi adoriamo, ora però nanna, sogni d’oro”

Ragazzini a chi?!

22 Ott

Sabato siamo andati a fare un giro nella nostra futura Città, perché in fondo la campagna circondata da solo campagna con appendice automobile attaccata al di dietro ci aveva anche un po’ stancato.
Non è una vera e propria Città, diciamo una via di mezzo (finalmente!), un posto con servizi di tutto rispetto, ma a portata di famiglia dove una maniaca del controllo premurosa madre come me potrà sapere chi sono i genitori degli amici delle figlie adolescenti e lasciarle uscire senza dover assumere massicce dosi di valeriana.
Chiamiamola Vivace Cittadina Terremotata, eh sì, perché è uno di quei posti che il terremoto l’ha passato in pieno, dove il centro è ancora in parte chiuso e molti negozi sono tuttora in container.
Molti pensano che siamo pazzi ad andare a vivere in un posto ferito così nel profondo, ma è proprio quello che ci ha convinto: lì quello che doveva crollare è crollato, scuole comprese, quindi stanno ricostruendo tutto antisismico.
Poi parliamoci chiaro, una Vivace Cittadina anche se terremotata offre sempre di più di una frazione di 1200 abitanti a 15 km dal comune di riferimento!
A maggio la nostra casa sarà pronta e nel frattempo andiamo là i fine settimana per familiarizzare con il posto in modo che le bimbe inizino a sentirlo loro.
Gironzolando per le vie aperte del centro abbiamo incontrato una coppia, lei lavorava in banca nel paese dove viviamo ora quindi conosce bene sia me che mia madre (della quale per altro ha la stessa età); ha un figlio quasi coetaneo della Grande, quindi tutte le volte che mi vedeva sottolineava il fatto che lei era appena diventata Mamma e mia Madre Nonna.
Il tutto senza giudizi, ridendoci su, buttandola sul “ma guarda come è vario il mondo”.
Ecco sabato con lei c’era il marito, uno di quelli che ti chiede “Ma sono vostre?!” facendoti credere che ti aveva scambiato per la baby sitter.

Tu, tu che ci incontri e guardando noi e le nostre figlie esclami “Ma quanti anni avete voi?! Siete due ragazzini!”
Io non ti giudico per aver figliato over 40, ma tu non darci dei ragazzini perché la tua scelta è diversa dalla nostra; bada bene non dico migliore, dico diversa.
Non darci dei ragazzini perché abbiamo già 3 figlie in un’età che è giudicata precoce dalla società, ma è biologicamente perfetta.
Non darci dei ragazzini con quel tono che sembra voler dire che non abbiamo i requisiti per essere dei genitori, non lo sai, non è l’anno di nascita che fa diventare bravo un genitore.
Tu che hai un figlio grande poco più della Grande, ma che hai l’età di mio Padre, stai attento, perché la prossima volta che ti incontro potrei anche chiederti “Come sta tuo nipote?”

Miss Scarpetta Lilla

20 Ott

Ieri è entrata a far parte della famiglia Scarpetta Lilla.
Scarli è una gattina tre colori conosciuta grazie a Facebook e nata in una famiglia con bimbi piccoli.
Io, che insieme ai geni fallati che portano mille allergie ne ho anche qualcuno da gattara, non ho resistito (in più era già abituata a essere malmenata accarezzata da bambini!) e ho abboccato proposto al Marito di adottarla.
In realtà la scelta era fra lei ed il fratello rosso, quindi sono andata con le maggiori a casa di questi bimbi per scegliere.
Cinque giorni a caricarle e spiegare loro la situazione, mollo la Piccola con la Nonna, vado a prenderle a scuola e via, munite di regalino da barattare con i bambini in cambio del gatto.
Il nome era già stato scelto, “Scarpetta” ha proposto la Grande sostenendo che come nome poteva andar bene sia per il maschio che per la femmina, “Scapetta Lilla” ha precisato la Media.
Ovviamente arrivati là la scena è stata: “Grande tu quale vorresti?”
“La femmina perché ha le sfumature!”
“E Media tu quale vorresti”
“Il macchio, volio il macchio lotto (maschio rosso)!”
Ecco appunto, Media proprio ora devi manifestare la tua personalità e rinnegare il tuo spirito di emulazione?!?
“Ragazze mettetevi d’accordo”
Avrei voluto parteggiare un po’ per la Media e convincere la Grande a cambiare idea, povera Media, sempre succube della sorella.
Non possiamo dagliele tutte vinte alla Maggiore, se no cosa impara??
È poi la Media deve capire che può avere quello che vuole dalla vita, non adeguarsi a quello che arriva solo per non litigare, deve acquisire più sicurezza in se stessa.
Ero convinta, quando il maschio rosso ha deciso di arrampicarsi. Sulle tende.
“Bene ragazze abbiamo scelto, Media dai che poi siamo tutte donne e il Papà è beato tra le donne, prendiamo quella dai 3 colori, eh?”
“Occhei”
“Davvero Media vuoi la femmina, sei sicura?”
“Tzì, penniamo la pemmina butta (femmina brutta!)”
“…”

Prometto che la prossima volta supporterò le decisioni della Media, ma per ora le mie tende ringraziano!

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Vivere in campagna

19 Ott

A quanto pare io non ho mezze misure.
Nessun figlio e poi 3 tutte vicine.
Quando leggo un libro lo devo leggere tutto in un soffio.
Per fare le pulizie mi serve una mattinata intera senza Pupe, se no non ha senso farle a metà durante i loro riposini, piuttosto è meglio chiamare qualcuno che le fa per te in tutta calma ;-).
Nella mia vita ho vissuto fino ai 19 anni in un paesino di 1200 abitanti, in piena Pianura Padana, circondato da campagna, città più vicina 34 km; finito il liceo 4 anni a Milano.
Come ho detto ieri nei primi periodi la città era fantastica, dalle stalle alle stelle.
Raggiungere il cinema a piedi mi sembrava un sogno.
Il Mc Donald dietro l’angolo mi chiamava con voce suadente.
L’automobile non era più un appendice indivisibile dal mio corpo.
Successivamente però ho iniziato a sentire la mancanza degli sguardi amici per strada, del fornaio che ti chiama per nome, anzi soprannome, con cui scambiare 4 chiacchiere e così mio Marito ed io abbiamo deciso che crescere dei figli sarebbe stato più facile nei nostri paesi d’origine, vicino ai Nonni, agli Amici di una vita.
Maledettaquellavolta!
Qui c’è l’imbarazzo della scelta, nel senso che sei in imbarazzo quando devi scegliere perché non hai nessuna scelta!
Scuole? Prima del terremoto fino alle elementari (con multi-classe eh!) poi vattele a cercare altrove.
Piscina? Ma va!
Palestra? C’è! Si può seguire un ottimo corso di ginnastica dolce (facile immaginare l’età media).
Treno? Non pervenuto.
Ai tempi i 18 anni erano un traguardo, la patente l’obiettivo della vita, il biglietto per la libertà.
Una volta dotata di automobile il mio paese non mi sembrava poi così male, in fondo in 60 minuti potevi raggiungere 5 città bellissime; in mezzora arrivavi in qualsiasi discoteca, insomma era l’ombelico del mondo, ci si poteva stare!
Un’ora di auto con le amiche passava in un soffio, ma oggi con me ci sono Loro:
Quanto manca?
Dove andiamo?
UUUEEEEEEEE!!!
Ho la pipì!
C’ho cacca io!
Vollo acqua!
Ogni spostamento richiede un’organizzazione che aumenta esponenzialmente con i km da percorrere.
Bisogna programmare soste e avere salviette sempre a portata di mano perché la cacca quando arriva arriva (come il Natale!) e non puoi mica essere troppo schizzinosa (quante aiuole hanno concimato…).
Per il pediatra? 15 km (già al giorno d’oggi le visite a domicilio sono un miraggio, con 15 km figurarsi!).
La Maestra della scuola dell’infanzia non ti piace? Pazienza, c’è solo quella!
Non vuoi che le tue figlie siano nella stessa sezione? Sezione? What is sezione? Sorry, I don’t understand this word.
Insomma noi viviamo qui dove tanto per gradire è anche venuto il terremoto.
Internet è la porta sul mondo, fortuna che l’anno scorso è arrivata l’adsl…
Come dici Marito Adorato?? A noi non serve?!?

PS: ringrazio l’adsl dei miei genitori che ogni tanto, credo spinta da pietà nei miei confronti, si fa agganciare anche da casa nostra!

Nascere a Mirandola, una scelta naturale

Nascere a Mirandola: una scelta naturale

E se mamma…

Mamme si diventa, ma in fondo al nostro cuore lo siamo sempre state!

Diario di una trimamma

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firmatocarla

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playgroundaroundthecorner

Italy with kids: stop at the playground

Mamma 360

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mamma fatta così

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Non chiamarla solitudine, la voce del silenzio

Liriche, incipit di romanzi, perle di (im)probabile saggezza

Robyberta SmileMaker

MakeUp_Fashion Blog_Life_Obsession

L'angolino di Ale

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E voi? Figli niente?

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Ricomincio da quattro

il blog di Adriana

50 sfumature di mamma

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La Terremo-mamma, una mamma terremotata

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Marco Bianchi

I Magnifici 20 in Cucina

Ma Che Davvero?

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Blog di cucina di Aria

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Bendix – Il blog di Lia Celi

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1000 Awesome Things

A time-ticking countdown of 1000 awesome things by Neil Pasricha

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